2 aprile 2005 - Lo chiamavano, come bambini

All’alba si sa che Giovanni Paolo II sta morendo: l’autrice corre a San Pietro, arriva la notizia della morte e la piazza si riempie di fedeli in lacrime, come per un padre.
March 4, 2026
Che il Papa stesse morendo, lo si sapeva dall’alba. Ero scesa a Roma di corsa. Sotto alla finestra di Giovanni Paolo II andava radunandosi una folla di fedeli. Pregavano, piangevano. Al tramonto dei ragazzi presero a gridare in coro: “Gio-vanni-Pao-lo! Gio-vanni Pao -lo!”, come bambini che chiamino, sotto casa, un compagno che tarda a scendere a giocare. Su piazza San Pietro scendeva la notte tiepida di aprile. Andai a mangiare qualcosa in una trattoria a Borgo Pio. Ero appena seduta quando squillò il cellulare: era il giornale. Il Papa era morto. Mi alzai di corsa e dissi alla padrona che dovevo andare, perché il Papa era morto. La donna si mise a piangere.
Corsi a San Pietro e già le campane rintoccavano lente, cupe. L’accorrere dei romani come un fiume, struggente. E quei giovani polacchi avvolti nella loro bandiera, immobili e fieri come statue. All’alba del giorno dopo, alle sei del mattino, la colonna di fedeli con i bambini addormentati in braccio. Uomini e donne come gli altri, ma che faccia trasfigurata avevano quel giorno. Tutti con le loro vite e le loro sconfitte, scritte nelle rughe dei più anziani. Ma tutti simili nella commozione e nel dolore. Venivano a decine di migliaia, in morte di un padre. In morte di un santo.

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