Farmaci, terapie, ricerche: l’Intelligenza artificiale fermerà il “mercato della salute”. O no?

L’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas” letta da un grande scienziato. Che condivide l’impegno di fare della nuova rivoluzione tecnologica un’opportunità per mettere al centro l’interesse dei pazienti. Ma gravano molte incognite
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July 11, 2026
Farmaci, terapie, ricerche: l’Intelligenza artificiale fermerà il “mercato della salute”. O no?
Il progresso dell’umanità attraverso i millenni è sempre stato determinato dalla disponibilità di forme di conoscenza innovative, che si traducono in nuove tecnologie con velocità crescente, un fenomeno a cui stiamo assistendo anche in questi tempi con curiosità e interesse. L’ultima tecnologia che è entrata prepotentemente nella nostra vita è l’intelligenza artificiale (IA).
Occorre sottolineare che, nel momento in cui parliamo di IA, ogni nostra descrizione dei contenuti è già superata, perché è in continua evoluzione. Lo sviluppo di questa tecnologia è così importante da coinvolgere tutte le fasi dell’attività umana, tanto da essere stata compresa e commentata nell’enciclica di papa Leone XIV Magnifica humanitas. Ce ne occuperemo brevemente per quanto riguarda la salute, ma occorre premettere che, a differenza di altri Paesi (Francia, Spagna e Inghilterra), in Italia siamo abbastanza impreparati nella comprensione e nella utilizzazione di questa tecnologia. Infatti, nonostante la sua elaborazione sia iniziata negli anni ’50 del secolo scorso, nella scuola e nelle università ancora oggi mancano insegnamenti formali che permettano di utilizzarla con spirito critico.
Eppure questa tecnologia dovrebbe facilitare tutti gli sviluppi delle conoscenze della scienza: ad esempio, nel campo della salute, la conoscenza dei rapporti fra Dna e produzione di proteine, i rapporti fra strutture proteiche e legame con altre molecole, la selezione di strutture chimiche che hanno rapporti selettivi con proteine critiche per disturbi funzionali. L’elenco potrebbe continuare per molte pagine.
Tutte le conoscenze generate o generabili dagli algoritmi dell’IA possono estendersi nella loro applicazione all’insieme delle attività sociali e, in particolare, nei rapporti fra professionisti e clienti, fra insegnanti e discenti e fra medici e pazienti. Su quest’ultimo rapporto credo valga la pena di soffermarsi. Infatti, attraverso i vari prodotti della IA sia il paziente sia il medico possono avere risposte riguardanti gli esami a cui sottoporsi, la diagnosi più probabile, la forma di terapia chirurgica, farmacologica o riabilitativa più efficace. Naturalmente il medico ha già a disposizione una serie di conoscenze specifiche in più, che non sono alla portata del comune paziente, ma al tempo stesso non può ricordare tutto ciò che può essere presente nella memoria della IA. In questo senso è quanto mai opportuno chiedersi se l’IA rappresenti veramente un vantaggio per migliorare i rapporti già precari tra medico e paziente, con possibili conseguenze sulla salute di una comunità, grande o piccola che sia. Ciò diventerà sempre più importante nel tempo, perché la salute viene sostenuta oggi prevalentemente da fondi pubblici, attraverso forme assicurative o dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).
Il Ssn può trovare giovamento dall’utilizzazione della IA evitando trattamenti inutili, perché l’IA potrebbe essere un potente strumento per far capire ai pazienti che la maggioranza delle malattie sono evitabili. L’evitabilità si attua attraverso forme di prevenzione, che includono il ricorso alle cosiddette buone abitudini di vita fin dall’infanzia, ma che non escludono vantaggi in qualsiasi momento della vita.
