Ai e comunicazione, la sfida di Alvarado: chatbot o dialogo vero?
La nomina di Montse Alvarado la comunicazione vaticana entra in una fase decisiva: abitare il digitale prima che a parlare siano solo gli algoritmi.

Montse Alvarado e la sfida digitale della Chiesa
In occasione del Giubileo del mondo della Comunicazione, davanti a seicento comunicatori ecclesiali provenienti da sessanta paesi e riuniti alla Pontificia Università della Santa Croce, Montse Alvarado ha raccontato che quando ai giovani dei campus americani si chiede se Dio li ama, la risposta più frequente è: «Come potrebbe mai amarmi?»…una porta chiusa che precede ogni ragionamento teologico e che racconta bene la generazione cresciuta con lo smartphone in mano. Alvarado, messicana di nascita, statunitense dal 2008, presidente di EWTN News, la divisione informativa del più grande network cattolico del mondo, ieri è stata nominata prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede: per volontà di Papa Leone XIV subentrerà a Paolo Ruffini ed entrerà in carica il primo novembre, prima donna laica alla guida di un dicastero vaticano. La sua relazione al XIV Seminario sugli uffici di comunicazione della Chiesa, svolto proprio in occasione del Giubileo, era dedicata al rapporto tra evangelizzazione e mondo digitale: contiene spunti che superano il perimetro ecclesiale e interessano chi si occupa di comunicazione, intelligenza artificiale e di educazione. Daniel Arasa, membro del dicastero per la comunicazione e decano della Facoltà di Comunicazione della Santa Croce, ente accademico che ha promosso il Seminario in cui è intervenuta la Alvarado, parla della giornalista statunitense «come una persona con grande preparazione professionale e che conosce le dinamiche dei media e che certamente farà un grande lavoro». Il fatto che sia americana ma di origine messicana, secondo Arasa, «le dà anche una doppia valenza: sono sicuro che potremo collaborare molto bene col nuovo prefetto così come abbiamo fatto con Paolo Ruffini che ringrazio già da adesso per il lavoro svolto».
Il digitale non può essere più trattato come un’emergenza
Il primo punto di riflessione offerto da Montse Alvarado in occasione del Seminario di formazione rivolto agli uffici ecclesiali di comunicazione è una critica alla retorica dell'emergenza tecnologica: Alvarado, infatti, parte dal presupposto che Google ha venticinque anni, Facebook più di venti, TikTok supera gli otto…«per la mia generazione, la generazione dei millennial e per quelle successive, questa non è una realtà emergente, è la realtà che è già qui». L'IA e il machine learning sono strumenti consolidati da tempo, quindi, secondo la presidente di Ewtn News trattarli come “novità in arrivo” produce un effetto paralizzante: si rimanda la risposta educativa pensando di avere ancora margine, quando il margine è già esaurito da un pezzo.
Dalla parentesi di Gutenberg all’era dell’intelligenza artificiale
Per leggere il presente la Alvarado ricorre a una cornice storica interessante: riprende, aggiornandola, la teoria della "parentesi di Gutenberg" sviluppata dal giornalista e accademico Jeff Jarvis nell'omonimo libro del 2023…la stampa a caratteri mobili ha trasformato il mondo da un luogo che conversava a uno che consuma, e dopo cinque secoli questa parentesi si è chiusa, quindi, aggiunge la Alvarado, «la paura dell'abuso di questa tecnologia e il desiderio di controllarla» sono gli stessi che accompagnarono l'invenzione della stampa, ma con una differenza di velocità incomparabile.
Smartphone, giovani e crisi educativa
Il versante educativo è altrettanto interessato da questa “parentesi che si chiude”. La giornalista messicana-statunitense riprende il lavoro di Jonathan Haidt, psicologo sociale della New York University, autore di The Anxious Generation (La generazione ansiosa, 2024), che identifica quattro danni fondamentali prodotti dall’eccessivo uso degli smartphone da parte dei minori: privazione sociale, privazione del sonno, frammentazione dell'attenzione, dipendenza. Alvarado definisce questi danni «diagnosticabili, curabili farmacologicamente» e capaci di aggravare «la crisi di salute mentale globale»…nella sua lettura si tratta di diagnosi che riguardano già i ragazzi che oggi abbiamo davanti…tanto da definirli «i "morti che camminano" in mezzo a noi».
I giovani di cui parla Montse Alvarado hanno perso quella che definisce «la vocazione del "cercatore"»: sono abituati a farsi raggiungere dai contenuti, mai ad andarli a cercare….come ha sottolineato: «i giovani non conoscono la Bibbia. Non hanno idea di chi stiamo citando. Non capiscono il nostro linguaggio e non se ne curano, perché sono abituati a farsi raggiungere dai contenuti»: ogni istituzione che produce conoscenza, compresa la Chiesa, dà per scontato un bagaglio culturale che il suo pubblico semplicemente non possiede più.
L’intelligenza artificiale ci farà parlare o ci sostituirà?
Il cuore della relazione della Alvarado consiste, però, in una domanda ineludibile, centrale nella vita di ogni comunicatore (soprattutto ecclesiale): Jeff Jarvis, al termine del suo libro, si chiede se, chiusa la parentesi di Gutenberg e con l'IA che si inserisce nelle conversazioni umane, «converseremo con essa o converseremo gli uni con gli altri?»… Alvarado riformula: «Chatteremo con essa o la useremo per chattare tra di noi?».
La sfumatura aggiunta dal nuovo Prefetto del Dicastero per la comunicazione apre uno squarcio educativo: l'IA come interlocutore presuppone relazioni sostitutive... il chatbot diventa confidente, tutor, compagno di studi, assistente spirituale e magari anche sentimentale. Quei ragazzi che rispondono «Ma Dio come potrebbe mai amarmi?» probabilmente stanno già chiedendo a un chatbot se vale la pena credere. La Chiesa è pronta ad affrontare questo scenario?
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