The Final Countdown: andiamo a cercare le Sirene
Una canzone, una domanda spiazzante e un padre che si mette sulle tracce di ciò che ascoltano davvero i ragazzi. Comincia così la nostra indagine musicale, tra playlist e generazioni che sembrano parlare lingue diverse

Abbiamo chiesto al sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Francesco Cajani (padre di figli adolescenti, appassionato alle sfide educative), che per lavoro è abituato a investigare, di aiutarci a capire quello la musica che ascoltano i nostri figli dentro le loro inseparabili cuffiette. Ne nasce un’indagine vera e propria, che nel corso delle puntate arriverà – con alcune sorprese – a scavare tra playlist, testi e fenomeni pop e trap per decodificare i gusti musicali dei ragazzi e per imparare ad ascoltare che cosa ci stanno dicendo attraverso le loro canzoni. La trovi ogni due domeniche su Sofia, la nostra newsletter dedicata alle famiglie.
Il tema: L’indagine comincia
La canzone: The Final Countdown [Il conto alla rovescia finale]
L'artista: Europe (gruppo musicale)
L'anno: 1986
La canzone: The Final Countdown [Il conto alla rovescia finale]
L'artista: Europe (gruppo musicale)
L'anno: 1986
«Ma è vero che hanno ucciso le Sirene?» mi chiede a bruciapelo Sofia, mandata in avanscoperta dalla Redazione di Avvenire, mentre esco da Palazzo di Giustizia, a Milano, per rientrare a casa un tardo pomeriggio di agosto. «Ascoltami» insiste, riconcorrendomi per un tratto di strada e cercando di capire cosa mi passi per la testa.
«… Chi sia stato non si sa / forse quelli della mala, forse la pubblicità»: ecco quello che Sofia sta facendo risuonare in me. La sua è la prima domanda della mia indagine. O, almeno, credo che lo sia. Riportandomi indietro di un decennio, quando per la prima volta nella mia onorata fruizione musicale sono stato costretto, in catene, ad ascoltare l’italica produzione rap/trap di quel periodo. Turbato, dal tavolo della cucina avevo richiamato davanti a mia moglie la contesa canora tra Muse e Sirene, una delle più suggestive opposizioni simboliche della mitologia greca (anche se a consegnarcela in immagini non è stato Nolan bensì Pausania, geografo del II secolo d.C., nel suo libro Viaggio in Grecia). Davanti agli dei dell’Olimpo chiamati a giudicare, le Sirene dispiegarono una voce meravigliosa: sembrava canto ma agiva come incantesimo, sottraendo a chi ascolta mente e corpo. Le Muse, protettrici delle Arti, risposero con odi: canti di armonia e sapienza cosmica. Il termine ἀοιδή definisce l’essenza della poesia e del canto nel mondo omerico: dono divino agli uomini, capace di riportare il caos a un ordine. Per questo, secondo Esiodo, chi ascolta le Muse «portando un dolore nell’animo recente di lutto…dimentica le angosce né le pene rammenta»: esso è tanto terapeutico quanto capace di tramandare memoria vitale per costruire la nostra identità più vera. Mentre il canto delle Sirene, invece, è sterile: chi vi cede non torna a casa, non tramanda nulla e muore senza memoria.
Il legame di discendenza tra i due gruppi contendenti rende quel conflitto una ribellione generazionale: le Sirene, infatti, ricevono il canto dalla linea materna delle Muse, ma convertono il dono in strumento di rovina. Da qui la restaurazione severa dell’ordine da parte delle dee madri: le Muse «vinsero, strapparono le penne delle ali alle Sirene e, come si dice, se ne fecero delle corone». E la domanda di Sofia, a pensarci bene, non riguarda solo le Sirene. Riguarda qualcosa che noi genitori di figli adolescenti fatichiamo a sentire, fatichiamo a comprendere, fatichiamo e basta.
«No, Sofia. Sono ancora vive. Oggi più che mai. Mentre gli dei, sconsolati, stanno abbandonando la nostra Terra». Mi giro nel mentre verso di lei per scorgere sul suo volto i segni di questa mia prima risposta. «Non ti capisco, davvero» mi guarda sempre più sconsolata. «E allora ti va di fare un esercizio? Tu, insieme ai tuoi lettori?». Mi fermo sul marciapiede e, approfittando dell’assenza del rumore del traffico in sottofondo, aziono il tasto dell’altoparlante del mio cellulare.
«Nel 1986, quando avevo 15 anni come te – aggiungo mentre apro l’app di Spotify e clicco sul tasto play – mi piaceva, tra le tante, The Final Countdown. Ascolta, ancora oggi mi pare attuale: non avendo più trovato in giro per il mondo nuovi cantanti come le Muse ma solo suoni e versi incomprensibili, chi ha da sempre ispirato la musica sta facendo il conto alla rovescia finale per lasciarci qui, abbandonati». «Ci devo pensare un attimo – replica Sofia impertinente – perché questa interpretazione sembra portare con sé tutto il peso della tua età». «Eccola qui – sbotto –, oggi mi ci voleva proprio una come te. Un’altra ragazzina che pensa di poter mettere in discussione così, su due piedi in mezzo ad una strada, i fondamentali della Musica. Tutta uguale ai miei figli!». Ma è esattamente a questo punto della mia autodifesa che, riprendendo Sofia la parola, mi spiazza. «Ascoltami. Perché, se sono ancora vive, non andiamo a cercarle, le Sirene?».
Ascolta:
1. Il riff iniziale, che ha reso celebre questa canzone, generato da sintetizzatori. Quaranta anni fa la tecnologia era ancora guidata dal genio umano e, per questo, in grado di rendere la musica epica e maestosa.
2. «We're leaving together / but still it's farewell» [Ce ne stiamo andando insieme / ma è comunque un addio]: in queste parole c'è tutta la dignità fiera di un'Arte che si ritira perché non si sente più compresa.
3. «I'm sure that we all miss her so» [Sono sicuro che mancherà tanto a tutti noi] è il pianto degli dei che guardano indietro verso una Terra un tempo fertile, capace di far sognare i suoi abitanti con un vinile tra le mani.
Bonus track:
Per cominciare il nostro viaggio, tra i tanti testi reperibili segnalo (per genitori e figli) quello di Paolo Talanca “Musica e parole. Breve storia della canzone d’autore in Italia”, Carrocci Editore, 2024.
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