Dubbi: togliersi la maschera per ritrovarsi
Marracash e la testimonianza di un giovane detenuto a San Vittore: due voci raccontano la difficoltà di fare i conti con la propria identità e di trovare il coraggio di chiedere aiuto

Abbiamo chiesto al sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Francesco Cajani (padre di figli adolescenti, appassionato alle sfide educative), che per lavoro è abituato a investigare, di aiutarci a capire la musica che ascoltano i nostri figli dentro le loro inseparabili cuffiette. Ne nasce un’indagine vera e propria, che nel corso delle puntate arriverà – con alcune sorprese – a scavare tra playlist, testi e fenomeni pop e trap per decodificare i gusti musicali dei ragazzi. La trovi ogni due domeniche su Sofia, la nostra newsletter dedicata alle famiglie. Da oggi puoi partecipare anche tu: chiedi a tuo figlio di compilare il nostro questionario e di raccontarci la sua musica.
Il tema: La maschera (ovvero l’obbligo di apparire sempre perfetti, anche sui social)
La canzone: Dubbi
L'artista: Marracash @kingmarracash
L'anno: 2021
La canzone: Dubbi
L'artista: Marracash @kingmarracash
L'anno: 2021
Ho iniziato questa indagine nel mondo della musica dei ragazzi da circa due mesi. Mi sono immerso nel canto delle Muse e delle Sirene, ho provato a decifrare un linguaggio che spesso noi adulti facciamo fatica persino a riconoscere, e ho capito che, per incontrare davvero i nostri figli, occorre imparare ad ascoltare anche le parole che scelgono di cantare. Ora è arrivato il momento di passare dalle canzoni ai testimoni, ognuno con la sua versione dei fatti.
Eppure il primo indizio fondamentale lo avevo raccolto già tre anni fa, in un luogo che forse non avrei mai immaginato di ritrovare dentro questa indagine: il carcere di San Vittore, a Milano. «Perché proprio qui?» mi chiederete. Giacinto Siciliano, allora direttore dell'istituto penitenziario, e Angelo Aparo, psicoterapeuta visionario, avevano coinvolto nel Reparto giovani adulti una decina di detenuti e altrettanti coetanei – educatori scout o volontari di Libera – in un percorso di dieci incontri, ogni giovedì mattina. Ci sono anch'io tra loro ed è proprio all'inizio del quinto appuntamento del ciclo che propongo di iniziare i lavori chiedendo a ciascuno di (rap)presentarsi attraverso una canzone. Uno – in quel cerchio di sedie - ha ucciso un proprio simile, ma noi non siamo lì per giudicare il titolo del reato ma per incontrare la persona. E quando quella persona inizia a parlare di Dubbi, tutto quello di cui aveva fatto cenno negli incontri precedenti diventa finalmente trasparente.
Era il 9 febbraio del 2023 e, fino ad allora, il nome che era stato pronunciato in quel carcere a me solo evocava una città del Marocco. E’ così che ho preso conoscenza di Fabio Rizzo (classe 1979) detto Marracash: cresciuto nella periferia milanese, è passato dagli esordi underground fino a consacrarsi come "King del Rap" e a conquistare la prestigiosa Targa Tenco nel 2022 per “Noi, loro, gli altri” (album che contiene anche il brano che stiamo analizzando). Essendomi nutrito – nella mia adolescenza inquieta – esclusivamente del nettare delle Muse, non avrei mai potuto immaginare che anche una canzone di un rapper potesse scavare così fecondamente nel profondo dell’animo umano. Non solo per il quarantenne che l’aveva scritta, immaginandola appunto come un flusso di coscienza liberato da una seduta terapeutica, ma anche per quel giovane ventiquattrenne che l’aveva ascoltata, e fatta propria, nonostante fosse stato anche lui, come le Sirene, capace di uccidere.
