Meloni rilancia la lotta alla droga, cosa è successo a San Patrignano

La premier a San Patrignano per la riunione della Coalizione Europea contro gli stupefacenti, promossa con Macron, invita a non banalizzare le dipendenze con messaggi fuorvianti
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October 23, 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'incontro di San Patrignano sulla prevenzione e il recupero dalle dipendenze
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'incontro di San Patrignano sulla prevenzione e il recupero dalle dipendenze, promosso da Italia e Francia / ANSA
«Nessuno è perduto per sempre, ogni vita può essere riconquistata». E una conferma, un esempio, arriva da San Patrignano, una delle realtà italiane di recupero dalle dipendenze, che Giorgia Meloni mostra con orgoglio ai partner europei dell’Ecad, la Coalizione contro le droghe fondata lo scorso anno dal nostro Paese con la Francia di Emmanuel Macron sull’idea che la lotta alla droga non può essere combattuta singolarmente. E non è un caso che nell’arco di pochi mesi 35 Paesi si siano aggregati all’iniziativa.
«Solo quando una persona riesce a ritrovare un lavoro a ricostruire delle relazioni a riconquistare il proprio posto nella comunità, può finalmente dirsi libera. E una nazione che restituisce un futuro a chi l'aveva smarrito diventa più forte, più coesa, più ricca di talenti», dice la premier, arrivata all’incontro internazionale con Letizia Moratti (co-fondatrice con Vincenzo Muccioli, della storica comunità), con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i ministri della Giustizia Carlo Nordio, della Salute Orazio Schillaci, del Turismo Gianmarco Mazzi e Luca Ciriani, titolare per i Rapporti con il Parlamento. Un vertice internazionale al quale manda i saluti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«Nessun sistema nazionale, per quanto efficace, basta a se stesso», dice il capo dello Stato. «Cooperare» è dunque necessario per «il recupero» e la «formazione», ma anche e soprattutto per la lotta alle «reti criminali che organizzano il traffico di stupefacenti» che «non conoscono confini». Analogo invito arriva dalla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola.
L’impegno comune, dunque, incalza la presidente del Consiglio, è a «non arrenderci di fronte ai trafficanti, non arrenderci di fronte a chi banalizza la droga e non arrenderci soprattutto di fronte a un ragazzo che sembra perduto, perché non lo è». E allora, continua Meloni, «San Patrignano è una fabbrica di speranza e libertà» ed «è stata una realtà pionieristica, rappresenta qualcosa di unico ed eccezionale, e ci è sembrato naturale e utile mostrare ai partner della Coalizione cosa intendiamo quando parliamo di recupero».
Ma c’è un altro aspetto su cui si focalizza la premier, che ringrazia Macron per aver dato vita con l’Italia alla coalizione contro le droghe e rivendica i 210 milioni contro le dipendenze stanziati nel 2026 dal Governo: «Le istituzioni parlino chiaro» perché, dice, «la droga non è un diritto, ma una minaccia per la salute, la dignità, la libertà, e non si deve avere paura di affermarlo, ripeterlo, sottolinearlo ogni volta che è necessario». Né si può accettare oggi di parlare di «droghe leggere», perché «oggi sono molto diverse , sono più potenti, più economiche e accessibili». E anzi, «in alcuni casi anche socialmente accettate». Eppure con l’IA «nuove molecole droganti vengono immesse sul mercato». Ormai, precisa la premier, le cosiddette droghe leggere «hanno percentuali di principio attivo di Thc in media 30 volte più alte rispetto a qualche decennio fa». Perciò occorre cooperare a livello internazionale, seguire la «direttrice di Falcone e Borsellino» dell’«aggressione ai patrimoni dei trafficanti» e infine puntare alle «politiche di prevenzione, di cura e di recupero».
Su questo punto, spiega Mantovano, il nostro Paese può contare su diverse eccellenze, come San Patrignano. «Sono 587 i servizi pubblici per le dipendenze, strutture del sistema sanitario nazionale che occupano circa 6mila specialisti tra medici, infermieri, assistenti sociali, educatori, psicologi - spiega - . Sono servizi capaci di dare assistenza nel solo 2025 a oltre 230 mila persone per problematiche legate all’uso di stupefacenti o abuso di farmaci non prescritti. Le strutture terapeutiche sono 913, dotate di una capacità ricettiva complessiva di circa 14 mila posti, gestite per oltre il 90% da organizzazioni del Terzo settore». Un «modello complesso, frutto di un’originale combinazione di pubblico e privato sociale», spiega il sottosegretario alla coalizione di partner europei.
Insieme, l’Ecad adotta la Dichiarazione di Rimini. «Il recupero è possibile ed essenziale. La responsabilità politica ci impone di definire una linea d’azione comune», si legge nel documento con cui i partner si impegnano «a promuovere politiche coerenti con questi principi e a proseguire, nel quadro dell’Ecad, un percorso condiviso di cooperazione efficace», nonché a «promuovere insieme tutti questi principi a livello delle Nazioni Unite, anche in occasione della prossima riunione della Commissione sugli stupefacenti». Sempre partendo dal «ruolo essenziale della prevenzione basata su dati scientifici» e dal ruolo «delle Istituzioni nel mantenere un elevato livello di consapevolezza sugli effetti nocivi del consumo di sostanze stupefacenti, soprattutto tra i giovani, promuovendo messaggi chiari e coerenti sui rischi legati al consumo di sostanze stupefacenti», con la certezza che «il recupero di una persona deve essere considerato l’obiettivo centrale».

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