9 settembre 1943 - L’ammiraglia
La corazzata “Roma” fu affondata dalla Luftwaffe dopo l’Armistizio, con 1300 morti, oggi dimenticati.
Era l’Ammiraglia della Regia Marina Italiana. “Roma”, si chiamava, un gigante corazzato irto di bocche di fuoco. Una terribile regina. Il giorno dopo l’Armistizio navigava verso La Maddalena. Giunta alle Bocche di Bonifacio, il dietrofront: a La Maddalena erano arrivati i tedeschi. Virò dunque la nave di 180 gradi, nel mare della Gallura splendente di estate. La “Roma” non recava sugli alberi le bandiere nere, il segno di resa.
Fu per questo? Il rombo cupo di una flotta di caccia della Luftwaffe. 15.42, deflagrò una prima bomba dal cielo. 15.50, la seconda torre, di 1500 tonnellate, cadde in mare; la torre corazzata di comando fu investita da una tale vampata che, fatta a pezzi, venne proiettata in alto, fra due enormi colonne di fumo. Morirono bruciati il comandante Bergamini e 1300 uomini. 600 naufraghi furono tratti in salvo, molti gravemente feriti. E, oggi al largo di Castelsardo, in una giornata di fine estate, su questo splendido mare. Nessuno ricorda. Siamo italiani, tedeschi, inglesi su questa spiaggia. “Roma”? No, nessuno che ne sappia niente. Solo il vecchio che ci ha traghettati fin qui ha sentito qualcosa dal nonno. 1300 storie annientate in un secondo. 1300 anime in fondo al mare.
Che calmo oggi, liscio come seta, respira appena, leggero, sfiorando gli scogli.
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