Zuppi al Festival Francescano: «No alle armi, costruiamo ospedali!»

Il cardinale e presidente della Cei interviene in piazza Maggiore a Bologna, dialogando con il maestro Giovanni Allevi. «Non lasciamo nessuno solo nella sofferenza»
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September 25, 2026
Zuppi al Festival Francescano: «No alle armi, costruiamo ospedali!»
Il cardinale Zuppi e il maestro Giovanni Allevi sul palco del Festival Francescano in piazza Maggiore a Bologna / Tiberio Ventura
«Non costruiamo le armi, costruiamo gli ospedali!». «Gli ospedali non vengano bombardati!». Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, alza la voce per scandire queste frasi in piazza Maggiore sul palco del Festival Francescano sul tema “Sorella morte”, organizzato dal Movimento francescano dell'Emilia-Romagna e in corso fino a domenica. Sul palco, assieme al maestro Giovanni Allevi, interviene nel panel “La bellezza che salva: il prodigio di musica e arte”, con la moderazione di Monica Mondo. Dopo il racconto della scoperta della malattia del maestro, un mieloma multiplo, il pensiero va a quanti «vivono dove non ci sono ospedali, non ci sono cure, si muore e non si sa perché» e da parte del cardinale arriva il richiamo a disinvestire negli armamenti e tutelare le vite di tutti, in particolare dei più fragili. La fragilità, è stato riconosciuto, è il segno distintivo e più autentico di ogni uomo. «Nella sala d’attesa dell’ospedale – racconta Allevi –, un anziano signore, dopo un brusio tra i pazienti che mi avevano riconosciuto, ha alzato un braccio, quasi a voler parlare a nome di tutti, e, guardandomi negli occhi, mi ha detto: “Qui siamo tutti uguali”. Lo ha detto in modo gentile, senza acredine». «Per me è stato uno spartiacque – confida –. Ho visto che quando cadono le maschere, i condizionamenti, i giudizi, noi siamo luce, siamo slancio vitale». «Non contano gli obiettivi raggiunti o non raggiunti, ma solo la persona che siamo», continua. «Questo “siamo tutti uguali” dovremmo dircelo di più e più spesso», aggiunge Zuppi. L’ultimo invito, in chiusura, dopo una serata in cui si è chiesto di «non nascondere la morte, perché significa darle più potere», è quello a «non lasciare nessuno da solo nella sofferenza», chiede l'arcivescovo di Bologna. «Ho imparato che il dolore non è un monolite inscalfibile», conclude Allevi, raccontando le passeggiate lungo i navigli, a Milano, di cui ha bisogno per lenire il mal di schiena e durante le quali si ferma a parlare con chi gli confida le proprie fragilità. «In quei momenti, vedo che il dolore fisico, che ancora c’è e c’è sempre, si mette da parte».

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