Verso Magnifica Humanitas: ciò che l’IA non potrà mai sostituire

Terzo speciale di Artifici verso la prima enciclica di Papa Leone: quattro esperti avvertono sui rischi dell’IA generativa e chiedono standard trasparenti per difendere la realtà oggettiva.
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May 24, 2026
Verso Magnifica Humanitas: ciò che l’IA non potrà mai sostituire

Intelligenza artificiale e comunicazione, il Vaticano chiama a custodire l’umano

Jean-Dominique Bauby era il direttore dell'edizione francese di Elle quando, nel 1995, un ictus al tronco encefalico lo rese completamente paralizzato…la sua mente restò perfettamente intatta, ma l'unico modo per comunicare era il battito della palpebra sinistra: un'infermiera gli recitava le lettere dell'alfabeto in ordine di frequenza, lui batteva la palpebra al momento giusto…una parola ogni due minuti, circa sei bit di informazione al minuto. Così scrisse un libro intero, «Lo scafandro e la farfalla», duecentomila battiti di ciglia in dieci mesi. È stato Neil Lawrence, primo professore DeepMind di Machine Learning all'Università di Cambridge, a raccontare la storia di Bauby al terzo panel del convegno «Custodire voci e volti umani», svolto giovedì scorso presso la Pontificia Università Urbaniana e organizzato dal Dicastero vaticano per la comunicazione. La sessione, intitolata «Un'alleanza possibile», era moderata da suor Nina Krapić, vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, ed era articolata intorno a un passaggio del Messaggio di Papa Leone XIV per la giornata mondiale per le comunicazioni sociali: «Il compito che ci sta di fronte non è fermare l'innovazione digitale, ma piuttosto guidarla ed essere consapevoli della sua natura ambivalente».

Neil Lawrence e la lezione di Bauby, perché il limite umano è una forza

Lawrence si è avvalso della vicenda di Bauby per illustrare un punto che può sembrare controintuitivo: rispetto a un computer moderno, siamo tutti «locked-in»…noi parliamo a circa 2.000 bit al minuto; due computer comunicano tra loro a circa 60 miliardi di bit al minuto, 300 milioni di volte più velocemente: paragonare le due forme di intelligenza, ha detto il professore di Cambridge, è come paragonare il passo di un uomo alla velocità della luce. Ma proprio questo limite, la nostra larghezza di banda ristretta, è la peculiarità della nostra umanità. Per comprendere davvero sei parole come «Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate» – il micro-racconto attribuito a Hemingway – bisogna aver vissuto, sapere cosa significhi sperare in un figlio e perderlo…la macchina potrà anche riprodurre quelle parole, ma non potrà mai sentirne il peso. Lawrence ha poi introdotto il concetto di Atomic Human: come il filosofo greco Democrito sosteneva che dividendo la materia si arriva a un nucleo indivisibile, così anche nelle nostre capacità, man mano che le macchine tagliano via ciò che un tempo pensavamo fosse unicamente nostro, resta un nocciolo irriducibile, quello che nasce dall'essere mortali, vulnerabili, parte della stessa comunità umana

L’informazione come una fioritura delle alghe, il rischio di soffocare la realtà

L'immagine più suggestiva della giornata è stata però quella con cui Lawrence ha aperto il suo intervento: la fioritura delle alghe. Quando l'azoto invade un corso d'acqua, le alghe proliferano con velocità impressionante, da lontano la fioritura sembra vita, e in un certo senso lo è…ma è una monocoltura che consuma l'ossigeno e soffoca tutto il resto. La stessa cosa, secondo il docente di Cambridge, sta accadendo con l'informazione: l'intelligenza artificiale inonda l'ecosistema della comunicazione e gli organismi meglio posizionati per sfruttare quell'inondazione prosperano, ma rischiano di soffocare la complessità della cultura umana…che è poi la complessità della realtà.
Daniel Zuben, presidente ad interim della Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA), ha portato al convegno la testimonianza della sua alleanza: la C2PA è un'organizzazione no-profit che riunisce sotto la Linux Foundation aziende come Sony, Adobe, Amazon, BBC, Google, Meta, Microsoft e OpenAI attorno a uno standard aperto per certificare la provenienza dei contenuti digitali. In concreto si tratta delle Content Credentials, una sorta di contenitore anti-manomissione, firmato digitalmente, che viaggia insieme al file e permette di risalire alla sua origine e alla storia delle sue modifiche. Zuben ha annunciato che Google, Instagram e OpenAI avevano assunto un nuovo impegno a etichettare i contenuti autentici utilizzando quello standard: «La più grande minaccia derivante dall'intelligenza artificiale non è il proverbiale robot killer di Hollywood», ha detto, «ma la morte della realtà condivisa e il venir meno del riconoscimento della verità oggettiva».

