Intelligenza artificiale a scuola, perché è necessario rallentare

Persino chi sviluppa le reti neurali più avanzate chiede di rallentare: come può la scuola governare questa trasformazione senza sacrificare il tempo e le relazioni necessarie per imparare davvero?
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August 1, 2026
Intelligenza artificiale a scuola, perché è necessario rallentare
Immagine generata con l'Ai per questo articolo dagli studenti delle Scuole Medie coinvolti nel progetto acutisai.it

Intelligenza artificiale, perché anche le Big Tech
chiedono di rallentare

Potrà sembrarvi assurdo, ma chi costruisce le intelligenze artificiali più potenti del mondo ha chiesto di rallentare il ritmo di sviluppo. Infatti, proprio all’inizio di questa settimana, oltre 1.300 dipendenti delle principali aziende del settore Ai (tra cui OpenAI, Anthropic, Google e Meta) hanno firmato un appello intitolato «Pacing the Frontier». Il testo chiede al governo statunitense di sostenere uno sforzo internazionale per mettere a punto gli strumenti tecnici e normativi capaci di «regolare deliberatamente il ritmo» di sviluppo di una AI che ormai ha imparato, al dir il vero, anche a migliorarsi da sola. La preoccupazione manifestata nel documento è che la corsa acceleri «oltre la nostra capacità di comprenderla o controllarla». Tra i firmatari figurano l'amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, e il responsabile scientifico di OpenAI, Jakub Pachocki, ma le due aziende hanno sottoscritto l'appello anche a livello societario.
La genesi del documento ha radice soprattutto nei laboratori di ricerca delle Big Tech, tuttavia non è lontana dall’ambito educativo perché afferisce una questione che gli insegnanti ed ogni componente di ogni comunità educante conosce da sempre, perché certi processi richiedono tempo e si guastano se vengono compressi: imparare è uno di questi.

Studenti avanti, docenti senza formazione

I numeri italiani descrivono una eloquente velocità di adozione dell’Ai tra i banchi di scuola: secondo il primo studio nazionale (https://www.tortuga-econ.it/2025/09/17/generazione-ai/) realizzato dal think tank Tortuga con Yellow Tech su 274 scuole, l'84% degli studenti delle superiori usa ogni settimana strumenti di IA generativa, mentre il 36% dei docenti ritiene invece che i propri alunni non li utilizzino mai…lo scarto tra le due cifre misura la distanza tra ciò che accade davvero nelle camerette dei nostri ragazzi e ciò che la scuola riesce a vedere. Il Ministero ha pubblicato le proprie Linee guida e ha stanziato 100 milioni del Pnrr per la formazione, eppure il 66% degli insegnanti dichiara di non aver ricevuto una preparazione specifica.

Educare significa anche rallentare

Su questo terreno l'enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas pubblicata a maggio scorso, offre una traccia sorprendentemente vicina all'appello dei ricercatori di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo. Infatti, al numero 107 dell’enciclica, il Papa auspica una politica capace di «rallentare quando tutto accelera». Nel capitolo dedicato alla scuola indica il compito educativamente più complesso: offrire ciò che il digitale da solo non può dare, cioè «tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili», poi aggiunge un criterio miliare, quando ricorda che educare all'uso dell'IA implica anche «educare a decidere quando e per cosa non usarla». Contro la frammentazione delle informazioni il testo di papa Prevost propone una «igiene dell'attenzione» fatta di silenzio, ascolto, studio approfondito e lettura.

Come può agire subito la scuola davanti all’intelligenza
artificiale

Il freno chiesto a Washington richiede trattati, accordi, verifiche internazionali…quindi probabilmente anni. Una scuola, invece, può agire già domani, mettendo in pratica le suggestioni di Magnifica Humanitas.
Chi progetta le intelligenze artificiali ha ammesso di aver bisogno di tempo per capire ciò che sta costruendo, ma anche gli studenti chiedono la stessa cosa, e per concederglielo nessuno deve attendere un accordo tra governi.
 

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