Il Regno Unito punta sull’AI per combattere la disoccupazione giovanile, è la strada giusta?

L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento contro la disoccupazione giovanile invece che una minaccia per chi entra nel mercato del lavoro? Il Regno Unito prova a scoprirlo con un progetto pilota rivolto ai giovani Neet.
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August 15, 2026
Il Regno Unito punta sull’AI per combattere la disoccupazione giovanile, è la strada giusta?
Immagine generata con l'Ai per questo articolo dagli studenti delle Scuole Medie coinvolti nel progetto acutisai.it

Intelligenza artificiale e lavoro, il Regno Unito punta sui giovani

Il governo britannico avvierà un progetto pilota nel nord ovest dell'Inghilterra: fino a 70 ragazzi tra i 16 e i 21 anni, disoccupati o a rischio di restare fuori dal mercato del lavoro, parteciperanno a un corso di formazione di tre settimane sull'intelligenza artificiale. Cosa prevede il programma? Si parte dalla semplice conoscenza delle basi dell’Ai, ma è prevista anche la costruzione di strumenti basati sugli algoritmi generativi, poi alcuni incontri saranno dedicati all'uso imprenditoriale delle reti neurali e, da ultimo ma non per ultimo, si rifletterà anche sull'impiego responsabile di questi strumenti. Nel percorso di studi è previsto anche un rafforzamento delle competenze di base di informatica e di lavoro d’ufficio e gli strumenti che saranno utilizzati appartengono ai software di Microsoft, OpenAI e Anthropic. Hanno aderito anche alcune aziende che offriranno un qualificato periodo di apprendistato ai partecipanti, tra queste figurano anche il gruppo di armamenti BAE Systems e l’industria Heinz.
Questo “boot camp” prova ad invertire la rotta perché propone la tecnologia come un rimedio alla disoccupazione giovanile, mentre, solitamente, siamo abituati a pensare che invece la tecnologia sia una minaccia per chi cerca un’occupazione.

Disoccupazione giovanile e Neet, dati su cui riflettere

Vale la pena ricordare che nel Regno Unito i giovani tra i 16 e i 24 anni che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet) hanno superato il milione di unitàUn rapporto firmato dall'ex ministro laburista Alan Milburn ha avvertito che entro il 2031 la percentuale di Neet potrebbe salire a un giovane su sei, con il rischio di trovarsi davanti ad una generazione impreparata al lavoro.

L’AI sta veramente riducendo i posti di lavoro per i giovani?

I riflettori sono puntati soprattutto su chi entra adesso nel mondo del lavoro, perché i nuovi sistemi generativi svolgono bene proprio le mansioni ripetitive che di solito vengono affidate ai nuovi assunti. Un aggiornamento diffuso nel mese di agosto dai ricercatori della Stanford Digital Economy Lab ci restituisce i numeri del fenomeno: l'occupazione dei giovani tra i 22 e i 25 anni nelle professioni più esposte all'intelligenza artificiale risulta del 19% inferiore a quella dei coetanei impiegati in professioni meno esposte, ovviamente tra i lavoratori più esperti non compare un divario simile. Il documento, inoltre, ci rivela che a calare è l'occupazione nei mestieri fondati sulla conoscenza codificata, quella che sta nei manuali e nelle procedure che possono essere trasmessi attraverso un corso. Regge invece, e in alcuni casi cresce, l'occupazione nei mestieri fondati sulla conoscenza tacita, quella che si acquisisce con l'affiancamento di qualcuno più esperto e attraverso la ripetizione degli errori.

Più competenze ma meno posti, il paradosso dell’AI

Certo, possiamo obiettare che le stesse imprese che riducono le posizioni junior adottando l'IA, sono chiamate ad instaurare il primo contratto di lavoro con questi giovani…sembra che siamo davanti ad un restringimento della porta di ingresso nel mercato del lavoro, così accadrà che un candidato più preparato rispetto al passato potrà semplicemente ambire a un numero minore di posti di lavoro.

Neet in Italia, i giovani fuori da studio e lavoro sono
in calo

In Italia il quadro ha dimensioni diverse e un andamento migliore di quanto il senso comune suggerisca, perché i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano erano il 13,3% nel 2025, in netto calo rispetto al 25,7% del 2015 anche se ancora sopra la media europea, ferma all'11%. Il divario territoriale però pesa, e in alcune aree urbane del Mezzogiorno la quota supera il 40%. Forse potrebbe servire un progetto pilota anche nel nostro Belpaese?

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