Meloni ha scelto la linea della realpolitik (prudente) verso Trump

Dopo la telefonata della premier con la Nobel venezuelana Machado, è il ministro Tajani a ritenere "legittimo" l'intervento degli Usa, ma chiedendo all'Ue di attivarsi per scongiurare il rischio di un bis sulla Groenlandia. Le opposizioni: l'esecutivo riferisca alle Camere.
January 5, 2026
Meloni ha scelto la linea della realpolitik (prudente) verso Trump
La premier Giorgia Meloni e i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini sui banchi del Governo, durante una seduta del Parlamento
La complessa transizione attraversata dal Venezuela continua a increspare, di riflesso, le acque della politica italiana, La linea tenuta dal Governo, che in buona sostanza non stigmatizza e anzi ritiene legittimo il blitz compiuto dalle forze speciali statunitensi su ordine del presidente Donald Trump, viene duramente contestata dalle opposizioni, che chiedono alla premier Giorgia Meloni di riferire con urgenza in Parlamento.
Meloni parla con Machado
e Tajani «legittima» Trump
La posizione della presidente del Consiglio italiano è chiara, ma non sbilanciata. Se gli Usa e l’amministrazione Trump restano alleati dell’Italia, e quindi non eccessivamente criticabili in questo frangente, è anche vero che la premier dimostra di aver presente l’anelito a una vera transizione democratica espresso a gran voce dal popolo venezuelano attraverso gli oppositori al regime madurista. E lo fa attraverso una conversazione telefonica, avuta domenica, con la leader dell'opposizione e premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, con cui ha «condiviso come l’uscita di scena di Maduro apra una nuova pagina di speranza per la popolazione». Un confronto giunto dopo quello avuto con la stessa Machado dal presidente francese Emmanuel Macron e che parrebbe suggerire l’impressione di un tentativo europeo (o almeno di alcuni suoi Governi) di non appiattirsi del tutto sulla posizione di Trump (che per ora appoggia l’ex vicepresidente Delcy Rodriguez e invece, nel giorno del blitz, ha bollato la Nobel per la pace come priva del sostegno popolare). Insomma, la linea pare ispirata a una pragmatica realpolitik, che riecheggia anche nelle valutazioni del titolare degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani: «L'uso delle armi non è idoneo a risolvere le questioni, ma vista la minaccia che gli Usa prevedevano è legittimo l'intervento - argomenta ai microfoni di Rtl 102.5-. Il narcotraffico è anche uno strumento per attaccare altri Paesi».
L'impegno silente per liberare Trentini e gli altri italiani incarcerati
Secondo il ministro Tajani, «bisogna lavorare per una transizione democratica. Abbiamo sempre condannato i crimini di Maduro, senza di lui, il Venezuela è più libero. Noi dobbiamo lavorare per garantire i nostri connazionali e stiamo tentando 'il possibile e l'impossibile per la liberazione di Alberto Trentini, ultimo degli italiani arrestati» (che sarebbero tredici. Prudente il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda». A chi domanda delle possibili mire trumpiane sulla Groenlandia, Tajani ribatte: «Dichiarazioni Trump ne ha fatte tante, vediamo quali saranno le intenzioni reali... Intanto la Ue deve prendere posizione e garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Danimarca». Nella maggioranza, c’è pure la posizione più sfumata del Carroccio, con l’altro vicepremier Matteo Salvini: «Nessuno avrà nostalgia di Maduro - osserva - ma per la Lega la strada maestra per deve tornare a essere la diplomazia».
Le opposizioni: Meloni riferisca in Parlamento
Dal canto loro, le forze politiche di opposizione contestano duramente la linea del Governo, ribadendo come il presidente Usa si sia mosso fuori dalla cornice del diritto internazionale e come ci sia il rischio che possa replicare in Groenlandia. Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex premier Paolo Gentiloni parla di un’Europa che balbetta e di un Governo italiano che non ammette «per ragioni di affinità ideologica» che Trump «non riconosce più alleati e agisce in modo autonomo e privo di ogni vincolo». Un altro ex premier, il leader di Iv Matteo Renzi, pur rimarcando come Maduro abbia «distrutto il Venezuela con la sua feroce dittatura», ritiene che «Meloni non si muova male, è prudente, misurata, ascolta sempre gli Stati Uniti. Ma la verità è che non tocca palla». Nel Pd, Laura Boldrini lamenta come non si possano definire legittime le aggressioni militari, perché «si creano i presupposti per la legge della giungla». Avs, con Angelo Bonelli, ritiene Trump «un pirata»e auspica che il Parlamento sia «convocato» e che «Meloni riferisca in Aula con la massima urgenza». Lo chiede anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi: «Mentre Trump infiamma il mondo, la trumpiana numero 1 d'Italia, Meloni, è desaparecida -conclude - mentre dovrebbe correre nelle aule del Parlamento a informare il Paese e le istituzioni».

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