New York, stop all’IA a scuola per un anno: coinvolti 600mila studenti

New York frena l’IA nelle scuole e riapre il dibattito: quanto spazio lasciare agli algoritmi nell’apprendimento dei più piccoli?
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September 5, 2026
New York, stop all’IA a scuola per un anno: coinvolti 600mila studenti
Il sindaco Mamdani

New York ferma l’IA generativa nelle scuole per un anno

Sono più di 38 i programmi didattici già installati sui computer delle aule e già usati dai bambini, però da questo mese le loro funzioni Ai verranno disattivate per un provvedimento comunicato mercoledì a New York dal sindaco Zohran Mamdani e dal provveditore Kamar Samuels. Si tratta di una moratoria di un anno sull'IA generativa destinata agli studenti dai due anni fino alla terza media, quindi riguarda quasi 600mila alunni, due terzi del più grande distretto scolastico degli Stati Uniti d’America. I chatbot “da compagnia”, inoltre, sono inibiti per gli studenti da ogni età, superiori comprese, poi il tempo da trascorrere davanti agli schermi dovrà scendere a 30 minuti al giorno tra la terza e la quinta elementare e per gli studenti delle medie sale a 45 minuti, con eccezioni consentite solo per gli studenti con disabilità e per gli studenti stranieri che dovranno studiare inglese. Una commissione di insegnanti, genitori, studenti ed esperti valuterà i risultati di quest’anno di moratoria e suggerirà come proseguire: «L'industria tecnologica vuole farci credere che l'istruzione precoce basata sull'IA non sia solo inevitabile, ma anche necessaria», ha dichiarato Mamdani, «ma noi non la pensiamo così» (qui la trascrizione integrale della conferenza stampa).

IA e insegnanti, cosa sarà vietato nelle scuole di New York

C’è, poi, un passaggio del provvedimento che riguarda gli adulti: gli insegnanti potranno continuare a usare l'IA per preparare le lezioni, ma non per correggere i compiti e neanche per gestire le situazioni di crisi. Secondo la mens del legislatore, gli algoritmi devono restare fuori dalla correzione educativa e da eventuali interventi legati a situazioni di criticità…ovviamente questo confine dovrebbe trovare ragione anche al di fuori dell’aula e in tutti i contesti educanti, perché la tentazione di delegare l’atto educativo riguarda anche, per esempio, la catechesi e i servizi educativi.

Big Tech chiamate a dimostrare che l’IA è sicura per i minori

La decisione di New York, inoltre, ha invertito una prospettiva finora assodata, soprattutto negli Usa, perché fino ad oggi toccava a chi frenava (cioè al legislatore) spiegare le proprie ragioni, adesso, invece, è compito dei fornitori dimostrare che i prodotti sono adatti ai minori. Josh Golin, componente di Fairplay, direttivo per i diritti dei minori, ritiene che un anno rappresenti un arco temporale troppo breve per valutare l’effettiva ricaduta di questo progetto e chiede che siano le BigTech a dimostrare che i loro strumenti siano effettivamente sicuri. Più tiepida la reazione dei docenti: Michael Mulgrew, presidente della United Federation of Teachers, ha accolto con favore la limitazione degli schermi e ha osservato che la politica sull'IA «lascia molte domande senza risposta», a partire da chi garantirà le tutele dei software acquistati.

IA a scuola, cosa stanno facendo Norvegia e Italia

New York arriva comunque dopo l'Europa, perché a giugno la Norvegia (https://www.regjeringen.no/no/aktuelt/kunstig-intelligens-skal-i-all-hovedsak-ikke-brukes-i-barneskolen/id3166807/) ha adottato una raccomandazione nazionale secondo cui gli alunni dalla prima alla settima classe non dovrebbero, in linea generale, utilizzare direttamente l'IA generativa; dalla ottava alla decima è prevista invece un'introduzione graduale e prudente: il timore di Oslo riguarda soprattutto i bambini che, utilizzando l’Ai, salterebbero i passaggi elementari della lettura e del calcolo. L'Italia ha scelto una terza via con la legge 132 del 2025, che impone il consenso dei genitori per i minori di quattordici anni, mentre le linee guida del ministero dell'Istruzione e del merito, adottate con il decreto 166 dell'agosto 2025, puntano su un'introduzione governata dell'IA, con sperimentazioni ed un uso incoraggiato per la progettazione didattica. Nello stesso periodo, come è noto, è stato sancito il divieto dello smartphone a tutte gli anni delle scuole superiori.

AI Act e scuola, le regole europee sull’intelligenza artificiale

Il quadro europeo, tuttavia, tratta come ad alto rischio alcuni impieghi dell'IA nel mondo dell'istruzione: tra questi i sistemi utilizzati per valutare i risultati di apprendimento, determinare l'accesso o il livello educativo e monitorare gli studenti durante gli esami. Per questo, da febbraio 2025, è vincolante l'articolo 4, che impone un'adeguata Ai literacy per chi impiega questi sistemi.

IA, apprendimento e pensiero critico, cosa dicono gli studi

Restano le evidenze, ancora poche: un preprint del Media Lab del Mit condotto su 54 studenti ha misurato una minore attività cerebrale in chi scriveva con ChatGPT e prestazioni peggiori quando gli stessi partecipanti hanno lavorato senza assistenza: i ricercatori parlano di debito cognitivo. In Italia un'indagine di Telefono Azzurro con Ipsos Doxa segnala che il 35% dei ragazzi tra i dodici e i diciotto anni indica gli strumenti di IA tra le attività online svolte più frequentemente e che il 40% segnala, tra i possibili effetti negativi dei chatbot, una riduzione del pensiero critico, in questo caso il timore arriva dai diretti interessati. Forse varrebbe la pena ascoltarli.

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