Il terremoto ai Campi Flegrei, il bradisismo e il vulcano: parla la direttrice dell'Osservatorio vesuviano
di Antonio Averaimo, Napoli
Dopo le scosse di venerdì e sabato, Lucia Pappalardo rassicura: i terremoti legati all’attività della caldera sono generalmente bassi rispetto a quelli molto più intensi e catastrofici della dorsale appenninica

È partita la conta dei danni nell'area dei Campi Flegrei, che è tornata a tremare a causa di un nuovo sciame sismico. All'indomani della scossa di magnitudo 4.7, registrata ieri sera con epicentro nell'area della Solfatara di Pozzuoli, resta la paura e la preoccupazione dei cittadini. Quella di venerdì alle 19,46 è stata la scossa più intensa rilevata negli ultimi 40 anni in questa zona, da quando è attivo il monitoraggio strumentale e continuo dell'Osservatorio Vesuviano dell'Ingv, alla quale ne è seguita un'altra di 3.8 intorno alle 22. Il bilancio dei feriti è salito a 26 persone, 21 ricoverate all'ospedale di Pozzuoli e 5 a Giugliano. Più ingenti i danni agli edifici: alcune case disabitate sono crollate, altre hanno subito importanti lesioni e cedimenti. Stando ai dati della Protezione civile, sono 130 le famiglie costrette a lasciare la propria abitazione, 300 persone complessivamente.
Parla chiaro, la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Lucia Pappalardo: «La possibilità che i terremoti legati all’attività dei Campi Flegrei possano creare in futuro ancora più danni a persone e a cose dipende esclusivamente dalla solidità del patrimonio edilizio». Ma la donna alla guida del centro che monitora l’attività della caldera flegrea invita anche alla calma e a non disegnare subito scenari apocalittici, dopo la preoccupante scossa di magnitudo 4.7 di venerdì. «Parliamo di eventi sismici di intensità abbastanza più bassa rispetto a quelli della dorsale appenninica, e la possibilità che si verifichi un sisma di magnitudo superiore a 5.0 è altamente improbabile».
La scossa di magnitudo 4.7 dell’altro giorno e il conseguente sciame sismico hanno fatto ripiombare Napoli e l’area flegrea nel terrore. Siamo ormai vicini alla soglia psicologica rappresentata dalla magnitudo 5.0, con la quale potrebbero esserci in teoria crolli ancora più significativi e perfino vittime. Cosa può dire al riguardo alla popolazione?
Questo è un argomento di non nostra stretta competenza. Però una cosa la possiamo certamente dire: tutto dipende dalla stabilità del patrimonio edilizio a disposizione. Del resto, i terremoti legati all’attività vulcanica della caldera dei Campi Flegrei sono generalmente bassi rispetto a quelli, molto più intensi e potenzialmente catastrofici, della dorsale appenninica. Va detto che un sisma di magnitudo 5.0, sebbene non impossibile a livello teorico, rappresenta uno scenario altamente improbabile e che richiederebbe il concorso di tutti i fattori che contribuiscono all’origine dei terremoti nell’area in questione. Un elemento che però rende questi sciami sismici così avvertiti dalla popolazione e dannosi per gli edifici stessi è la loro superficialità. Molto importante, in questo momento e nei mesi futuri, è che la popolazione ascolti la Protezione civile e si comporti secondo le istruzioni che le vengono date.
Qual è la situazione al momento?
Possiamo dire che la sismicità si sta gradualmente riducendo. La notizia positiva è che il degassamento e il fenomeno del sollevamento del suolo, dai quali prendono origine i terremoti nell’area dei Campi Flegrei, sono su valori costanti.
L’altro grande timore degli abitanti dell’area e di tutto il Napoletano riguarda il pericolo di un’eruzione disastrosa della caldera.
Riguardo a questo punto, si può dire con certezza che il magma non è in fase di risalita. Questo ci fa ritenere che nel prossimo futuro non ci sarà un’eruzione. L’attività vulcanica e il fenomeno del sollevamento e dell’abbassamento del suolo noto come bradisismo, all’origine dei terremoti che da qualche anno si verificano nell’area dei Campi Flegrei, sono indubbiamente collegati tra loro. Ma questo non implica necessariamente che la crisi bradisismica porti automaticamente a un’eruzione, e ciò giustifica il fatto che il livello di allerta resta ancora giallo.
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