Giugno 1942 - Un treno in partenza
Una foto di alpini ignari in partenza per la Russia: pochi torneranno, e i treni di guerra partono ancora.
Una tradotta militare era in partenza da Parma, quel mattino, destinazione il Fronte russo. Ho una foto in bianco e nero: gli alpini fumano tranquilli, sul marciapiede lungo il binario. Sembrano non avere alcuna idea di cosa li attende. Il più spensierato, seduto sul gradino di un vagone, ancora in pigiama, la sigaretta fra le labbra, è mio padre. Ha 28 anni, è già reduce dalla campagna di Grecia. Da come i compagni gli stanno intorno lo si direbbe il compagno simpatico, quello che fa ridere, che trascina gli altri. (Quante cose non sapevi papà, di ciò che ti aspettava. E anche poi al ritorno, nella vita in pace.
Non sapevi niente. Mi intenerisci, in questa foto, come fossi un figlio mio). Tenevi in braccio un bastardino bianco, chissà come arrivato lì, e lo accarezzavi. Non sembravi un feroce invasore. Semplicemente ti avevano chiamato, dovevi andare. Come gli altri. Di quei soldati e ufficiali mandati in Russia, di quei ragazzi sorridenti attorno a te nella foto in bianco e nero sul binario, ne tornarono, su 230mila, meno di 100 mila. 130 mila attesi invano nelle loro case per anni, e dalle fidanzate. Centinaia di migliaia di bambini che non nacquero mai. Una foresta di giovani alberi abbattuti. Eppure in Ucraina, e dalla Russia, quei treni partono ancora. Non smettono mai di partire.
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