Leone XIV convalescente in papamobile fra i pellegrini in piazza San Pietro. «Grazie alla bontà di Dio»
di Giacomo Gambassi, Roma
Prima dell’udienza generale, il passaggio in mezzo a decine di migliaia di fedeli arrivati per abbracciare il Papa dopo l’intervento al polmone per il tumore. Le prime parole a braccio: «Grazie per il sostegno delle vostre preghiere. Grazie a Dio per la sua generosità». Il monito nella catechesi: il credente non può accettare l’oppressione dei poveri e l’ingiustizia. No alla logica del profitto e alla manipolazione dell’informazione

È un flusso ininterrotto di pellegrini intorno a piazza San Pietro. Decine di migliaia di fedeli da tutto il mondo si riversano verso il colonnato di Bernini. Per la prima udienza generale di Leone XIV ad appena otto giorni dall’intervento al polmone per rimuovergli il tumore. Un “popolo” che si stringe attorno al Pontefice e lo abbraccia nonostante la pioggia che si alterna per tutta la mattina. Anche Leone XIV sfida il maltempo e si presenta in mezzo alla gente che lo attende fin dalla prima mattina. Folla record per il Papa “ritrovato” dopo i giorni della preoccupazione e dell’asportazione di uno dei lobi polmonari. Un segno d’affetto visibile, da una parte. E la testimonianza di una ripresa rapida del Pontefice, all’altra.
A sorpresa Leone XIV arriva in piazza in papamobile. Senza cappotto. La attraversa in lungo e largo. Saluta tutti. Scambia qualche battuta a distanza. Si ferma più volte per baciare e benedire i neonati che gli vengono avvicinati. Grida e applausi al suo passaggio. “Bentornato”, “Viva il Papa”, quelle che si susseguono con più frequenza. Quindici minuti di “tour” prima di raggiungere il sagrato. Il volto è sereno e sorridente, a tratti commosso. Ufficialmente è un Papa ancora alle prese con la convalescenza, impegnato nella fisioterapia completa, compresa quella respiratoria, secondo gli ultimi bollettini medici della scorsa settimana. In realtà appare come un Pontefice in ottima forma. Anche la voce piena lo conferma. Le prime parole sono di ringraziamento. «Grazie per il sostegno delle vostre preghiere – dice a braccio all’inizio della catechesi –. Grazie a Dio per la sua generosità. Rinnoviamo tutti la nostra fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio». Alla fine canta il “Padre nostro” senza alcun cedimento.
Nella catechesi invita chi si dice cristiano a sporcarsi le mani. «Il credente non può accettare l’oppressione dei piccoli e dei poveri, come pure quelle strutture inique che perpetuano condizioni di dipendenza e di ingiustizia», avverte. E il monito: «La logica del profitto a tutti i costi e la manipolazione dell’informazione rischiano di esercitare una indebita pressione affinché le persone si conformino a uno stile di vita centrato sul consumo di beni materiali, ma il nostro cuore è fatto per guardare in alto». Al centro della sua riflessione la missione della Chiesa nella contemporaneità partendo dalla Costituzione conciliare Gaudium et spes, all’interno del ciclo di catechesi dedicate ai documenti del Vaticano II. «La Chiesa non è “sopra” o “accanto” al mondo», ma abita «nel mondo come segno dell’incarnazione di Dio» e «cammina nella storia in mezzo alle genti e alle culture», afferma Leone XIV. Ancora una volta torna a denunciare una visione intimista della sequela di Cristo. «Il distacco tra fede professata e vita quotidiana va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo», dice citando il Concilio. E chiede che la «fede sia viva e si esprima in comportamenti coerenti». In particolare, chiama in causa la «missione dei fedeli laici» che «sono chiamati ad animare il mondo con lo spirito cristiano e la visione del Vangelo. Luoghi principali di questa azione, che può ben dirsi sacerdotale, sono indubbiamente la famiglia e l’attività lavorativa, ma essa si estende ad ogni ambiente di vita». Infine sollecita tutta la comunità ecclesiale, soprattutto pastori e teologi, a «discernere ciò che nelle culture del nostro tempo è degno di considerazione, avendo sempre come supremo criterio di discernimento la Parola di Dio e la tradizione della Chiesa. Questo richiede un animo equilibrato e libero dalle mode culturali, capace di guardare al mondo in modo positivo e, al contempo, saldo nel custodire e presentare il messaggio evangelico nella sua integralità».
Già in ospedale Leone XIV aveva ricominciato a lavorare quarantotto ore dopo l’intervento. Domenica scorsa all’Angelus aveva annunciato il ritorno graduale alle sue attività. Oggi conferma l’agenda che era stata programmata prima della degenza: due udienze pubbliche nella stessa mattina. Perché quella in piazza San Pietro non è la prima in assoluto dopo la sua uscita anticipata dal “Gemelli” dove è stato operato e dopo il suo rientro in Vaticano sabato scorso. Un’ora prima dell’appuntamento all’aperto, il Papa tiene l’udienza per i partecipanti al convegno “La santità nella storia” organizzato dal Dicastero delle cause dei santi. Stavolta nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. «La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana», sottolinea il Pontefice. La loro presenza, aggiunge, ha «trasformato la storia. Illuminati dalla grazia, essi hanno saputo ascoltare gli appelli del loro tempo, coniugando fede e storia, e spendendo la vita per edificare la realtà nuova del Regno di Dio». Una testimonianza «profondamente inserita nella concretezza del loro tempo» che «ci ricorda la forza innovatrice e trasformatrice della Pasqua».
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