Naufragi con spettatore

Il naufragio come metafora della condizione umana, tra letteratura e pittura. Da Lucrezio ai romantici, un viaggio attraverso opere e immagini che raccontano il fascino della catastrofe
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October 22, 2026
Chissà se questi nostri anni saranno ricordati come quelli del naufragio: come i Sessanta lo furono del boom. Ma dalla parola andiamo alla cosa stessa: e alle rappresentazioni che ne sono state date. Indimenticabile, nel De rerum natura di Lucrezio, l’immagine del saggio rimasto a terra che contempla, non senza compiacimento, un incauto viaggiatore che affoga in mare. È stato Hans Blumemberg, nel suo Naufragio con spettatore (1979), a studiare gli sviluppi di quella metafora. Non posso non ricordare un delizioso librino intitolato Naufragi.
Immagini romantiche della disperazione (2004), che prende in esame tanta letteratura e pittura concentrandosi su un periodo che va dalla fine del Settecento a tutto l’Ottocento, quando la «navigazione marittima vive un’epoca di straordinario splendore» e i naufragi suscitano l’attrazione morbosa dell’opinione pubblica. L’ha scritto una storica dell’architettura e critica d’arte spagnola di nome Esperienza Guillén. Tele memorabili come Mare di ghiaccio (1813) di Friedrich, La zattera della Medusa di Géricault (1818-19), Il naufragio di Don Giovanni (1840) di Delacroix acquistano nuovo vigore e significato, rivelandocisi in tutta la loro arcana potenza. Chiudo con Storie di navi, naufragi e marinai (2021) di Gianfranco Vanagolli.

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