Più di 80mila giovani con Leone alla Veglia di Saint-Denis: «Siete i santi della Francia»

di Daniele Zappalà, Saint-Denis
«Non siete soli nel cammino di santità» ricorda il Pontefice additando l’esempio di figure come Giovanna d’Arco, Teresa di Lisieux e Marcel Callo, morto in un lager nazista. «Questa società sembra indifferente a Dio. Ma il Signore non è indifferente verso di noi»
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September 25, 2026
Papa Leone allo Stade de France
Papa Leone allo Stade de France
«Cari amici, la prima cosa che vorrei dire è semplice: grazie a Dio! Grazie a voi! Grazie per il vostro coraggio, per la vostra presenza, per la vostra fede! Voi siete i santi della Francia». Allo Stade de France, “casa” delle emozioni sportive nazionali, Leone XIV prova «grande gioia», in mezzo agli ottantamila under 35 giunti per una veglia di preghiera che resterà scolpita nella memoria di tutti. A loro, rivolge parole nel segno della vicinanza: la «fonte della vera libertà» è a portata di tutti, ovvero nel «rapporto vivente con Gesù». Una prossimità dai doni inesauribili: «La compagnia del Signore, infatti, dà saggezza ai nostri progetti e bellezza ai desideri che portiamo nel cuore». In termini più “sportivi”, invece: «Sì, chi vive con Dio tende verso il meglio: è in allenamento costante». Ma la «dinamica» precisa in questione «si chiama cammino di santità». Come quello del beato Marcel Callo, «un giovane francese, scout e operaio che nell’oscurità del campo di concentramento non ha mai smesso di tendere al bene, rimanendo interiormente libero».
Un buon riassunto è dato da san Paolo, con «tre verbi che fanno appello alla nostra libertà: evita, tendi, combatti». Un programma per nulla opposto ai valori nazionali francesi: «I principi di uguaglianza e fratellanza che ispirano la vostra società trovano qui il loro fondamento: più che semplici prescrizioni legali, sono le scelte radicali e coraggiose di un cuore libero». Ma non si avanza senza lotta, come comprese «santa Giovanna d’Arco, una giovane che ha saputo combattere con audacia». Con un doveroso avvertimento: la lotta spirituale «è quella della fede». L’unica arma è l’«amore che si dona». In ogni caso, niente panico: «Non siamo soli in questo cammino di santità, perché lo percorriamo uniti a tutti i nostri fratelli e sorelle che ci circondano». Con i santi per «alleati», come Teresa del Bambino Gesù, un riflesso del modello universale: «Nel suo combattimento contro il peccato e la morte, la vittoria di Cristo ci libera tutti: da ogni male ci salva, a ogni bene ci invita». Fra le altre figure citate, il curato d’Ars o la beata Pauline Jaricot. Poi, rispondendo a Chloé, studentessa 25enne, Leone XIV ha rilanciato: «È vero, come tu hai detto, che la società in cui viviamo sembra essere indifferente a Dio. Ma il Signore non è indifferente verso di noi!». Anche ogni «legame fraterno» con chi non crede o non è cristiano serve alla «costruzione della società», come un «esercizio di fede e di carità, perché è impossibile testimoniare Cristo senza amare coloro ai quali vogliamo annunciarlo». Nelle altre fedi, «la Chiesa non rifiuta nulla di quanto in esse si trova di vero e di santo».
Tanti gli occhi lucidi sugli spalti. «Sono molto emozionata di vivere tutto questo con i miei amici più cari», ci ha confessato Jeanne, 17 anni, appassionata di cucina, residente non lontano da Saint-Denis. Odon, 18 anni, è giunto con alcuni giovani insegnanti del suo liceo cattolico intitolato a santa Giovanna d’Arco, a Colombes, nella banlieue vicina: «Incontrare il Papa è grandioso. Ci mostra quanto la Chiesa sia legata ai fedeli. Spero che il suo messaggio possa aiutarmi a crescere nella fede. So che quanto ascoltiamo questa sera sarà riempito dall’amore dello Spirito». Animatrice all’oratorio parigino di Nostra Signora del Buon Consiglio, ai piedi di Montmartre, Andréa, 23 anni, studentessa in farmacia, ha osservato il Pontefice con attenzione: «Avverto in lui uno sguardo d’amore verso il prossimo ed è importante in questo mondo così sconquassato. Con piccoli gesti quotidiani d’amore, spetta a noi cambiare il mondo ed è importante avere una ricarica di motivazione». Per Igor, 22 anni, studente in matematica, è forte la speranza di vedere «tutti corroborati nella fede». Vibra pure la voce di Alix, studentessa 17enne all’Institut Notre-Dame, liceo cattolico a Meudon, a sud di Parigi: «Da qualche anno, la mia fede cresce e questa veglia è per me come un incontro personale con il Papa, anche se siamo tantissimi. Spero che la fede delle persone meno credenti possa schiudersi».

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