Addio a Varenne, la leggenda del trotto. Ecco tutta la sua storia

È scomparso in un allevamento di Eboli il cavallo italiano che ha rivoluzionato l'ippica: 62 vittoria in 73 corse, sei milioni di euro in premi. Dalla prima squalifica al rapporto con Enzo Giordano fino ai record e alla fama mondiale
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August 18, 2026
Il cavallo Varenne durante una sfilata nel 2010 in piazza Castello a Torino / ANSA
Il cavallo Varenne durante una sfilata nel 2010 in piazza Castello a Torino / ANSA
Come Ribot nel galoppo, così Varenne nel trotto. Cavalcando la fantasia di generazioni, sulle ali della bellezza e del mito. E' stato il cavallo alato che ha fatto diventare il trotto uno spettacolo mondiale, capace di vincere a Parigi come a Stoccolma, ad Agnano come a New York. Varenne, il “Capitano”, è morto oggi a 31 anni nell'allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno, dove ha trascorso l'ultimo periodo della sua vita. Con lui scompare il protagonista di una delle più straordinarie epopee della storia dell'ippica: 62 vittorie in 73 corse, oltre sei milioni di euro di premi e un palmarès costruito nei più prestigiosi ippodromi del mondo. Il leggendario cavallo era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, nel Ferrarese, all'allevamento di Zenzalino. Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, aveva un nome che sembrava già contenere una destinazione internazionale: Varenne, come la rue de Varenne di Parigi, la strada dell'ambasciata d'Italia in Francia. Quella città sarebbe diventata, pochi anni più tardi, uno dei luoghi della sua consacrazione. Generando una febbre da cavallo non soltanto negli scommettitori, ma anche nel grande pubblico sportivo.
Nel mondo del trotto è stato considerato, a ragione, qualcosa di più di un campione. Un fenomeno. Il cavallo capace di trasformare una corsa in un racconto, un arrivo in una scena da ricordare, una vittoria in un appuntamento per un pubblico che andava ben oltre gli appassionati di ippica. Il suo bilancio racconta già una parte della leggenda: 73 corse disputate, 62 vittorie, sei secondi posti e due terzi posti, con oltre sei milioni di euro di premi. Il sito ufficiale dedicato al campione lo definisce il cavallo più forte di tutti i tempi e ricorda come sia stato il trottatore più ricco e vincente della storia.
Ma per capire Varenne bisogna tornare all'inizio. E all'inizio, curiosamente, c'è una squalifica. Il debutto arriva a Bologna, il 4 aprile 1998. Varenne rompe di galoppo e viene squalificato, ma quella giornata che avrebbe potuto essere soltanto una battuta d'arresto diventa invece il primo indizio di ciò che sta per accadere. Costretto a lasciare strada agli avversari, il giovane cavallo produce una rimonta impressionante e si fa notare dagli osservatori. Tra questi c'è Enzo Giordano, appassionato di ippica e cambiavalute napoletano quando ancora non c’era la moneta unica, che decide di comprarlo dall'allenatore e driver francese Jean-Pierre Dubois per 150 milioni di vecchie lire.
È l'inizio della storia della Scuderia Dany e, soprattutto, del binomio che avrebbe accompagnato Varenne nell'età dell'oro: l'allenatore finlandese Jori Turja e il driver romano Giampaolo Minnucci. Con Minnucci, salvo il debutto e due parentesi nel 2002 dovute alla squalifica del driver romano, Varenne costruirà un rapporto destinato a diventare parte integrante della sua leggenda. «Ci lascia non solo il più grande cavallo trottatore della storia ma una delle più grandi leggende italiane, che va oltre lo sport. L'affetto di tanti italiani in queste ore è commovente, ringrazio tutti». Così un emozionato Daniele Giordano, divenuto proprietario di Varenne, dopo la morte, l'anno scorso, del padre Enzo. «Sono stato testimone di quasi tutte le vittorie di Varenne, perché seguivo sempre mio padre negli ippodromi di tutto il mondo - aggiunge Giordano -. Mi ricordo con particolare emozione quando, dopo il secondo successo nel Gran Prix d'Amerique nel 2002, Varenne si inchinò di fronte a decine e decine di bandiere italiane. Provammo una felicità particolarmente intensa».
La prima grande consacrazione di Varenne arrivò nel 1998, con il Derby italiano del trotto. Varenne affronta Viking Kronos, il dominatore della sua generazione, e lo batte con autorevolezza. L'anno successivo è quello della definitiva esplosione: Varenne vince quasi tutti i grandi appuntamenti del circuito dei quattro anni e si presenta sulla scena internazionale al Gran Premio delle Nazioni di San Siro, dove supera anche la fortissima americana Moni Maker. Il 1999 si chiude con un dato che anticipa la sua natura: 14 corse, 14 vittorie.