Quel giovane adulto ristretto dentro San Vittore pesava le parole, quasi a voler proteggere con il silenzio il peso che si portava dentro, ma attraverso esse aveva inciso una diagnosi spietata su sé stesso: «sto cercando la libertà di mettermi a nudo di fronte agli altri, perché solo così penso potrò capire meglio me stesso ed essere d’aiuto agli altri» era stato il suo esordio «ma avrei bisogno di un accompagnatore: qualcuno che mi stuzzichi, che mi stimoli. Dopo i primi 20 giorni di detenzione, ho rifiutato la terapia (farmacologica: ndr). E ora sono qui, ancora dopo 9 mesi, perché la parola aiuta». E aveva tratto questa prima conclusione: «Ho passato la mia vita in gran parte intrappolato in un limbo infinito tra me e me, nell’illusione di conoscermi». Sintesi che ancora oggi risuona perfetta, perché potrebbe essere pronunciata anche dai nostri figli non fisicamente detenuti, accanto a uno dei versi più viscerali di questo brano musicale: «la mente mente / trova nuovi modi di ingannarmi».
Per anni ci si può raccontare una storia falsa, indossando la maschera della durezza per non affrontare la propria fragilità, finché l'illusione non crolla all'improvviso: «vengo da una famiglia normale però ho subito dei traumi nel corso della mia vita che non ho saputo gestire. Tutto questo è stato un lento logoramento. E, in questi casi, o chiedi un aiuto oppure fai scelte sbagliate. Io non sono riuscito a chiedere aiuto».
Marracash canta «non temo la morte / ma ho paura di non vivere» e a me ritornano a galla altre parole che quel giovane adulto ci aveva affidato in quelle mattine invernali: «mi sento responsabile non solo del delitto, ma anche per non aver fatto nulla prima di commetterlo». Ecco dove le barre di Marracash e la vita di quel ragazzo si sono incontrate: nella scoperta tardiva e dolorosa che la vera tragedia non è cadere o mostrare le proprie crepe ma aver vissuto a lungo anestetizzati dietro una maschera, senza aver mai provato a essere davvero sé stessi e a guardarsi dentro senza mentirsi. Come lui anche il suo idolo Fabio, a un certo punto della sua carriera, si ferma e toglie la maschera del "King", ammette apertamente di andare in terapia, di non dormire senza pillole, di avere paura di non vivere davvero e di non aver mai costruito un legame affettivo duraturo.
Per molti adolescenti tutto questo è una boccata d'aria fresca: forse anche perché a noi genitori sembra di parlare dei problemi – a casa, con loro – ma spesso ci limitiamo a quelli gestionali (le bollette che aumentano, le scadenze pressanti del lavoro e la macchina da portare dal meccanico). Mentre Marracash li conquista perché non fa fatica ad ammettere di avere paura e di non sapere più dove stia andando, cantando loro che il dubbio non è un fallimento ma l'unico modo per rimanere umani, e quindi di vivere pienamente.
Ascolta:
1. Il suono iniziale del pianoforte: il brano non si apre con un beat energico ma con una singola nota di pianoforte isolata, leggermente "pitch-bend" (stonata/scordata e calante), che sembra quasi esitare, sospirando stancamente prima che entri l'armonia. E, con essa, il rifiuto di una struttura musicale tradizionale con un ritornello rassicurante.
2. «I miei non eran dottori e nemmeno ladri / Dalle mie parti, sa, era già qualcosa / [...] No dialogo a un tavolo, non li biasimo / Lavoro sporadico, sfratto e due figli a carico»: all'inizio della sua "seduta", Marracash riconosce che la propria identità — e la maschera che ha dovuto indossare per sopravvivere — affonda le radici nella storia familiare. Noi siamo ciò che i nostri genitori ci hanno dato, ma anche ciò che sono stati costretti a negarci. Il rapper non colpevolizza la famiglia ma registra con lucida compassione come l'assenza di dialogo attorno al tavolo e le difficoltà materiali abbiano formato i suoi vuoti e il suo bisogno di riscatto.
3. «Che paradosso, no? Che io per essere me stesso / Sia costretto ad andare dove non mi riconosco». È la frase simbolo che definisce il dilemma della Maschera: per alimentare quello che gli altri si aspettano da noi, siamo costretti a indossare un costume ed entrare in contesti in cui la nostra parte più autentica si sente estranea. A questa barra fa eco, verso la fine del pezzo, la provocazione rivolta a chiunque viva nell'ostentazione: «Forse per andare avanti non devi ascoltarti / Come fanno gli altri? Li vedo così convinti». Un invito sferzante a guardare oltre la recitazione della perfezione di sé che oggi domina la vita vista attraverso la lente distorta dei social.
Questo è il numero 5 della serie. Le puntate precedenti sono tutte qui.
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