19 marzo 1943 - Il Brennero come un giardino

Alba 19 marzo 1943: un reduce del Don rientra al Brennero e vede l’Italia come un giardino.
January 6, 2026
A San Giuseppe la valle del Brennero già rinverdisce. Anche quell’anno, 1943, i primi peschi erano in fiore. Una tradotta militare varcò il confine, adagio, all’alba. Pochi vagoni con un manipolo di superstiti dell’Armir, l’impresa italiana in Russia – quelli del Don. Attorno a quei treni, nelle piccole stazioni, gli occhi di padri e madri cercavano, senza osare sperare. Su uno di quei vagoni c’era mio padre. Era un alpino ufficiale della Julia, aveva 29 anni. Aveva rischiato il congelamento, la prigionia e i proiettili russi. Aveva anche salvato dalla Sacca dei compagni - medaglia d’argento al valore.
Era ischeletrito dalla fame, ma era vivo. E il Brennero, era l’Italia. La primavera che ricominciava, la vita che tornava a scorrere. A casa lo aspettava sua madre, che per lui aveva pregato ogni mattina, alla Messa delle sette (sapessi io, pregare come pregava mia nonna). E lo aspettava la ragazza che amava. Come doveva sembrare meraviglioso il mondo in quel mattino di San Giuseppe, a un superstite del Don. Come, dal finestrino, nel primo chiarore del giorno mio padre fissava quegli alberi, quei peschi? Incredulo doveva essere, dopo tanta neve e tanta morte. Grato, credo, come un bambino. Scrisse, di quel 19 di marzo: «L’Italia mi sembrò un grande meraviglioso giardino».

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