Ritorno a Tecchi

Un viaggio alla riscoperta di Bonaventura Tecchi, scrittore oggi dimenticato, e dei suoi racconti più enigmatici, tra inquietudini, simbolismi e il trionfo della carne
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October 24, 2026
Bonaventura Tecchi di Bagnoregio, scrittore cristiano di precoce successo a metà degli anni Venti coi racconti Il nome sulla sabbia ma oggi totalmente dimenticato, delizioso memorialista, tra i primi germanisti di fama internazionale, l’amico caro di Gadda e Montale, il giovanissimo direttore di quel Gabinetto Vieusseux che vide nascere, con la sua collaborazione, la rivista Solaria, è l’autore, nel 1931, di uno dei libri più misteriosi del Novecento italiano, Tre storie d’amore, dove, accanto al più lungo Amalia, di impianto tradizionale, comparivano I gatti e I grassi, il primo dei quali Enzo Siciliano giustamente antologizzò nei Racconti italiani del Novecento.
Quando ho accettato anni fa di introdurle per l’editore Avagliano avevo di Tecchi narratore ricordi sbiaditi, ma un’ammirazione patria, legata alla celebrazione dello stesso paesaggio che mi ha visto nascere. Leggere I grassi è stato come uno shock. Un paese umbro. Una famiglia d’esseri mastodontici, la più ricca del luogo, che si consuma in pasti pantagruelici. Il capostipite che si rifiuta di portare a termine ogni lavoro avviato nella sua tenuta. La fuga d’una figlia che si ribella a quel futuro d’adipe e di noia. Mentre la pagina si gremisce d’inquietanti simboli: accidioso e opaco, ottuso e mortale trionfo della carne.

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