Tania, uccisa dal suo ex che aveva già tentato di strangolarla (e che lei aveva denunciato)

L'ennesimo femminicidio a Ferragosto nel Veneziano: l’assassino si è tolto la vita. La donna aveva anche avvertito i vicini: «Se si presenta non apritegli»
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August 17, 2026
Un'immagine di Tania Terrin, 39 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto nella sua abitazione di Camponogara (Venezia) / ANSA
Un'immagine di Tania Terrin, 39 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto nella sua abitazione di Camponogara (Venezia) / ANSA
Tania Terrin aveva già chiesto aiuto. Ad aprile aveva denunciato l’ex compagno, Dino Keber, dopo che l’uomo aveva tentato di strangolarla. A giugno il questore di Venezia aveva emesso nei suoi confronti un ammonimento. Quattro mesi dopo, la sera di Ferragosto, la donna, 39 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano. Secondo i primi accertamenti sarebbe stata strangolata. E Keber, 43 anni, è stato trovato morto impiccato nella sua casa di Dolo. Si tratta, secondo gli inquirenti, di un omicidio-suicidio. A ricostruire la sequenza degli ultimi mesi sono le informazioni raccolte da La Nuova Venezia. Dopo la fine della relazione, Tania aveva presentato una querela nei confronti dell’ex, corredata da un certificato medico, proprio per l’aggressione subita ad aprile. La violenza era stata dunque già segnalata e aveva portato a un provvedimento formale dell’autorità di pubblica sicurezza.
La donna, inoltre, aveva cercato di coinvolgere anche chi abitava vicino a lei. Dopo l'aggressione aveva scritto nel gruppo WhatsApp del vicinato, accompagnando il messaggio con una fotografia di Keber: «Se viene questa persona non apritegli». A una vicina aveva raccontato di trovarselo «spesso sotto casa». Nei giorni successivi, però, la situazione sembrava essersi calmata e l'uomo non era più stato visto nei dintorni. È nella tarda serata di domenica che l'allarme è scattato. La madre di Tania aveva cercato di entrare in casa della figlia, senza riuscirci. Ha bussato alla porta, l'ha chiamata al telefono per verificare se fosse in casa e, non ricevendo risposta, si è rivolta ai carabinieri. I militari sono intervenuti nell'abitazione di Camponogara. Dopo aver perlustrato gli appartamenti vicini, sono riusciti a raggiungere il balcone passando da quello di una vicina e sono entrati dalla finestra, che era aperta. All'interno hanno trovato Tania, ormai senza vita, sul divano. La porta d'ingresso non presentava segni di effrazione.
Poco dopo è stato individuato anche il corpo di Keber, nella sua abitazione di Dolo. Le forze dell'ordine mantengono ancora riserbo sulla dinamica dell'omicidio e sui dettagli che hanno preceduto la morte della donna. Gli accertamenti dovranno chiarire anche la precisa successione degli eventi. La vicenda ha colpito profondamente il territorio. Tania era originaria di Vigonovo, il paese veneziano diventato negli ultimi anni uno dei luoghi simbolo della violenza contro le donne dopo l'uccisione di Giulia Cecchettin, assassinata nel novembre 2023 dall'ex fidanzato Filippo Turetta. A Vigonovo lavorava inoltre Giada Zanola, morta nel 2023 dopo essere stata gettata da un cavalcavia a Vigonza, nel Padovano. «La notizia della morte di Tania Terrin ci colpisce profondamente», ha dichiarato il sindaco di Vigonovo, Luca Martello. «Non possiamo ignorare che ancora una volta una donna ha perso la vita per mano di un uomo. Anche Tania, a quanto emerge, aveva già chiesto aiuto e denunciato una situazione che la preoccupava». Il sindaco ha richiamato quindi la necessità di non considerare questi episodi come tragedie isolate: «Le istituzioni devono continuare a fare la propria parte, ma dev'essere chiaro che questa è anche una responsabilità che riguarda ciascuno di noi».
La morte di Tania riapre il dibattito sull'efficacia delle misure messe in campo a tutela delle donne: che cosa accade quando una di loro segnala una situazione di violenza, ma la minaccia non si esaurisce con una denuncia o con un provvedimento? Nel suo caso, ad aprile erano già comparsi segnali concreti di pericolo: un'aggressione, una querela, un certificato medico, un ammonimento del questore e persino la richiesta ai vicini di non aprire la porta all'ex compagno. Quattro mesi dopo, quella paura è diventata una tragedia. Cosa non ha funzionato?

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