Meloni ricorda la strage di Vergarolla: «Sia fatta luce»

A 80 anni di distanza, la più grande carneficina sul suolo italiano resta ancora senza un colpevole. Pretto (Forza Italia) propone di istituire una commissione di inchiesta in Parlamento: «Non per alimentare contrapposizioni, ma per restituire dignità alle vittime, ai loro familiari e agli esuli»
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August 18, 2026
Meloni ricorda la strage di Vergarolla: «Sia fatta luce»
Monumento per le vittime della strage di Vergarolla, Trieste, 2 aprile 2012 (Pedrassani)
Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla - nella città istriana di Pola, allora territorio italiano - è domenica, molti connazionali si rilassano e seguono le gare della Coppa Scarioni organizzate dai canottieri della Pietas Julia. Abbandonati sulla spiaggia, ai bordi dell'arenile, ci sono decine di residuati bellici, tra mine antisbarco e bombe. I bambini ci salgono a cavalcioni, in un certo senso sono parte del paesaggio. Tolti gli inneschi, d'altronde, sono considerati ormai innocui. E invece, attorno alle 14.15, gli ordigni esplodono. Dopo il boato, a terra restano i corpi maciullati dei bagnanti, molti bambini. Sono 64 quelli identificati, ma il totale supera il centinaio. È la più grande strage (almeno usando come misura dell'orrore il numero dei morti) sul suolo della Repubblica italiana. Eppure molti non ne hanno mai sentito parlare. Ma soprattutto non ha ancora un colpevole.
Il messaggio della premier
«Oggi l’Italia onora la memoria dei connazionali uccisi il 18 agosto 1946 sulla spiaggia di Vergarolla, nella più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana», scrive via social la premier Giorgia Meloni. «Una carneficina caduta nell’oblio per decenni e che è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito. Decine e decine di civili innocenti - uomini, donne e bambini - vennero uccisi secondo un macabro disegno, mentre assistevano ad una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità. Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento. Ciò che è certo è che l’eccidio di Vergarolla segnò uno dei momenti più drammatici di quella stagione di violenze, contribuendo in modo determinante alla decisione della maggior parte degli italiani di lasciare Pola e intraprendere la via dell’esodo». La premier ha poi ricordato «Geppino Micheletti, medico dell’ospedale di Pola che continuò ad operare i feriti e i mutilati dell’esplosione anche dopo aver saputo che tra i morti c’erano anche suo fratello, sua cognata e i suoi due bambini, di 9 e 5 anni».
La commissione di inchiesta
A distanza di 80 anni, arriva in Parlamento la proposta di istituire una commissione di inchiesta sulla strage di Vergarolla. Primo firmatario, il deputato forzista (ex Lega), Erik Pretto. Un impegno per certi versi simbolico, dato che la legislatura volge al termine ed è difficile pensare che una commissione possa in così poco tempo sortire effetti, ma che rappresenta un passo importante a livello politico. «A 80 anni di distanza non possiamo limitarci alla necessaria commemorazione - dice lo stesso Pretto - abbiamo il dovere di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione delle nostre Istituzioni per fare piena luce su quanto accaduto. Non per alimentare contrapposizioni, ma per restituire dignità alle vittime, ai loro familiari e agli esuli istriani, fiumani e dalmati, costruendo una memoria finalmente fondata sulla conoscenza e sulla tanto auspicata riconciliazione».
Il contesto e le domande irrisolte
Chi abbia innescato quegli ordigni rimane, distanza di 80 anni, ancora un mistero. Per provare a capirne di più, bisogna ricostruire cosa era Pola a quell'epoca. Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, l’Istria è occupata dalle truppe jugoslave del maresciallo Tito. Pola è a tutti gli effetti una città italiana, abitata da 30mila connazionali, seppur sotto il controllo inglese. Solo nel febbraio del 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, diventa jugoslava, dando via a un esodo di massa degli italiani, già cominciato in realtà dopo la strage di Vergarolla. Gli esperti militari inglesi esclusero fin dall'inizio l’esplosione accidentale, ma lì si fermarono. Per gli italiani di Pola, mandanti ed esecutori andavano cercati tra i partigiani nazionalisti titini che, in questo modo, avrebbero spinto la comunità italiana a lasciare la città, come poi avvenne. Oggi Pola è una città croata in cui sopravvive una piccola ma fiera comunità italiana, di certo poco intenzionata a dimenticare l'orrore di quella domenica di agosto. In Italia, per convenienze politiche o diplomatiche, a lungo si è preferito soprassedere. Solo dal 2004, con l'istituzione di una giornata del ricordo, qualcosa è lentamente cambiato. Eppure, la verità resta ancora lontana. 

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