Nel 2000 il confronto si fa mondiale. Varenne corre 18 volte e vince 13 corse. A Parigi, nel suo primo Prix d'Amérique, deve fare i conti con una partenza contestata e ripetuta tre volte. Rimane nelle retrovie, poi rimonta, arriva a prendere la testa e soltanto nel finale paga lo sforzo, chiudendo terzo. Non è ancora la vittoria, ma è già una dimostrazione di forza. Due settimane dopo, sulla stessa pista, batte Général du Pommeau nel Prix Louis Roederer. Poi arrivano il Gran Premio della Lotteria di Agnano e il Gran Premio Giubileo di Roma.
Poi arriva il 2001. E' l'anno nel quale Varenne smette semplicemente di essere un campione e diventa una misura con cui confrontare tutti gli altri. A gennaio conquista il Prix d'Amérique. A maggio, ad Agnano, concede il bis nella Lotteria. Poche settimane dopo vola a Stoccolma e vince l'Elitloppet, piegando sul rettilineo il beniamino di casa Victory Tilly. Tre grandi corse, tre nazioni, tre trionfi. E non è finita.
In estate attraversa l'Atlantico per affrontare la Breeders Crown, negli Stati Uniti. A Meadowlands Varenne domina e fissa il record mondiale sul miglio: 1'09"1 al chilometro, un tempo che allora sembrava appartenere a un'altra dimensione. Il risultato consegna al cavallo italiano una dimensione definitivamente globale. La vittoria americana, ottenuta davanti a un pubblico in festa e alle bandiere tricolori degli italoamericani, diventa una delle immagini simbolo della sua carriera. Il 2001 è, semplicemente, l'anno di Varenne. Il Prix d'Amérique, la Lotteria, l'Elitloppet e la Breeders Crown rappresentano una sequenza che nessun altro trottatore aveva saputo realizzare nello stesso anno. Il sito ufficiale del campione considera proprio quella stagione la vetta della sua leggenda: Varenne è l'unico trottatore ad aver conquistato nello stesso anno le principali corse del trotto mondiale. A rendere ancora più straordinaria la sua storia c'è il modo in cui quelle vittorie arrivavano. Varenne non aveva bisogno di nascondersi. Era un cavallo capace di correre davanti, di imporre il proprio ritmo, di aspettare e poi accelerare, di rimontare quando sembrava perduto. La sua superiorità aveva spesso qualcosa di teatrale, ma non di artificioso: era la conseguenza di una combinazione irripetibile di velocità, resistenza, intelligenza agonistica e capacità di esprimersi su piste e distanze differenti.
Nel 2002 il “Capitano” ripete il Grand Slam europeo: di nuovo Prix d'Amérique, di nuovo Lotteria, di nuovo Elitloppet. A Stoccolma torna a vincere e continua il suo giro del mondo, accumulando successi e record. A quel punto Varenne è già il trottatore più ricco e più veloce della storia, oltre che un'autentica celebrità. Le sue imprese conquistano le pagine dei giornali sportivi ma anche quelle della stampa generalista. La sua immagine arriva fino alla copertina di SportWeek, segno di una popolarità ormai uscita dai confini dell'ippica.
La carriera agonistica si chiude il 28 settembre 2002 a Montréal, nella tappa conclusiva della World Cup. È una sconfitta, inattesa per un cavallo abituato a vincere, ma il trofeo è comunque suo grazie ai risultati precedenti. È quasi un dettaglio statistico rispetto a ciò che è accaduto nei quattro anni precedenti. Varenne lascia le piste con un'eredità che nessun risultato negativo può scalfire. 
Da quel momento comincia una seconda vita. Varenne diventa stallone. Dal 2002 viene impiegato nella riproduzione e negli anni successivi la sua fama passa alle nuove generazioni. Sono più di 2.000 i figli attribuiti al “Capitano” secondo le informazioni riportate sul suo profilo ufficiale e nelle biografie dedicate al campione. Tra loro ci sono vincitori del Derby italiano come Lana del Rio, Nadir Kronos, Olona Ok, Pascià Lest e Testimonial Ok. Altri suoi figli hanno costruito carriere internazionali di primo piano. E' forse questo l'aspetto più importante della seconda parte della sua storia: Varenne non ha semplicemente lasciato un albo d'oro. Ha lasciato una discendenza. Il suo nome è diventato anche un patrimonio genetico del trotto italiano e internazionale.
Dopo l'allevamento Il Grifone di Vigone, in Piemonte, è passato all'Equicenter Monteleone, nel Pavese, e poi alla tenuta Il Cigno di Villanterio. Nel marzo 2025 era arrivato all'allevamento LJ di Dario De Angelis, a Eboli, in Campania. Lì ha trascorso l'ultimo tratto della sua vita, ormai lontano dalle piste ma ancora capace di richiamare appassionati e visitatori. Il suo sito ufficiale ricorda come, anche negli ultimi anni, fosse meta di visite da parte di ammiratori provenienti da tutto il mondo.
Varenne non è stato imbattibile: ha perso 11 delle sue 73 corse. Ma è proprio questo a rendere la sua storia ancora più "umana", pur trattandosi della storia di un cavallo. Il debutto con una squalifica, la rimonta impossibile, le sconfitte, le vittorie, i record, il giro del mondo e infine il ritiro. Una carriera breve, come sono brevi le carriere dei grandi campioni, ma abbastanza lunga da lasciare una traccia che il tempo difficilmente cancellerà. Guarda i muscoli del "Capitano", canterebbe ancora De Gregori.
 
 
 
 

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