Ripartire dall’essenziale: il filo dei Papi verso il mistero del Salvatore

Raccolti in un testo gli insegnamenti dottrinali di Francesco e Leone XIV per il Giubileo della speranza. La centralità della fede e il fondamento affidabile della speranza
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October 21, 2026
Ripartire dall’essenziale: il filo dei Papi verso il mistero del Salvatore
Il Cristo Pantocratore del Duomo di Cefalù/ SICILIANI
Questa raccolta di catechesi su Gesù iniziata da Papa Francesco e conclusa da Papa Leone XIV, nel contesto del Giubileo della speranza, riprende e attualizza quella preoccupazione cristocentrica che ha caratterizzato il Magistero pontificio degli ultimi Papi. In essa si avverte l’esigenza di ripartire dal nucleo essenziale della fede, dalla buona notizia di quell’avvenimento che ha cambiato la storia e ci raggiunge ancora oggi come una parola di speranza affidabile e promettente. Risuona ancora forte l’esortazione di san Giovanni Paolo II a non avere paura, anzi ad avere il coraggio di “spalancare le porte” a Cristo. Egli non toglie nulla all’essere umano, anzi libera l’umanità vera che è in noi e ci porta alla verità intera. È la certezza, raccolta da Gaudium et spes, e riaffermata all’inizio del pontificato nelle Redemptor hominis (1978) e poi di fronte alla sfida pluralista della globalizzazione nella Redemptoris missio (1991) e infine, in occasione del grande Giubileo, nella Novo Millennio Ineunte (2000): Cristo verità dell’uomo custodisce ciò che di più grande ha messo in noi il Creatore, cioè la sua immagine e somiglianza.
Benedetto XVI ha riproposto a suo modo questa attenzione nei volumi dedicati a Gesù di Nazaret, scritti con l’intento di far sentire tutta l’attualità di una figura storica reale, credibile e vivente ancora tra noi. Indimenticabile la sua precisazione nell’Enciclica Deus caritas est, e ripresa dal successore: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea - ha scritto Benedetto XVI -, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva». L’incontro con Cristo è al cuore della novità cristiana. La sfida per ogni generazione è di rifarne esperienza efficace.
Anche Papa Francesco aveva richiamato in diverse occasioni la necessità di mettere al centro Cristo e il suo annuncio, ritornando all’essenziale della fede. Si deve trattare, però, di un Gesù integrale, poiché è la persona di Cristo che ci salva, non un aspetto più o meno convincente: «A salvarci e a convocarci non è soltanto la morte e risurrezione di Gesù, come si potrebbe desumere da una cristologia riduzionista, ma la persona stessa di Gesù: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge, resta fra noi». La potenza della grazia di Dio ci raggiunge attraverso la vita intera di Gesù, che passò beneficando e sanando quanti erano nel bisogno. Il duplice e opposto rischio di neo-gnosticismo (che dimentica il corpo di Gesù e quindi la Chiesa e i poveri) o del neo-pelagianesimo (che cerca la salvezza nelle sole capacità umane) sono sintomi delle possibili riduzioni dell’esperienza della salvezza.
Papa Leone ha esordito, la sera della sua elezione, con l’annuncio di un Gesù risorto che offre un saluto di pace disarmato e disarmante. Poi, nella sua omelia di inizio pontificato, ha raccomandato di presentare Cristo nella sua verità integrale, così come fu confessato da Pietro: «Il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre. In Lui Dio, per rendersi vicino e accessibile agli uomini, si è rivelato a noi negli occhi fiduciosi di un bambino, nella mente vivace di un giovane, nei lineamenti maturi di un uomo, fino ad apparire ai suoi, dopo la risurrezione, con il suo corpo glorioso. Ci ha mostrato così un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità». La fede integrale in Gesù scopre in tutte le fasi della sua vita e riconosce in ciascuna il graduale manifestarsi della verità di Dio e dell’uomo, uniti da una nuova forma di comunione.
Si rinnova, dunque, l’esigenza di annunciare il mistero di Gesù Cristo nell’interezza della sua persona e del suo dono. Questa preoccupazione non rimane un’esortazione astratta, ma si è tradotta in una catechesi su Gesù Cristo colto nelle diverse dimensioni del suo ministero messianico e della sua umanità, fino alla sua radice divina più profonda: la nascita e l’infanzia, gli incontri, le parabole, le guarigioni, la Pasqua, la Risurrezione. Il mistero di Cristo si dispiega così nella sua storicità propria e si manifesta secondo il ritmo del suo cammino nel tempo, riconsegnandoci la certezza che Dio si è reso incontrabile nello spazio della nostra esperienza, rispettando i ritmi e i modi del nostro vivere e comunicare. Veramente un “Dio con noi”. […]
La morte di Gesù quindi trasforma la nostra morte, come la sua sepoltura rende “nuovi” i nostri sepolcri, rendendoli spazi di attesa di una promessa custodita nel buio, soglie di passaggio a una nuova vita, più che termine della vita. La morte diventa una tappa della discesa salvifica di Gesù nel mondo dei defunti, presso le anime prigioniere, che vengono riaperte alla vita. Qui la chiesa ha intravisto l’incontro di Cristo con Adamo: «Il Signore scende là dove l’uomo si è nascosto per paura e lo chiama per nome - ha affermato Leone XIV -, lo prende per mano lo rialza, lo riporta alla luce».
Anche la Risurrezione dice una vittoria che non è rivincita o rivalsa, né tantomeno vendetta, bensì testimonianza di come l’amore sia capace di rialzarsi per proseguire il suo inarrestabile cammino. Quindi la Risurrezione non è un colpo di scena teatrale, ma una trasformazione silenziosa, che riempie di senso ogni gesto umano. Siamo giunti al fondamento della nostra speranza, che illumina tutta la vita e, nella luce della fede, ci dona l’intuizione del nostro destino buono in Cristo. La certezza che risplende in queste catechesi è che, ancora oggi, la cosa più preziosa che la Chiesa ha da donare al mondo è proprio il mistero di Cristo, confessato nella sua integralità.

