Giugno 1963 - La falce sui fiori
Negli anni ’60 a Cortina, una bambina scopre tra il profumo del fieno e le vesciche la durezza del lavoro nei campi.
A Cortina - negli anni ‘60 ancora un felice borgo di montagna con le mucche nelle stalle – arrivavamo a fine giugno, quando l’erba era altissima, e piena di fiori. Mi piaceva, piccola com’ero, camminarci dentro, come una tigre in una giungla, nel ronzio delle api. Ma nel giorno più caldo le donne, le gonne ancora lunghe, venivano su dal paese, le falci in spalla. Io le conoscevo tutte per nome, ma quel loro annientare insieme erba grama e margherite con il gesto secco della lama arcuata mi turbava.
Come mietessero l’estate. Sembravano certe figure della Morte, dipinte nelle chiese. Sotto il sole alto, curiosa, restavo a guardare. E che profumo emanava dall’erba appena falciata, come se in quell’ultimo istante rivelasse la sua dolcezza. Però i lunghi fiori rosa, gialli, viola, recisi, mi immalinconivano. L’indomani, verso le tre, le donne ritornavano con lunghi rastrelli di legno, a raccogliere, prima che venisse a piovere. Allora anche io, che avevo 5 anni, pretendevo un rastrello, per lavorare con loro. Rastrellare il fieno sotto al sole, era stremante.
Ammiravo i perfetti covoni costruiti dalle donne. Le mie mani di bambina già dopo un’ora doloravano di vesciche. Mia madre me le medicava. Il lavoro nei campi, avevo fatto in tempo a scoprire in quegli anni ‘60, era durissima fatica.
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