Il vero Mussolini
Dai diari di Claretta Petacci emerge un Mussolini vanitoso e infantile. Dietro l’ossessione per l’apparenza, una chiave per comprendere il fascismo e alcuni tratti della storia italiana
Ancora dai diari di Claretta Petacci di Mussolini segreto. Leggo alla data 25 aprile 1938, là dove la giovane amante riporta alcune parole del duce che riferisce tripudiante di reazioni della famiglia a proposito d’una uniforme nuova appena indossata: «Oggi, quando misuravo le uniformi, mia moglie, Vittorio e Ola mi hanno detto che ero imponente. Mi vedrai venerdì, c’è la prova generale alle nove. Potrai venire qui alle dodici, prima che la tolgo. Se no verrai al ricevimento». Ola -sia detto per inciso- è Orsola Buvoli, prima moglie di Vittorio Mussolini e madre di Guido e Adria, gli amati nipotini del Duce.
Il lettore non sottovaluti queste righe, leggendovi semplicemente come lo sfolgorio d’una lunga coda di pavone. Si tratta, invece, di parole in cui s’accampa almeno una delle possibili chiavi, e formidabili, per leggere la storia d’Italia del secolo passato e, in parte, ancora del nostro. La chiave della «puerilità monumentale» che caratterizza la vita di molte celebrità del nostro Paese e che riguarda profondamente un certo modo di essere degli italiani importanti: quella che mi piace tradurre in quell’incredibile connubio tra infantilismo fallico e monumentalità del gesto che indica a un popolo il suo destino. Di tutto ciò Mussolini è stato indubbiamente il paradigma insuperabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire

