Afghanistan 2011 - Gli occhi del dingo
Una sera di quiete nella base di Herat, spezzata pochi giorni dopo da un attentato kamikaze.
C’era una Base dell’Esercito italiano a Herat, Afghanistan occidentale. Venni ospitata lì con un gruppo di giornalisti. All’orizzonte montagne innevate, oltre la città valli desertiche. Era un momento di quiete, ma la presenza ostile dei talebani si percepiva. La Base era una cittadella singolarmente aggraziata. Un giardino, ad aprile, rosa di ciliegi in fiore. Il capitano C. guidava noi giornalisti. Una sera, in un cortile che pareva un chiostro, il capitano si mise a raccontare. Era uno storico, aveva scritto libri sulla battaglia di Montecassino. E come prese a rievocarla, restammo appesi alle sue labbra. Pareva ci fosse stato, il capitano, quel giorno, a Montecassino.
Scendeva il tramonto su Herat. Sorseggiavamo un bicchiere di vino, io incantata dal racconto. Alzai gli occhi: su un tetto, silenzioso, era arrivato un dingo, un canide asiatico, simile a un piccolo lupo. “Aspetta gli avanzi della cena”, ci rassicurò il capitano. Il dingo era bellissimo, gli occhi d’oro brillavano nel buio. Da Herat echi di clacson, di voci. Sembrava d’essere in pace.
Pochi giorni dopo la nostra partenza la Base italiana fu attaccata da un kamikaze. Cinquanta feriti, sette morti, fra cui le guardie afghane che ci salutavano ogni giorno. La pace di quella sera, gli occhi d’oro del dingo - tutto finito, di colpo cancellato.
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