Tristan Harris, l’intelligenza artificiale e la nuova corsa agli armamenti

Tristan Harris, cofondatore del Center for Humane Technolog e volto noto del documentario «The Social Dilemma», ha spostato il discorso sugli incentivi economici che alimentano quella che ha definito una vera e propria corsa agli armamenti dell'intelligenza artificiale. La sua riflessione è partita da una frase dell'investitore Charlie Munger: «Se mi mostri gli incentivi, ti mostrerò i risultati»…una chiave di lettura che era stata sufficiente, già nel 2013, a prevedere gli effetti dei social media sulla società: essendo gratuiti e finanziati dalla pubblicità, erano progettati per massimizzare l'attenzione, e per farlo si erano rivelati efficacissimi tre fattori…l'indignazione, la paura e il tribalismo identitario. Oggi lo schema si ripete con l'intelligenza artificiale, ma su una scala di investimenti senza precedenti: le grandi aziende, ha spiegato Harris, non hanno come incentivo fornire strumenti utili agli esseri umani, venti dollari al mese di abbonamento non bastano a ripagare centinaia di miliardi di investimenti…l'unico ritorno possibile è la sostituzione del lavoro umano. Harris ha evocato il concetto di «maledizione dell'intelligenza», parallelo alla nota «maledizione delle risorse» che colpisce i paesi ricchi di petrolio o di minerali: quando il PIL dipende dall'estrazione di una risorsa e non dal lavoro delle persone, l'incentivo a investire nell'istruzione, nella sanità e nello sviluppo umano crolla. Ma Harris si è detto ottimista, perché quel futuro non lo vuole nessuno, e ha tracciato un parallelo con la corsa agli armamenti nucleari, ricordando che Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris del 1963 aveva definito quella competizione una grave minaccia, e che Papa Leone XIV sta ripercorrendo gli stessi passi con l'intelligenza artificiale: domani, infatti, sarà pubblicata la prima enciclica di papa Prevost, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale.

Mitchell Baker e l’open source, progettare l’AI per la partecipazione

Mitchell Baker, cofondatrice di Mozilla e del browser Firefox, ha chiuso il panel proponendo un principio d'azione nato dall'esperienza ventennale del mondo open source: progettare per partecipare. Più persone contribuiscono alla comprensione, alla verifica e alla costruzione dei sistemi, più quei sistemi sono trasparenti e più difficili da piegare a interessi di pochi. Baker ha ricordato che quando Firefox arrivò sul mercato era il primo prodotto open source destinato al grande pubblico, e i giornalisti ne parlavano con scetticismo: perché qualcuno avrebbe dovuto lavorare gratuitamente a un progetto condiviso? Vent'anni dopo, quel modello ha generato l'educazione aperta, la scienza aperta, le licenze Creative Commons. Lo stesso spirito, ha sostenuto Baker, va ora applicato all'intelligenza artificiale, costruendo architetture che non siano, come quelle attuali, «progettate dai ricchi per i ricchi».

Il futuro dell’AI nelle mani delle nuove generazioni

Alla fine della sessione è arrivata una domanda dal pubblico: un ragazzo di scuola media ha chiesto come sarà il futuro per la sua generazione: Lawrence gli ha risposto che il futuro è nelle sue mani, e che la cosa peggiore che gli adulti possono fare è dire ai ragazzi che tutto andrà male; Harris, dal canto suo, ha aggiunto che i trend possono essere cambiati, non bisogna rassegnarsi. Domani la Magnifica Humanitas, prima enciclica di Papa Leone XIV, ci offrirà un orizzonte più ampio per poter rispondere meglio alle domande dei nostri ragazzi.

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