Famiglia, ritrovare il ritmo: la saggezza di fare una cosa alla volta

di Flavia Marcacci e Roberto Contu
Da Delfi al Vangelo una riflessione sul valore della misura, sull’ascolto di ciò che ci fa bene e sulla necessità di non pretendere di tenere tutto insieme
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September 5, 2026
Una famiglia in giro per la città
Una famiglia in giro per la città
Flavia Marcacci e Roberto Contu sono sposati da 25 anni, hanno due figli e due figlie tra i 6 e i 23 anni: lei è docente di Storia e Filosofia della scienza presso l'Università di Urbino, lui di Lettere presso il Liceo Properzio di Assisi, saggista e scrittore. La loro è la prima di una serie di riflessioni che troverai pubblicate sulla newsletter di Avvenire dedicata alle famiglie, Sofia: iscriviti gratuitamente
Nei corsi e ricorsi delle estati, molti hanno la sensazione che il ritmo si rallenti. Che questa sensazione sia data dalla più assidua presenza vacanziera di figlie e figli in età scolare o piuttosto dall’opportunità di aver vissuto un periodo di ferie, si arriva a inizio settembre che l’orizzonte della “ripartenza” dei ritmi lavorativi feriali può suscitare sensazioni contrastanti. Qualche figlio che ti dice - se non fosse che bisogna alzarsi molto presto, sono anche contento di tornare a scuola -, qualche collega che ti chiama ben contento di far partire un progetto, un amico che ti confida che l’estate ha portato una malattia in famiglia e inserirla nella routine non sarà banale, un genitore anziano che non è più autonomo e costringe a coordinare vari aiuti. Sono davvero tante e diverse le situazioni reali delle persone, al punto che è davvero molto varia la reazione di fronte alla dirigente o al capo ufficio di turno quando ti squadernano davanti tutto il calendario lavorativo da qui al prossimo luglio 2026. In realtà, dirigente e capo ufficio esercitano la preziosa funzione di avviare la marcia dell’anno: porsi davanti a colleghe e colleghi per dettare il passo e delineare l’orizzonte. Ciascuno poi dovrà trovare il suo ritmo per accomodarsi al contesto collettivo, ma sempre senza perdere l’orizzonte comune.
In famiglia avviene qualcosa di simile, a settembre. Pensiamo in particolare alle situazioni in cui sono una donna e un uomo insieme che, in virtù di un progetto di vita comune scelto da tempo, si trovano a contenere i fermenti dell’età di figli in crescita, o a fare i conti con le limitazioni imposte da genitori anziani, da spazi abitativi più disagevoli di inverno, dai problemi economici, dalla fatica nelle dinamiche di coppia o con altri componenti della famiglia ristretta o estesa. Cosa si può fare, quando è vero che il passo ha ritrovato un po’ di energia dal rallentarsi del ritmo estivo, ma all’orizzonte si sente già l’eco di tamburi battenti che dettano un passo ordinario troppo veloce, ansiogeno, angosciante? Quando hai energia e passione tutto sembra leggero. Ma se tutto sembra pesante? Come hanno fatto gli esseri umani ad attraversare queste preoccupazioni?
Ci sono soluzioni che provengono da una sapienza antica come quella che passava al tempio di Delfi, l’antico luogo della sapienza greca dove abbiamo avuto la fortuna di recarci nella nostra pausa estiva. Tra le iscrizioni ce ne sono alcune di grande potenza e utili a inizio settembre. Riconosci quello che è giusto, stava scritto sulla roccia a Delfi. Cosa è giusto? È giusto saldare e rendere solido, nello sguardo rivolto alla realtà quotidiana, quegli elementi leggeri, addirittura belli, che l’estate ha procurato: possono essere una vacanza, ma anche uno spritz confezionato bevuto in casa con un amico lontano passato a salutare. Dando dignità a ogni piccolo elemento vitale e custodendolo nella mente, gli permetti di non disperdersi e tramutarsi in un piccolo motore di energia.
Giungi al termine senza avere paura, e adattati a tutto, diceva l’oracolo a Delfi. Trasponiamo: vedi di avviare l’anno ora, con il giusto spirito, e arriverai al suo termine. Se poi nel camminare verrà meno l’energia vitale umana – perché capita che la vita delle relazioni famigliari, professionali o sociali non te ne diano più – ecco, pensa che l’orizzonte non contiene soltanto la terra. L’orizzonte è anche il limite basso del cielo: spesso guardiamo solo ciò che sta sotto l’orizzonte, senza pensare che il giorno e la notte sono determinati dalle luci che stanno in alto. Con questo pensiero, si invera il versetto più vitale di sempre e che detta il passo della ripartenza: a ogni giorno basta la sua pena (Mt 6,34). E ombra dopo ombra, luce dopo luce, lo spazio di casa diventerà quell’orizzonte che separa e contiene il cielo e la t

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