Un Nobel all'infanzia in guerra

Riconoscere ai bambini di Gaza il premio significa dare ancora valore alla parola pace. Come aderire
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August 22, 2026
Un Nobel all'infanzia in guerra
Contenuto aggiornato il 28 agosto alle 11,05
I nomi fanno da sfondo. Perché i veri protagonisti sono altri. Sono i trecento bambini e adolescenti uccisi in 300 giorni. Uno al giorno dall’ottobre 2025, in un tempo che avrebbe dovuto essere di sospensione dei combattimenti. E invece a Gaza i bambini continuano a morire. Quelli che sopravvivono tra malnutrizione, malattia, acqua sporca e cure inesistenti «stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa». È in nome di questa promessa che Avvenire ha rilanciato la proposta del professor Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace.  Una proposta che nei giorni ha trovato l'adesione di decine di migliaia di persone, formali e informali. Come il cardinale Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, che chiudendo il Meeting di Rimini ha ribadito l'utilità di qualunque iniziativa aiuti a tenere alta l'attenzione su Gaza, a partire da questa.
«Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace», ha scritto nella sua adesione padre Ibrahim Faltas, vicario dalla Custodia di Terra Santa.
Su Avvenire tutti i giorni documentiamo quanto succede in Medio Oriente ma raccontiamo dei diritti negati ai minori ovunque essi siano nel mondo: non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Ci sono i bambini ucraini e quelli russi, ci sono i piccoli iraniani e sudanesi. Ecco perché si può riconoscere nella candidatura al Nobel l'infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi e Continenti. Perché quello che è vero a Gaza – la sofferenza innocente, il diritto di ogni bambino di essere amato e protetto e di non diventare bersaglio inerme dell’odio e della violenza degli adulti –, vale ovunque nel mondo e in qualunque epoca storica.
In che modo centinaia di migliaia di bambini, ovunque, in un mondo di "guerre dimenticate" ingiuste e sproporzionate possono essere testimoni della pace? «I bambini di Gaza – ha scritto in un messaggio ad Avvenire padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di terra Santa – meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subito le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, perché hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, perché hanno perduto gli anni belli dell’infanzia. Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e di giustizia – conclude ancora padre Faltas –. Riconoscerlo nel tempo con il premio Nobel sarà il segno indelebile di chi crede fermamente nella pace».
Da quando la proposta è stata pubblicata su Avvenire, l'8 agosto scorso, alla mail dedicata sono arrivate migliaia e migliaia di adesioni: persone comuni, ma anche politici di primo piano, sindaci, religiosi... Potete aderire anche voi scrivendo una mail a petizione.gaza@avvenire.it

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