L’applicazione della IA per il riconoscimento di immagini può rappresentare un progresso. Nel campo della radiografia esistono già molti prodotti e molte applicazioni, come pure in quello della identificazione di cellule tumorali. In entrambi i casi è documentato come la IA possa avere dei vantaggi rispetto alle capacità dei medici più esperti nei settori specifici. Tuttavia non possiamo ignorare anche quali possano essere i pericoli, considerando che si tratta di attività private con scarso controllo di tipo pubblico. Inoltre , può essere difficile, anche per l’IA, dare un giudizio sull’efficacia e sicurezza dei farmaci; infatti, la valutazione di questi due parametri da dove deriva? Dall’attività dell’Ema, l’Agenzia europea che autorizza la commercializzazione dei farmaci, basata, secondo la legge europea, su tre caratteristiche: qualità, efficacia e sicurezza. La documentazione su queste tre caratteristiche, però, può essere prodotta solo da chi ha sviluppato il farmaco. Occorre tener presente, tuttavia, che non viene richiesto dalla legislazione vigente di esercitare confronti fra un nuovo farmaco e i farmaci che già vengono utilizzati per la stessa indicazione terapeutica. Se l’IA deriva le sue conclusioni sulla base di tutto quanto è pubblicato, ad esempio, nel campo dei farmaci antipertensivi, come può dare risultati obiettivi se mancano elementi di valutazione sui farmaci con maggiore o minore efficacia, come pure con minore o maggiore sicurezza?
In aggiunta, occorre anche ricordare che molte delle pubblicazioni scientifiche rappresentano la documentazione a cui attinge l’IA. Tali documentazioni sono finanziate, per lo più, dall’industria farmaceutica, che ha come scopo il profitto, e sono redatte da autori che hanno molto spesso conflitti di interesse. Quando l’IA dà un consiglio sull’utilizzo di un farmaco rispetto a un altro non può che mettere a disposizione informazioni di limitata obiettività. Non solo: per esempio, nell’ambito dei consigli che può dare l’IA nel trattamento dell’ipertensione, un’industria può orientare la scelta dell’IA verso il proprio prodotto rispetto a quello di altre industrie per la stessa indicazione. Poiché, come abbiamo già detto, le metodologie per sviluppare i prodotti di IA sono in continua evoluzione è molto importante considerare cosa sarebbe necessario fare, almeno idealmente, per far sì che alla fine l’IA rappresenti un vantaggio anziché un pericolo per il rapporto medico-paziente.
Anzitutto non si sottolineerà mai a sufficienza la necessità di una formazione sulle caratteristiche della IA a tutti i livelli scolastici, come pure a livello del management. Per dare un’idea di quanto dobbiamo migliorare basterà ricordare che in Cina i ragazzi della seconda elementare apprendono già molte loro conoscenze utilizzando l’IA. Se si vuole essere efficaci nella diffusione della formazione è molto importante che a livello nazionale esistano uno o più istituzioni (Irccs?) che si occupino specificamente di seguire e contribuire agli sviluppi dell’IA in sanità, costituendo in questo senso gruppi di ricercatori. Fortunatamente in Italia abbiamo alcuni grandi esperti che, tuttavia, per potersi esprimere in modo soddisfacente, devono avere a disposizione strutture adeguate. Può sembrare ingenuo, ma per migliorare l’utilizzo della IA sarebbe necessario l’obbligo per ogni prodotto di essere controllato da queste strutture pubbliche. Quando siano disponibili più prodotti della IA con le stesse finalità la scienza offre molte metodologie con cui stabilire se un certo prodotto sia meglio o peggio di un altro che voglia raggiungere lo stesso fine. I principi degli studi clinici randomizzati possono essere uno strumento utile per stabilire se qualcosa sia meglio o peggio rispetto ad un altro prodotto.
In linea generale, occorre fare in modo che lo sviluppo della IA sia orientato verso il bene comune: il che vuol dire, nel caso della salute, privilegiare l’interesse dell’ammalato, rimuovendo o minimizzando i possibili danni che possono derivare dagli interessi del mercato della salute. È ciò che in definitiva auspica papa Leone XIV nella sua enciclica, che rappresenta un’interazione poco consueta fra scienza e religione. Superando forme pregresse di inconciliabilità, scienza e religione, sulla base di valori e saperi, possano contribuire a fare sinergia, per migliorare lo stato di salute della comunità umana.
Silvio Garattini è Fondatore e Presidente dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs

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