Corpo e cura

La cura mancata diventa rabbia. E davanti al dolore resta da imparare il silenzio di Maria sotto la croce
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June 26, 2026
“Lavorando in ospedale quello che mi colpisce è la frequente aggressività dei familiari. Se ne parla per casi eclatanti di violenza fisica ma le provocazioni verbali o di atteggiamento sono innumerevoli”, Fabrizio mi parla del corpo violento, aggressivo, ma quello che mi stupisce è ciò che aggiunge dopo: “un aspetto che ho capito con psicologi di reparto che spesso questi atteggiamenti nascondono frustrazione e senso di incapacità nei confronti dei congiunti. Frustrazione perché si realizza di non aver dato tempo alle persone; di non aver dato attenzione nel tempo; di non essersi mai fermati a dare un bicchiere d’acqua quando c’era tempo e modo. Lo stare con le persone, prime tra tutti i familiari, quanto ci è difficile!”. Non so cosa altro aggiungere, faccio silenzio, non ho altre domande.
L’umano mi sembra di colpo così piccolo e indifeso. Penso a cosa significhi sentirsi incapaci di stare con chi si ama. Non trovare le parole, i gesti, i silenzi. Penso alla sofferenza di chi non trova vocaboli per cantare l’amore. E rimane muto. O grida. Mi chiedo dove si imparano i gesti di cura. Chiudo gli occhi, ripenso al mistero del Natale, un corpo di bimbo si consegna a una coppia di ragazzini. A loro è chiesto di imparare ad amare. Penso a Maria, che sotto la croce, nel cuore della violenza, solennemente stava. E non trovo altro da aggiungere.

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