“Machina Sacra”, cosa ci insegna la prima processione digitale guidata dall’Ai?
Una processione tradizionale ha lasciato il posto a un rito digitale fatto di smartphone, tecnologia e spiritualità si incontrano per interrogare il nostro rapporto con attenzione e comunità

A Bosco arriva Machina Sacra, la processione digitale con smartphone e IA
Da lontano sembrava una processione come tante, con il passo lento dei portatori e le luci tremolanti nei vicoli, ma a guardarla da vicino ci si rende subito conto che le luci erano smartphone e sulle spalle, al posto della statua del santo, viaggiava un grande schermo digitale. È accaduto la sera dell'8 luglio a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nel cuore del Cilento, durante il festival MicroCosmi (ideato da Vittorio Cosma e diretto con Annarita Masullo). «Machina Sacra», progetto del musicista e artista Max Magaldi e di Matteo Mandelli, è presentata come la prima processione digitale realizzata in Italia: il “rito” si è aperto con un'incisione sull'immagine del display, «alla ricerca della luce»; poi un QR code ha collegato all'opera i telefoni dei partecipanti e un sistema di intelligenza artificiale li ha coordinati in una litania di suoni e voci sintetiche, con gli schermi nel ruolo dei lumini. Alla fine l'opera è stata deposta nella Cappella del Carmine, dove resterà visitabile fino a domenica 12 luglio.
Smartphone e intelligenza artificiale come nuova liturgia collettiva
Gli autori hanno messo le mani avanti: «Non volevamo mettere in discussione la fede», spiega Mandelli, per il quale una processione racconta sempre qualcosa «di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire». Alle agenzie ha affidato anche l'interrogativo che riassume l'intera operazione: in una liturgia fatta di persone e macchine, «chi sta pregando chi?». Chi scorre lo schermo a testa bassa è convinto di vivere un momento intimo, osserva Magaldi, eppure in quello stesso istante partecipa a una liturgia collettiva che quasi nessuno riconosce come tale, nella quale «cediamo tutti le stesse cose: dati, attenzione, tempo, presenza». L'opera rende visibile questo rito quotidiano, ed è la prima lezione: prima delle regole d'uso viene la consapevolezza del gesto…un adolescente (e un adulto) può decidere qualcosa del proprio telefono solo se riconosce il carattere rituale di ciò che vi compie.
Simboli e comunità, la lezione educativa del Cilento
C'è poi la questione dei simboli, che riguarda ogni comunità: si cresce anche per iniziazione a segni condivisi, e un gruppo umano si riconosce in ciò attorno a cui si raduna. E allora chiediamoci: attorno a quali oggetti, a quali luci, si radunano oggi i ragazzi? Istruttivo, in questo senso, il metodo scelto nel Cilento. Prima della performance gli artisti hanno abitato Casa Ortega (la casa del pittore spagnolo José Ortega, esule antifranchista nel borgo) e l'hanno aperta al confronto con il paese (parrocchia e Pro Loco comprese), per ragionare sul senso dell'opera e sul legame tra tecnica e spiritualità. La tecnologia è entrata nella comunità dopo un ascolto reciproco: un piccolo esercizio di alleanza educativa sul campo. È la stessa strada indicata da papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas: nelle pagine sull'educazione il Papa chiama famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un patto rinnovato e affida alla scuola un compito in controtendenza: garantire «tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili», due beni che nessuna piattaforma produce da sola. Alle stesse pagine appartiene l'invito a una cura quotidiana dell'attenzione, fatta di silenzio e di studio, in alternativa al flusso continuo degli stimoli.
Dal divieto dello smartphone al «digiuno dall’IA»
Su questo sfondo il caso di Bosco illumina un paradosso: la scuola ha bandito lo smartphone dalle aule, dalle elementari fino alle superiori; nel borgo cilentano lo stesso oggetto è stato innalzato a lumino votivo. Sono due pedagogie opposte, la sottrazione e la risignificazione, e l'enciclica ne indica una terza quando propone di «digiunare dall'IA»: un'astensione scelta e periodica, che educa al senso del limite. Il divieto è una condizione subita e finisce con la campanella; mentre il digiuno è una decisione e allena la libertà di chi lo pratica.
Educare alle domande nella stagione delle risposte automatiche
Resta l'ultima lezione che arriva da San Giovanni a Piro, forse la più preziosa per chi educa: i sistemi di intelligenza artificiale sono macchine di risposte, immediate e sempre disponibili; l'opera del Cilento va in direzione contraria e consegna a chi guarda una domanda aperta. È il movimento che l'enciclica chiede agli educatori, quando raccomanda di custodire nei giovani il gusto della domanda e della ricerca del vero.
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