Febbraio 2022 - Noi si giocava a risiko
Un sogno, poi la guerra vera: e con essa la fine dell’idea che in Europa la pace fosse ormai scontata.
Tutti gli osservatori e gli analisti erano d’accordo: non sarebbe mai accaduto. La Russia aveva schierato alla frontiera con l’Ucraina carri armati, e truppe, ma, dicevano gli esperti, era un bluff: Putin non avrebbe osato. Sapevo solo dov’era il Donbass, e dei territori contesi con l’Ucraina. Non capisco quindi come mai una notte, ben prima del 24 febbraio 2022, feci questo sogno.
Una colonna di piccoli carri armati colorati del Risiko, il gioco da tavola dei miei vent’anni in cui si mimava una guerra oramai ritenuta impossibile, violava la frontiera dell’Ucraina. Ma non si fermava: proseguiva spedita verso l’Ungheria, né rallentava, in Slovenia. L’ultima immagine era una città italiana con i palazzi anneriti dalle bombe. Aprii gli occhi con un sussulto: solo un incubo, sciocca. Quando, un mese dopo, la Russia invase l’Ucraina, ripensai a quel sogno. Da dove era venuto? Non avrei osato dire a nessuno dell’immagine finale.
Noi, i ragazzi di fine anni ’70, la sera a Risiko attaccavamo l’America e la Russia, bevendo una birra: e poi tutto finiva, a mezzanotte, in una risata. La pace, ovvio, era per sempre. Forse quel sogno diceva che il tempo del Risiko era davvero finito. Il “cambiamento d’epoca”, come avrebbe detto Francesco, eccolo: era arrivato.
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