Vivere non funzionare

Il corpo che inciampa non è fallimento: può essere il luogo in cui smettiamo di funzionare e ricominciamo a vivere davvero
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June 27, 2026
“L’inciampo è la prova d’una mancanza. Se nel camminare si manca un passo, il ritmo dell’incedere si interrompe”, Alessandro, frate, amico, inizia così la sua tesi di laurea dal titolo “Vivere, non funzionare. Primi passi per una teologia della claudicanza”, nel suo splendido lavoro cita spesso Flannery O’Connor, sua la frase “dovrei essere impegnata a scrivere e leggere e ad assorbire le cose che mi circondano, non a memorizzare il numero di giorni piovosi e di sole in Georgia. Sono stanca. Sono disgustata. Voglio vivere – non funzionare”, un corpo, quello della scrittrice, segnato dalla malattia, un corpo che non funziona come dovrebbe ma che, invece di arrendersi alla depressione, si spinge a cambiare paradigma, non importa che funzioni, l’importante è che viva.
Ma cosa significa vivere e non funzionare? Cosa chiedere al nostro corpo, dove lasciarsi portare, affinché esca dalla rigida disciplina del controllo e cominci invece a vivere davvero? Cosa significa vivere davvero per la O’Connor? Lo chiedo ad Alessandro, lui mi risponde “la bellezza, la cura, l'ostinazione della scrittura, l'alternare macchina da scrivere e stampelle, questo è vita e non funzionalità. Che è poi Vangelo”. Quale claudicanza, quale benedetto inciampo, quale rottura degli equilibri nel nostro corpo dobbiamo ancora aspettare per vivere davvero? E tutto il nostro sforzo per funzionare è solo un ostacolo alla vita vera?

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