Il Papa a Notre-Dame rinata: «Lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui. La Chiesa sia una casa aperta»

di Giacomo Gambassi, inviato a Parigi
Un bagno di folla per Leone XIV, il primo Papa a entrare nella Cattedrale di Parigi ricostruita dopo l'incendio del 2019. Nei Vespri con vescovi, sacerdoti, religiosi e laicato, il Pontefice ha indica l'edificio come simbolo di speranza, unità e accoglienza
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September 25, 2026
Il Papa davanti a Notre-Dame
Il Papa davanti a Notre-Dame
È il giorno del Papa a Notre-Dame. Il primo che visita la Cattedrale di Parigi rinata dopo l’incendio del 2019 che l’aveva devastata. Una festa per la Chiesa di Francia. E una festa per l’intero Paese che nel dicembre 2024, quando era stata riaperta, avrebbe voluto la presenza del Pontefice: ma Francesco aveva optato per la Corsica. Leone XIV riserva a questo «luogo-simbolo», come lo chiama, il primo giorno del suo viaggio in Francia e lo sceglie per incontrare nel pomeriggio la comunità ecclesiale celebrando i Vespri con vescovi, sacerdoti, religiosi e laicato. Ad accoglierlo una folla che lo acclama quando arriva nella piazza davanti alla facciata. Bianchissima, anche se arricchita dai colori degli stendardi vaticani e francesi. Come sono bianchissime le navate vertiginose in cui il Papa si immerge quasi fosse uno dei pellegrini che a migliaia, ogni giorno, le frequentano. «Il semplice fatto di entrare – spiega nell’omelia che pronuncia in francese – ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace. Nel restituire questo spazio all’intera umanità, è stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ciò che vede, ascolta e prova».
Leone  XIV sulla papamobile nel percorso di 3 chilometri che l'ha accompagnato verso Notre-Dame: sono state oltre 300mila le persone che lo hanno acclamato lungo la strada
Leone  XIV sulla papamobile nel percorso di 3 chilometri che l'ha accompagnato verso Notre-Dame: sono state oltre 300mila le persone che lo hanno acclamato lungo la strada
Le colonne e le volte così candide raccontano di una risurrezione dalle macerie che ha del prodigioso in una chiesa che rimane un capolavoro gotico. Sono «il simbolo di una speranza ritrovata, la prova che ciò che si credeva distrutto per sempre può rinascere grazie alla collaborazione di tutti», sostiene il Pontefice. A dargli il benvenuto anche l’ultima gru e le impalcature nel retro dell’edificio. Tradizione e creatività si abbracciano nelle opere che lo decorano. Leone XIV torna alle ore dell’incendio, fra il 15 e il 16 aprile di sette anni fa, «quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la Cattedrale avvolta da fiamme spaventose. Quel dolore non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti. E ci accorgemmo che Notre-Dame è più di un monumento. La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra». Il presidente Emmanuel Macron avrebbe voluto accompagnare il Papa nel suo ingresso a Notre-Dame. È stato, invece, deciso che l’appuntamento restasse un incontro di preghiera. Però Leone XIV, al mattino durante la tappa all’Eliseo, ringrazia il capo dello Stato per l’«attenzione particolare» al «grande cantiere di restauro». Ed evidenzia che la riapertura è «la testimonianza di un’unità realizzata nello sforzo comune». Poi il richiamo: «Un risultato così bello deve ispirare a tutti gli attori della vita politica, sociale e religiosa del Paese un nuovo slancio per operare incessantemente in uno spirito di unità».
La facciata di Notre-Dame prima dell'arrivo del Papa
La facciata di Notre-Dame prima dell'arrivo del Papa
Nei Vespri Leone XIV definisce la “riconsegna” di Notre-Dame come «l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale». Un approccio che deve farsi stile ecclesiale. «Lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui», dice alla Chiesa di Francia. Significa, in prima battuta, anteporre «a tutto l’Evangelii gaudium, ossia quella conversione missionaria che papa Francesco ci ha testimoniato», afferma. E significa fare di ogni parrocchia una «casa aperta». Da qui l’invito «ad essere sempre “in uscita”». Perché «la comunità cristiana non si costituisce come enclave in cui ritrarsi per difendersi dal proprio tempo. Si offre, al contrario, come le antiche Cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta». E incoraggia a valorizzare «con fiducia la presenza missionaria dei fedeli laici che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano».
Una signora francese felice di accogliere il Papa nella sua Parigi
Una signora francese felice di accogliere il Papa nella sua Parigi
Certo, tiene a precisare Leone XIV, la Cattedrale sarebbe «un involucro di pietra da ammirare» se non vivesse della preghiera e del «mistero sacro che vi si celebra», l’Eucaristia. Il Papa dà l’esempio con i Vespri. «Svuotata dell’azione liturgica, perderebbe la sua anima», avverte. E “promuove” la presenza dei «visitatori anche durante le celebrazioni» che notano la comunità riunita, «le camminano intorno e osservano. La Chiesa appare per ciò che è: un organismo vivo, una comunità credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste». Soprattutto in «un tempo che appare senza pienezza, senza profondità, senza promesse», la «nobile semplicità del canto, della parola, del gesto liturgico può rappresentare per molti uno squarcio, un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa». Perciò il Pontefice chiede di «avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole». Inoltre ogni momento di preghiera deve tradursi in vita, «rendendoci più consapevoli delle nostre responsabilità» e aiutando ciascuno «a smascherare i rapporti di potere ingiusti e a custodire i germogli di giustizia e di pace». Fra i gesti del Papa c’è l’omaggio alla statua trecentesca della Vergine col Bambino che l’incendio non ha intaccato. «Oggi brilla nuovamente davanti a noi», fa sapere. Come Notre-Dame ritrovata.

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