L'arcivescovo Lorefice: l'iniziazione alla fede non può essere legata a consuetudini commerciali
di Luigi Perollo, Palermo
A proposito delle polemiche sollevate da un'associazione di imprese sui riti di comunioni e cresime a Palermo, la diocesi ha più volte sottolineato come i sacramenti non c'entrino nulla con il business

Le recenti polemiche alimentate a Palermo dall’organizzazione di categoria Confimprese riguardo al Progetto Catechistico Diocesano per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, hanno offerto all’arcidiocesi di Palermo la possibilità di ribadire lo spirito di un lungo cammino avviato nel 2024 dopo anni di confronto fra tutte le espressioni della Chiesa locale, tra cui l’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro. Questo cammino ha a cuore unicamente il bene delle famiglie e si colloca pienamente nel cammino sinodale della Chiesa italiana. Lo ha recentemente ricordato anche Leone XIV: «L’iniziazione cristiana non può essere pensata solo come una preparazione ai Sacramenti ma come un percorso di maturazione, un vero e proprio itinerario».
Forte di quell’ampio e approfondito confronto, la Chiesa di Palermo ha scelto – scartando soluzioni “ibride” – di far camminare tutti con lo stesso passo verso un itinerario di autentica maturazione attraverso il percorso catecumenale di iniziazione cristiana che, oltre ai fanciulli e i ragazzi, coinvolge le famiglie nonché le comunità parrocchiali e non solo i catechisti.
L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice conosce perfettamente il tessuto sociale ed economico della città e in numerose occasioni si è fatto carico – anticipando spesso l’intervento delle istituzioni – delle fragilità e delle sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico. Ma per l’arcidiocesi questo stato di cose non può alimentare letture distorte e rispondenti unicamente al mantenimento delle soglie di profitto della cosiddetta “filiera delle comunioni”, letture che rischiano di non considerare la celebrazione della Prima Comunione e della Cresima come un momento di maturazione del percorso di fede del singolo ragazzo ma come un “evento” da festeggiare attraverso l’attività di ristorazione, video-fotografica, floreale, dolciaria, di autonoleggio, sartoriale.
La proposta – rivolta all’arcidiocesi a suon di comunicati stampa e con l’annuncio di sit in – di comprimere il cammino di fede in “corsi intensivi di catechismo” per poter celebrare solo le Prime Comunioni già nel 2027, appare indifferente e addirittura contraddittoria rispetto alla natura stessa della riforma così faticosamente e meticolosamente costruita: una simile riduzione, infatti, priverebbe i bambini del tempo necessario per fare un’autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso del Progetto (che, seppur ai primi passi, vede già l’apprezzamento e il coinvolgimento sereno e corresponsabile della stragrande maggioranza delle famiglie e delle parrocchie, rappresentando quindi un impegno condiviso dalle diverse espressioni della Chiesa di Palermo).
Come sottolinea l’arcivescovo Lorefice, «l’iniziazione alla fede e la celebrazione dei sacramenti attingono unicamente all’orizzonte del Dono. Sin dalle loro origini evangeliche, i sacramenti non sono in alcun modo legati alle consuetudini di natura squisitamente commerciale che, nel corso del tempo, si sono sovrapposte alle fondamenta religiose di questi passaggi decisivi del cammino di fede cristiana. È preciso compito della Chiesa tutelarne la natura intrinseca, impegnandosi a porli in dialogo fecondo con le urgenze del presente, certo, ma in una chiave specifica: proprio in questo contesto storico, infatti, il rinnovamento proposto si traduce nell’offrire un maggiore coinvolgimento alle famiglie, restituendo alle parrocchie la vocazione di significativi spazi di condivisione e di accompagnamento nei percorsi educativi, soprattutto in vista di una vita personale e sociale illuminata dal Vangelo di Cristo e alimentata nella comunità cristiana». È proprio su questa inderogabile responsabilità che la Chiesa di Palermo non intende arretrare modificando il progetto catechistico in atto, una posizione ribadita in questi giorni assieme all’attenzione e all’ascolto delle fatiche di chi vive e lavora nella nostra città. Gli aspetti di ordine sociale ed economico evocati vanno contestualizzati nella cornice più ampia dell’attuale crisi economica mondiale con le sue ricadute anche in Sicilia e a Palermo. Sono pertanto problematiche da affrontare nei contesti istituzionali preposti.
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