Questo articolo è un estratto della prefazione di Alberto Cozzi al libro a firma di Papa Francesco e Papa Leone XIV, "Gesù, il Cristo. Una catechesi di due papi", in libreria da oggi (Libreria Editrice Vaticana). Il testo raccoglie e ordina tutte le catechesi tenute prima da Francesco e poi da Leone XIV durante il Giubileo della speranza e dedicate alla figura di Gesù. Le catechesi hanno seguito un percorso preciso, quello dei Vangeli: la nascita e l’infanzia di Gesù, gli incontri del Nazareno nel corso degli anni, i suoi gesti di guarigione, le parabole del Regno di Dio da lui pronunciate, fino al mistero della Pasqua e della Resurrezione. Don Alberto Cozzi è docente di teologia sistematica e direttore del Ciclo istituzionale alla Facoltà teologica di Milano. È anche direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose del capoluogo lombardo. Proprio in questi giorni Leone XIV lo ha confermato membro della Commissione teologica internazionale.
Questo articolo è un estratto della prefazione di Alberto Cozzi al libro a firma di Papa Francesco e Papa Leone XIV, "Gesù, il Cristo. Una catechesi di due papi", in libreria da oggi (Libreria Editrice Vaticana). Il testo raccoglie e ordina tutte le catechesi tenute prima da Francesco e poi da Leone XIV durante il Giubileo della speranza e dedicate alla figura di Gesù. Le catechesi hanno seguito un percorso preciso, quello dei Vangeli: la nascita e l’infanzia di Gesù, gli incontri del Nazareno nel corso degli anni, i suoi gesti di guarigione, le parabole del Regno di Dio da lui pronunciate, fino al mistero della Pasqua e della Resurrezione. Don Alberto Cozzi è docente di teologia sistematica e direttore del Ciclo istituzionale alla Facoltà teologica di Milano. È anche direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose del capoluogo lombardo. Proprio in questi giorni Leone XIV lo ha confermato membro della Commissione teologica internazionale.

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