La fiducia, il vero terreno su cui si gioca la partita educativa con l'intelligenza artificiale
Sempre più adolescenti parlano con l’intelligenza artificiale come si parlerebbe con un amico. Un webinar promosso dal Dicastero per la comunicazione aiuta a capire come educare a riconoscerne i limiti.

Adolescenti e intelligenza artificiale, perché l’IA diventa un confidente
Parlando con i suoi studenti, un professore di informatica ha scoperto che molti di loro usano l'intelligenza artificiale come uno psicologo e quando ha lasciato trapelare un certo stupore, i ragazzi lo hanno guardato come se fosse lui a non capire: «Ovvio, cos'altro dovremmo fare?». L'episodio, raccontato da Benjamin Rosman, direttore del Mind Institute dell'Università del Witwatersrand, durante il webinar formativo sull’intelligenza artificiale promosso il 25 giugno dal Dicastero per la Comunicazione e moderato dalla vicedirettrice della Sala Stampa della Santa Sede, Suor Nina Krapić, fotografa bene il momento che stiamo attraversando.
Compagni IA e genitori, il ruolo dell’educazione digitale in famiglia
Il dato che fa da sfondo per capire bene il contesto arriva da Adeline Hulin, responsabile dell'unità dell'UNESCO per l'educazione ai media e all'informazione: l'anno scorso negli Stati Uniti il 72% degli adolescenti ha interagito con «compagni IA», spesso all'insaputa dei genitori, perché per molti ragazzi queste tecnologie fanno già parte della realtà quotidiana, mentre l’integrazione da parte degli adulti procede più lentamente. Solo il 43% dei Paesi ha inserito qualche elemento di alfabetizzazione mediatica nei programmi scolastici, e, ovviamente, se la scuola non copre questo spazio educativo allora l'onere ricade sulle famiglie. Proprio alle famiglie l’Unesco ha dedicato una guida pubblicata il 22 giugno, tre giorni prima del webinar promosso dal Dicastero per la comunicazione…il contenuto, ha spiegato Hulin, è semplice da capire: i genitori devono interessarsi alla vita digitale dei figli quanto si interessano a quella offline, ma questo non implica che debbano diventare esperti di tecnologia. Infatti, come a casa si discute di chi sono gli amici che si frequentano e di cosa è successo durante la giornata, lo stesso dialogo va portato sugli argomenti del mondo online, costruendo con i giovani un rapporto di fiducia e concedendo ai ragazzi un'autonomia progressiva. È superfluo ribadire che conta anche l'esempio: i figli faticano a rispettare regole che i genitori per primi non osservano.
Dall’intelligenza alla saggezza, imparare quando fidarsi dell’IA
Hulin, nella sua relazione, ha chiarito che esiste una differenza tra l'intelligenza e la saggezza: «l'intelligenza riguarda la generazione di risposte, ma la saggezza consiste nel chiedersi se di quelle risposte ci si debba fidare o se debbano essere usate del tutto». Quindi, in questa prospettiva, l'obiettivo dell'educazione ai media è coltivare quella che la Hulin chiama «saggezza dell'IA»: imparare quando fidarsi e quando dubitare, quando accettare una risposta e quando verificarla, quando affidarsi a un sistema automatico e quando fare un passo indietro. Lo stesso principio, del resto, emerge in più pagine della Magnifica Humanitas, l'enciclica di Leone XIV pubblicata a maggio, dove il Papa ricorda che educare all'uso dell'IA significa anche insegnare quando non usarla.
L’empatia simulata dell’IA e il rischio di delegare la fiducia
A tal proposito torna utile l'osservazione di Rosman, utile per capire perché la questione sia più centrale di quanto sembri: l'intelligenza artificiale generativa simula l'empatia, e lo fa bene, in alcuni test standard ottiene punteggi più alti rispetto a persone di diversa provenienza ed età. Risponde con calore, pazienza e sicurezza, ricorda le conversazioni precedenti, non si stanca mai…per un adolescente in difficoltà sembra esattamente ciò che servirebbe. Ma manca qualcosa di decisivo: «Leggiamo frasi che incoraggiano, ma non c'è una reale prossimità del sistema agli esseri umani»: quando ci si fida di un medico, di un insegnante, di un amico, si crea una “struttura di responsabilità” intorno a quella fiducia, mentre invece la macchina restituisce i segnali della relazione, senza assumersi alcuna responsabilità.
Dai social all’IA agentica, perché serve ancora il giudizio umano
Rosman ha descritto questo trend come una traiettoria in divenire: i Social media hanno imparato a catturare l'attenzione, premiando indignazione e divisione perché generano più coinvolgimento; l'IA generativa, invece, cattura la fiducia, perché parla come una persona e riesce a costruisce un legame con l’utente. La cosiddetta IA agentica, capace di agire e decidere al posto nostro pur svolgendo compiti complessi, ha ottenuto la nostra delega per intervenire nel mondo al posto nostro. Con questo trend, iniziato con i Social, sta accadendo che ad ogni step evolutivo abbassiamo un po' di più la guardia…e questo è un problema, perché nessuna tecnologia, per quanto utile, dovrebbe dispensare dal giudizio. Capire come l'informazione viene prodotta, riconoscere quando una relazione è simulata, decidere quando spegnere lo strumento sono competenze che riguardano i ragazzi e gli adulti allo stesso modo.
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