Yasmine, la ragazza arrivata dal Pakistan che traduce per la Finanza le storie dello sfruttamento

L'infanzia in Val di Non, poi gli studi e il lavoro come consulente tecnico nelle inchieste sul caporalato: «Sogno di entrare nelle Fiamme Gialle»
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August 18, 2026
Yasmine, la ragazza arrivata dal Pakistan che traduce per la Finanza le storie dello sfruttamento
ITALIA, GDF, GUARDIA DI FINANZA, CAPPELLO, LUGLIO 2012 Un cappello della guardia di finanza, Pisa, 31 luglio 2012. ANSA/STRINGER
Yasmine è nata in Pakistan, è arrivata con la famiglia in Val di Non, in Trentino, che aveva pochi mesi. Famiglia di agricoltori venuta in Italia per trovare lavoro. Oggi Yasmine ha 20 anni, bellissima ragazza occidentale, è cittadina italiana e vuole fare la Guardia di Finanza, «perché mi è sempre piaciuto aiutare le persone, soprattutto quelle sfruttate». Che lei ha incontrato e conosciuto. Infatti, in attesa del concorso a fine anno, dal settembre 2025 lavora come consulente tecnico delle Fiamme gialle nelle inchieste sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati. Fa l’interprete nelle lingue che si parlano in India e Pakistan (hurdu, pastu, punjabi) nel corso degli interrogatori dei lavoratori e traduce i documenti che vengono sequestrati. Oltre alle lingue asiatiche, parla un perfetto italiano con accento “noneso”, inglese e sta imparando anche il tedesco.
«Cerco di aiutare e rassicurare i lavoratori, devo entrare nella loro testa. Sono brava», dice sorridendo orgogliosamente. «Queste persone non sono a conoscenza delle leggi italiane. Quando firmano un contratto non conoscono i loro diritti, così accade che debbano lavorare 14 ore al giorno, tutti i giorni della settimana, senza riposo per solo 900 euro al mese». In questi mesi ha collaborato soprattutto a un’importante inchiesta sulle truffe legate al decreto flussi che anche in Trentino sono molto diffuse. Ci racconta di un ragazzo indiano di 23 anni che «aveva pagato 8mila euro per venire in Italia ma arrivato a Roma non aveva trovato l’azienda che doveva assumerlo. Così è venuto in Trentino, dove per due mesi ha vissuto per strada, senza mangiare. Piangeva. Ora è a Terracina e lavora».
Yasmine ha imparato tanti trucchi dei “padroni”, quelli classici dal Sud al Nord. «Dicono ai lavoratori di scappare quando arrivano i controlli, di negare tutto o che sono al primo giorno di lavoro». Non sono casi isolati, anche in Trentino. «Ho partecipato all’interrogatorio di circa 200 lavoratori indiani. E una volta siamo partiti alle 3 di notte per andare al confine con la Lombardia per perquisire una casa». E le abitazioni sono un altro elemento dello sfruttamento. «In case per 5 persone ne fanno vivere fino a 18-20. E sono proprietari italiani». Yasmine malgrado la giovane età ha preso molto sul serio questo lavoro che è ormai parte della sua vita italiana. «Sono felice, soddisfatta. Non mi sento pachistana ma italiana. Ho amici italiani, vesto italiano, mangio italiano. Non nego di avere una storia diversa da altre ragazze pachistane. Ho difeso la mia libertà». Ma non è sempre stato facile. «Sono sempre stata un po’ rivoluzionaria ma anche io ho subito razzismo, soprattutto da piccola, fino alla scuola media, anche perché allora vestivo in modo tradizionale. Mi prendevano in giro, mi chiamavano “scimmia”. Ma alle superiori è cambiato tutto. La scuola mi ha aiutato, anche grazie a bravi insegnanti». Scuola professionale con indirizzo economico/finanziario, come ad anticipare i suoi attuali desideri. Ora veste occidentale e oltre al lavoro con la Finanza, da due anni fa la cameriera in un ristorante ed è molto apprezzata per come lavora e per la gentilezza. Scelte di libertà anche a costo di tensioni in famiglia, dove i due fratelli più piccoli, nati in Italia, pur molto legati a lei rispettano le tradizioni. «I miei genitori all’inizio erano contrari alle mie scelte ma poi hanno cambiato idea. Esco, mi vedo con gli amici, tutti italiani, e ora mamma e papà, che lavora in un caseificio, si fidano». Così come per il suo desiderio di fare la guardia di finanza. «Hanno capito che voglio aiutare chi è in difficoltà. Ho incontrato tante persone sfruttate e mi è dispiaciuto molto. Li voglio difendere e mamma e papà sono contenti».

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