L'Ue indaga su Booking: troppi i rischi di frode

di Gabriele Rosana, Bruxelles
Avviato procedimento per valutare possibile violazioni delle regole del Digital Services Act. Nel mirino anche gli annunci sponsorizzati: "Cittadini hanno diritto di sapere se hanno davanti una pubblicità"
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October 21, 2026
L'Ue indaga su Booking: troppi i rischi di frode
Una persona al computer naviga sul sito di Booking.com, Roma, 10 giugno 2021.ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Annunci fraudolenti relativi a strutture inesistenti, truffe informatiche per rubare dati sensibili, inclusi quelli delle carte di credito, e pubblicità occulta in cambio di commissioni più alte. La Commissione europea accende per la prima volta un faro su Booking, la popolare piattaforma di prenotazione online, con sede nei Paesi Bassi, che consente ai viaggiatori di cercare, comparare e prenotare hotel, b&b e case vacanze.
Bruxelles ha avviato un procedimento formale per esaminare da vicino possibili violazioni delle regole del Digital Services Act (Dsa), il regolamento Ue sui servizi digitali. In particolare, l’indagine si concentrerà sui rischi di frode, sostituzione d’identità, phishing e furto di dati e sui profili delle strutture ricettive che pagano commissioni più elevate così da ottenere una posizione migliore nei risultati di ricerca mostrati agli utenti, senza che ciò sia esplicitato. L’indagine - spiega una nota della Commissione - valuterà se Booking abbia adottato misure efficaci per mitigare i rischi ai danni dei consumatori, tra cui rientrano politiche di rimozione degli annunci falsi, fraudolenti e non conformi, le modalità con cui i dati delle prenotazioni e degli ospiti sono condivisi con le strutture ricettive e con cui è progettato il servizio di messaggistica interno alla piattaforma e, infine, la riconoscibilità dei post sponsorizzati.
Sempre in materia di trasparenza, i servizi dell’esecutivo europeo determineranno se, per ogni inserzione, gli utenti possano individuare facilmente chi vi è dietro, chi lo ha pagato, perché viene mostrato loro e come modificare le impostazioni che determinano tipologia e ordine delle visualizzazioni: in base al Dsa, infatti - prosegue la nota della Commissione -, tutti i navigatori hanno il diritto di sapere quando si trovano davanti a una pubblicità, altrimenti rischiano di non apprezzare se un certo risultato della ricerca occupa la posizione in cima alla lista perché corrisponde genuinamente ai loro parametri oppure perché l’hotel o l’affittacamere ha pagato per essere indicizzata meglio. «Gli europei dovrebbero poter prenotare le proprie vacanze senza temere di essere vittime di truffe. Il Dsa attribuisce chiare responsabilità alle piattaforme per far fronte a questi rischi, e dobbiamo garantire che il principale portale di prenotazione in Europa se le assuma con serietà», ha affermato la vicepresidente esecutiva della Commissione, con delega al Digitale, Henna Virkkunen.
La decisione di aprire un’indagine approfondita (che sarà condotta in maniera prioritaria, spiegano a Bruxelles) fa seguito a un’inchiesta preliminare che si è concentrata sui documenti prodotti da Booking e relativi agli ultimi anni. Finora, la Commissione ha aperto procedimenti per violazione presunta del Dsa nei confronti delle principali Big Tech (Facebook, Instagram, X, TikTok), dei portali dell’e-commerce (AliExpress, Temu, Shein) e dei principali siti per adulti, multando già alcune di queste piattaforme (X, Temu e AliExpress). In caso di violazione, le ammende possono spingersi fino al 6% del fatturato annuo globale dell'azienda.
Gabriele Rosana

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