Intelligenza artificiale e mondo educativo, i tre principi di Papa Prevost

Dagli universitari di Firenze e da Magnifica Humanitas la proposta del “digiuno dall’IA”: fermarsi per custodire il pensiero umano e formare persone più libere, critiche e capaci di relazione.
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May 30, 2026
Intelligenza artificiale e mondo educativo, i tre principi di Papa Prevost

IA e studio, perché il cervello deve restare acceso

Il 19 maggio scorso, quattrocento studenti universitari si sono ritrovati al Palazzo degli Affari di Firenze per un incontro dal titolo: «Studiare con l'IA. Dalle scorciatoie all'uso critico», l'obiettivo, così come ci hanno raccontato gli organizzatori dell’evento universitario, era promuovere l’uso dell'intelligenza artificiale «per imparare a non dipendere dall'intelligenza artificiale»…una studentessa di statistica, ha ben riassunto il nocciolo della questione: «Il cervello deve comunque essere acceso quando si usa l'intelligenza artificiale». Il lunedì successivo, Leone XIV ci ha fatto dono della sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale…volendo trarne degli spunti per il mondo educativo, parrebbe opportuno partire da questa frase: «Dobbiamo educarci a digiunare dall'IA e proteggere i nostri giovani dalla promessa della macchina perfetta, da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario».

Il digiuno dall’IA secondo Leone XIV

Digiunare.
Il verbo è espressione (anche) della tradizione spirituale della Chiesa cattolica, ma suona assai insolito accanto alle parole della tecnica, ma questa è proprio la proposta di Leone che va accolta, del resto il digiuno è una disciplina che insegna a distinguere la fame vera dall'abitudine, applicato all'IA, diventa, probabilmente, la capacità di riconoscere i momenti in cui la risposta istantanea spegne la domanda prima che questa abbia avuto il tempo di maturare.

Chatbot e pensiero critico, i rischi per i giovani

I fatti raccontano perché questo tema è urgente: un'indagine dell'Università di Oxford (https://corp.oup.com/spotlights/teaching-the-ai-native-generation/), per esempio, ha rilevato che l’80% degli studenti inglesi tra 13 e 18 anni usa l’IA per i compiti. Altre ricerche condotte da Carnegie Mellon e Microsoft dimostrano che l'uso frequente di sistemi generativi anche per problemi banali porta a una diminuzione della capacità di ragionamento autonomo. In Italia, un'inchiesta di Skuola.net su duemila ragazzi tra gli undici e i venticinque anni ha riportato che il 15% dei giovani usa quotidianamente l'IA per sfogarsi e chiedere consigli personali. Quattro giovani su dieci instaurano legami emotivi con un chatbot. Papa Prevost ha condiviso la sua analisi su questo fenomeno sempre più dilagante: il rischio che un ragazzo corre davanti a un’Ai «non è tanto che una persona creda di parlare con un'altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare davvero l'altro».

I tre principi educativi di Papa Prevost

Il Papa, quindi, propone tre principi educativi: il primo è il valore del limite…«L'umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite», ciò comporta che la fatica dell'imparare, l'errore, l'attesa, il non sapere subito, sono parte essenziale e costitutiva della crescita di una persona, ecco perché la scorciatoia algoritmica priva i ragazzi di un esercizio necessario. Il secondo principio è l'igiene dell'attenzione: secondo Prevost, per crescere servono «ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato». Il terzo è la centralità della relazione: la scuola, scrive il Papa, deve offrire «ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili». Questi principi sono pietre miliari per tutti i contesti formativi: lo sono certamente per la scuola, alle prese con le linee guida ministeriali e con i cento milioni del Pnrr destinati alla formazione degli insegnanti sull'IA; lo sono per l'università, gli oratori, gli ambienti dello sport giovanile, i luoghi della catechesi, la formazione professionale e per l'apprendimento permanente degli adulti, visto, del resto, che una ricerca del World Economic Forum stima che il 39% delle competenze attuali diventerà obsoleto entro il 2030.

Educare all’IA significa anche imparare quando non usarla

Davanti a questa rapidità evolutiva del mondo digital, possiamo assumere due atteggiamenti: o l'entusiasmo acritico o la paura paralizzante, ma l'enciclica di Leone XIV riconosce esplicitamente la sterilità di questo bivio e indica una terza via, più paziente: la tecnologia, per Leone XIV, può essere un cantiere fertile, se il formatore accetta anche di «educare a decidere quando e per cosa non usarla». Torna il digiuno che, per essere efficace, richiede consapevolezza, saperlo praticare insieme, in classe come in famiglia, sarà uno dei compiti educativi più seri dei prossimi mesi.

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