Clima, Onu: «La Terra si riscalderà di 2,6°C entro il 2100»

L'edizione 2026 dell'Emission Gap Report avverte che il superamento della soglia di 1,5°C degli Accordi di Parigi è ormai inevitabile
Google preferred source
October 21, 2026
Clima, Onu: «La Terra si riscalderà di 2,6°C entro il 2100»
L'anomala ondata di calore in Italia dello scorso maggio/ ANSA
Dopo un’estate di caldo record e a venti giorni dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Antalya (COP31), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha pubblicato un nuovo rapporto sulle emissioni di gas serra e sulle prospettive del riscaldamento globale. Il quadro delineato è preoccupante: «La possibilità di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali - si legge nel documento - è ormai svanita».
Ciò significa che se anche i governi rispettassero gli impegni climatici assunti con gli Accordi di Parigi, la Terra è avviata verso un aumento delle temperature di circa 2,6 °C entro il 2100.
Pubblicato ogni anno dal 2010, l’Emissions Gap Report dell’UNEP fornisce ai responsabili delle politiche ambientali indicazioni sul divario tra le emissioni di gas serra previste e quelle compatibili con gli obiettivi climatici internazionali. Il rapporto rappresenta uno strumento di riferimento per i negoziati delle conferenze delle Nazioni Unite sul clima come quella che sta per cominicare in Turchia.
Le edizioni precedenti avevano già sollevato dubbi sulla possibilità di rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Quella appena pubblicata descrive il mancato raggiungimento della soglia come «imminente e inevitabile».
Gli scienziati stimano che la temperatura media globale sia già aumentata di circa 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali. Le speranze si concentrano ora sulla possibilità di limitare temporaneamente il riscaldamento a circa 1,8 °C e, successivamente, rimuovere dall’atmosfera una quantità sufficiente di anidride carbonica per riportare le temperature verso la soglia di 1,5 °C. Per limitare i danni è importante anche ridurre il più possibile il periodo durante il quale le temperature globali rimarranno al di sopra della soglia critica.
Il rapporto sottolinea che «ogni ulteriore frazione di grado e ogni anno aggiuntivo di riscaldamento aumenta i rischi climatici». Tra le conseguenze più preoccupanti figurano i cambiamenti potenzialmente irreversibili nelle calotte glaciali, nel carbonio immagazzinato nel permafrost, nella circolazione oceanica e negli ecosistemi corallini, oltre agli impatti sempre più gravi sull'uomo.
Il mondo è ancora «pericolosamente lontano» persino dagli obiettivi minimi, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aggiungendo però che «disponiamo degli strumenti necessari per cambiare rotta e allontanarci dall’orlo del precipizio».
Ma quali?
Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, ha sottolineato che una drastica riduzione delle emissioni globali di gas serra è l’unica strada per mantenere gli impatti climatici entro limiti gestibili. Secondo gli obiettivi indicati nel rapporto, le emissioni dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040.
Per raggiungere questi traguardi sarebbe necessario triplicare la capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035, ridurre drasticamente il ricorso ai combustibili fossili ed eliminare completamente il carbone entro il 2040.
La transizione energetica e la riduzione delle emissioni rappresentano quindi passaggi fondamentali per limitare il riscaldamento globale e contenere i rischi associati ai cambiamenti climatici.
Analizzando nel dettaglio le emissioni di gas serra, il rapporto evidenzia un incremento particolarmente significativo negli Stati Uniti. «In termini quantitativi, l’aumento registrato negli Stati Uniti (133 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente) ha superato di gran lunga quello di tutti gli altri Paesi ed è stato determinato dalla maggiore domanda di elettricità e dalla ripresa della produzione di energia elettrica da carbone», si legge nel documento.
Agli Stati Uniti sarebbe riconducibile il 70% dei 189 milioni di tonnellate di anidride carbonica aggiuntive immesse nell’atmosfera nel 2025. Nel complesso, 124 Paesi avrebbero aumentato le proprie emissioni, mentre 63 (la maggio parte europei) le avrebbero ridotte nell’arco di dieci anni.
«Il messaggio principale è semplice: i governi devono agire subito, adottando politiche che riducano il più rapidamente possibile l’uso dei combustibili fossili», ha affermato Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, istituto internazionale che si occupa di scienza e politiche climatiche. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire
Temi