Le vite in affitto di Brendan Fraser nel Giappone senza maschera
Hikari Rental Family - Nelle vite degli altri - Giappone 2025, 110 minuti

«Non sono quello che sono» Shakespeare faceva dire a Jago nella tragedia di Otello, e nella capacità di dissimularsi, è indubbio, consiste una delle astuzie umane. La regista giapponese Hikari dedica a questo nascondimento di sé un film che ha le caratteristiche della commedia, ma che finisce col proporsi come piccolo apologo morale. Se occultiamo la nostra natura per attuare operazioni auto-mimetiche utili agli altri, diventando ciò di cui quegli altri hanno bisogno, le cose quasi mai vanno come si vorrebbe.
L’identificazione con i bisogni emotivi altrui, se la si pratica per professione e non per slancio e impulso, non funziona. L’inautenticità dell’intenzione sempre si paga. Un poco schematica, ai limiti dell’ingenuo, la tesi il film però la dimostra con inventiva, grazie a una vicenda ben confezionata. Ci affezioniamo al protagonista, un omone malinconico e impacciato (l’attore Brendan Fraser che fu meritatissimo premio Oscar per The Wahle), americano di origini irlandesi approdato a Tokyo per ragioni professionali. Di mestiere sarebbe attore, ma viene assoldato da una stramba, piccola eppure richiestissima agenzia. Così come faceva sui set di film e spot pubblicitari, quel che gli viene richiesto è sì impersonare ruoli, ma ruoli richiesti e pagati da persone che ne hanno emotiva quando non vitale necessità.
A lui saper essere di volta in volta un affidabile sposo maturo e straniero per una giovane donna in cerca di nuove strade di libertà che la famiglia non accetterebbe mai; il papà della bimba di una mamma single cui l’ingresso in un prestigioso liceo verrebbe complicato dal suo status di figlia “anomala”; l’intervistatore e alleato di un vecchio attore che conosciuto il successo ora combatte con faglie di oblìo che gli fragilizzano memoria e identità. La bislacca professione, dall’uomo svolta con una solerzia che va oltre ogni automatismo, mette il malinconico ormai ex attore a contatto con i fantasmi della propria vita. Le sue incursioni nelle vite altrui mettono in discussione la sua struttura emotiva.
Così una storia dai propositi “leggeri” riesce a strapparci non solo sorrisi inteneriti, anche qualche momento di riflessione. In ogni incontro umano tutto si regge sul reciproco riconoscimento: per quanto “in affitto”, essendo altro da quel che siamo regaliamo a chi ne ha bisogno nuove ali, agognate forme di essere, noi intanto, col sentirci indispensabili a quegli altri bisognosi, rafforzando o rivoluzionando rappresentazioni e narrazioni di noi stessi. Cessata ogni recita, si tratta di incominciare a vivere, e solo allora, lontani da ogni calcolo o vita “in affitto”, nelle vite degli altri entrarci sul serio. Dalla porta principale.
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