La storia di Arcangela, sorella degli ultimi nella Siria ferita dalla guerra e dall’odio
Da più di 50 anni suor Orsetti vive nel Paese, che non ha lasciato nemmeno negli anni più duri del conflitto. Meritandosi così la gratitudine di musulmani e cristiani. E l’Ordine della Stella d’Italia

È stata insignita con l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica domenica scorsa, proprio mentre la Chiesa cattolica celebrava la Giornata missionaria mondiale. La cerimonia di conferimento del titolo a suor Arcangela Orsetti, delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione, si è svolta nel salone dell’Ospedale Saint Louis di Aleppo, in Siria, Paese che la missionaria considera la sua seconda patria e nel quale vive da oltre 56 anni. È proprio in questo nosocomio che suor Arcangela presta il suo servizio da oltre mezzo secolo, accanto a malati e poveri, senza mai abbandonarli. Neppure durante l’interminabile guerra che ha distrutto la Siria, sebbene fosse stata invitata a lasciare il Paese. Lei e le sue consorelle, invece, decisero di restare per essere solidali con chi soffriva e con chi, in quel periodo più che mai, aveva bisogno del loro aiuto. «Essere rimaste durante tutto il periodo del conflitto – racconta la missionaria – è stata una forte testimonianza per la popolazione. Musulmani e cristiani non hanno mai smesso di ringraziarci, dicendoci: “La vostra presenza è stata e continua ad essere per noi una forza, una speranza, un conforto”. Ma noi abbiamo messo semplicemente in pratica le parole di Gesù: “Non c’è amore più grande che donare la vita per coloro che amiamo”. E noi amiamo questo popolo, dove Lui ci ha mandato per servire e per donare tutto quello che abbiamo». Con questa esemplare umiltà, domenica scorsa la missionaria è stata insignita dell’Ordine della Stella d’Italia, conferito per volontà del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per mano dall’ambasciatore d’Italia in Siria, Stefano Ravagnan. L’onorificenza di Cavaliere è stata consegnata «per la lunga dedizione al servizio dei malati che suor Orsetti ha curato con amore, tenerezza e compassione, in particolare durante il periodo della guerra», si legge nella motivazione. Nel ringraziare, suor Arcangela ha ricordato che il merito «spetta innanzitutto a Colui che è l’Autore della vita. È lui, il Signore, che mi ha donato salute e forza lungo tutto questo cammino al servizio del popolo di Aleppo, al quale sono profondamente legata».
Una fede operosa che non ha vacillato neppure sotto le bombe, quando la religiosa si è trasformata in artigiana di pace: «Durante la guerra – racconta – ogni mattina andavo sulla terrazza dell’ospedale a raccogliere i bossoli arrivati nella notte e li depositavo in una scatola. Nello stesso tempo ringraziavo il Signore perché quei proiettili non ci avevano ferito». Poi «il Signore mi ha ispirato l’idea di trasformare questi oggetti di morte, in simboli di vita. E ho cominciato a costruire un rosario, poi delle croci, poi i candelabri e tante altre creazioni che esprimessero la pace». È stato un lavoro realizzato nella preghiera, perché per ogni bossolo domandava la conversione dei cuori. «E l’amore del Signore è stato più forte della violenza e dell’odio. A Lui va la nostra gratitudine ogni volta che vediamo questi simboli realizzati», conclude suor Arcangela. Oggi la situazione in Siria resta disastrosa: la povertà aumenta sempre di più, tanto che il 90% della popolazione lotta per sopravvivere; oltre 12 milioni di siriani vivono in condizioni di insicurezza alimentare; seicentomila bambini sono colpiti da malnutrizione acuta; i beni di prima necessità costano sempre di più e gran parte della popolazione fatica ad accedere a cure mediche e medicinali. La religiosa confessa che l’attuale instabilità sociale non permette di comprendere cosa succederà nel prossimo futuro ed è convinta che occorra «un lungo percorso per ricostruire la fiducia e ricreare ponti tra le persone». Ma la presenza di Dio è stata viva e concreta anche nelle notti più buie: «È lui che ci ha donato la forza di resistere e perseverare nel compiere il bene, per proteggere i più fragili e i più poveri». E senza dubbio suor Arcangela continuerà a farlo, con la fermezza della sua speranza.
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