Zuppi al Festival Francescano: «No alle armi, costruiamo ospedali!»
di Irene Funghi
Il cardinale e presidente della Cei interviene in piazza Maggiore a Bologna, dialogando con il maestro Giovanni Allevi. «Non lasciamo nessuno solo nella sofferenza»

«Non costruiamo le armi, costruiamo gli ospedali!». «Gli ospedali non vengano bombardati!». Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, alza la voce per scandire queste frasi in piazza Maggiore sul palco del Festival Francescano sul tema “Sorella morte”, organizzato dal Movimento francescano dell'Emilia-Romagna e in corso fino a domenica. Sul palco, assieme al maestro Giovanni Allevi, interviene nel panel “La bellezza che salva: il prodigio di musica e arte”, con la moderazione di Monica Mondo. Dopo il racconto della scoperta della malattia del maestro, un mieloma multiplo, il pensiero va a quanti «vivono dove non ci sono ospedali, non ci sono cure, si muore e non si sa perché» e da parte del cardinale arriva il richiamo a disinvestire negli armamenti e tutelare le vite di tutti, in particolare dei più fragili. La fragilità, è stato riconosciuto, è il segno distintivo e più autentico di ogni uomo. «Nella sala d’attesa dell’ospedale – racconta Allevi –, un anziano signore, dopo un brusio tra i pazienti che mi avevano riconosciuto, ha alzato un braccio, quasi a voler parlare a nome di tutti, e, guardandomi negli occhi, mi ha detto: “Qui siamo tutti uguali”. Lo ha detto in modo gentile, senza acredine». «Per me è stato uno spartiacque – confida –. Ho visto che quando cadono le maschere, i condizionamenti, i giudizi, noi siamo luce, siamo slancio vitale». «Non contano gli obiettivi raggiunti o non raggiunti, ma solo la persona che siamo», continua. «Questo “siamo tutti uguali” dovremmo dircelo di più e più spesso», aggiunge Zuppi. L’ultimo invito, in chiusura, dopo una serata in cui si è chiesto di «non nascondere la morte, perché significa darle più potere», è quello a «non lasciare nessuno da solo nella sofferenza», chiede l'arcivescovo di Bologna. «Ho imparato che il dolore non è un monolite inscalfibile», conclude Allevi, raccontando le passeggiate lungo i navigli, a Milano, di cui ha bisogno per lenire il mal di schiena e durante le quali si ferma a parlare con chi gli confida le proprie fragilità. «In quei momenti, vedo che il dolore fisico, che ancora c’è e c’è sempre, si mette da parte».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





