La speranza negata ai nostri ragazzini è diventata una bomba

Ai ragazzi che protestano sembra interessare solo il benessere materiale, ma il problema è che la ricerca di senso è stata ridotta a rivendicazione. Uno scempio di cui sono responsabili gli adulti che non hanno trasmesso un senso positivo dell’esistenza
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October 21, 2026
La speranza negata ai nostri ragazzini è diventata una bomba
Minorenni mentre commettono atti vandalici ai danno di un negozio di via Torino, a Milano/ ANSA
Circa vent’anni fa su questo giornale scrivevo: «La bomba su cui siamo seduti sono i nostri ragazzini». Presentivo che sulla adolescenza e la giovinezza si addensavano varie nubi che oggi sono una tempesta. Non era solo (possibile) preveggenza dei poeti, ma era l’andare in giro per molte scuole, il guardare alcuni disastri, come quelli della non-formazione estetica artistica dei ragazzini. Ci ho scritto libri, lanciato allarmi, fatto proposte. Oggi quelle parole mi tornano vedendo come molti stanno leggendo il disagio e anche la violenza con occhiali vecchi di cent’anni, ideologici, schematici tra ordine e rivoluzione. Insomma, molti (non tutti) commentano i fatti mettendosi gli occhiali del Novecento o della propria giovinezza, chi rimpiangendola, applicandola su questi ragazzi che in realtà non conoscono e non vogliono guardare in faccia. E infatti questi ragazzetti violenti se la coprono la faccia.
Come già da anni si chiudono la testa in cappucci, guidati da mode musicali, come strani monaci della propria solitudine. E leggo intellettuali e giornalisti dare una lettura solo politica del problema, chi applicando banali (e interessate) divisioni in destra e sinistra, chi chiamando “gli studenti” una minoranza che manifesta, chi facendo un mischione indistinto di problemi con contraddizioni lampanti, come quella di una generazione che dice di voler abbattere il sistema capitalistico e gode di Amazon e di voli low cost e sfruttamenti industriali. Li leggono strumentalizzando. Pochi mea culpa in giro, da parte degli intellettuali, dei dirigenti delle major discografiche, del jet set culturale, dei dirigenti scolastici, dei ministri. Se non qualche ridicolo scandalo: “ma come, devastano una Feltrinelli?” come se fosse un reato, solo quello, di lesa maestà, mentre invece il saccheggio del negozio qualunque fosse più “accettabile”. Una bomba, scrivevo allora. Perché il problema non è innanzitutto sociale. Lo diventa. Ma le sue radici sono di natura antropologica. E il problema dei ragazzi sono gli adulti. Sono ragazzi senza speranza. Ma non perché non hanno un futuro roseo.
E poi cosa è un futuro “roseo”, un futuro di “benessere materiale”? Siamo sicuri che interessi solo questo ai ragazzi che protestano? Il problema è che non hanno la speranza di un senso e lo cercano. Ma gliel’hanno ridotta a rivendicazione. Chi ha compiuto questo scempio? Tutti gli adulti che non hanno trasmesso un senso positivo dell’esistenza, che hanno mentito continuamente a questi ragazzi a proposito del senso di nascere, della natura, a proposito del senso di Dio, e dell’amore, e del corpo, e del valore della tradizione, mentito sulla integrazione e poi mentito sulla globalizzazione, e sulla pandemia e mentito su cosa dev’essere una scuola, difendendo una istituzione cristallizzata e ora cadente in enciclopedismo e statalismo asfissianti. Generazioni di adulti codardi, al riparo di Stati Mamma che intanto hanno prosciugato, al riparo di burocrazie indecenti, di parole che esprimono vacui sentimenti. Chi sono? I nomi sono sui giornali, nei titoli di coda, ai tavoli delle trattative, sui decreti-legge. Si sono riparati dietro a regolamenti e parole comode: legalità, cittadinanza, inclusione, empatia, resilienza. E nessuno a indicare la speranza, un moto del cuore e della ragione che non si avvilisca di fronte alle difficoltà indurendosi in violenza. Che costruisca e non distrugga sé stessi o le vetrine in cui si vedono riflessi visto che negli sguardi spenti degli adulti riflessi non sono.

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