Siamo questa roba qui: in spiaggia (finalmente) i corpi veri, non quelli da social
Dobbiamo guardarci con gentilezza. E l’anima grida e resiste su lidi grotteschi e simpatici. E ci chiede in mezzo allo splendore misero e alla gloria splendente dei nostri corpi: beh tutto qua? La vita è al massimo questa resistenza disperata al tempo?

Si vedono, finalmente. I corpi. Quelli veri, nelle spiagge, a riva, sotto gli ombrelloni. I corpi veri, non le finzioni spacciate on-line o infiocchettati per occasioni di gala o di lavoro. E il corpo del magistrato è tremendamente simile a quello del vecchio meccanico di biciclette, o la ragazza che cerca un futuro da attrice ha gli stessi difettucci della barista. I corpi veri, splendidi nella loro realtà misera e gloriosa. La gloria di Dio, dice la bibbia, è la persona vivente. Non quella fingente. E allora evviva questa festa e anche tragedia o più giustamente, dantescamente, commedia dei corpi veri, che suscitano, tra tenerezza e ironia, una specie di svagata allegria. Come a dire: guardati, guardatevi, guardiamoci: siamo questa roba qui. Hai voglia a stirare, sostenere, ritoccare…
Certo, ci son quelli che fan ginnastica, si tonificano, fanno esercizi persino sulle spiagge assolate o sui piazzali al mare, obbedendo a sfrenati ritmi latini e a trainer che come sacerdoti del fisico impartiscono ordini e spingono a sacrifici e sforzi che nessun sacerdote del metafisico oserebbe mai. Insomma, ci sono quelli in forma, si vedono, e a volte bellissimi corpi passano come brevi visioni su passerelle e sotto pergolati di bar. Ma la legge della spiaggia è implacabile. E ti fa vedere come diventeranno più o meno. L’occhiata della signora anziana alla giovane semidea che passa come se fosse a Milano Moda è un avviso struggente e micidiale. Dobbiamo vivere con i nostri corpi reali, certo prendercene cura, ma farlo con una certa ironia. Guardarci con gentilezza. Sulla massima latina di mens sana in corpore sano hanno costruito imperi del wellness, a volte facendo diventare industria del benessere fisico anche cose di ben altra natura come lo yoga e altre pratiche. Con la scusa del “corpore sano” ho visto gente andare in palestra ogni giorno e non leggere un libro per anni. A questa diffusissima moda della ginnastica, dello sport, del salutismo ginnico non mi pare abbia corrisposto una crescita del senso critico. Ottimi corpi umani con il cervello di un cardellino non sono purtroppo rarissimi…
Ma l’anima grida e resiste in spiagge grottesche e simpatiche. E ci chiede in mezzo allo splendore misero e alla gloria splendente dei nostri corpi: beh tutto qua? La vita è al massimo questa resistenza disperata al tempo? Non siamo che questo spettacolo tra seducente – un po’ – e indecente – molto – ? Oppure altro ci fa, altro ci plasma, altro che non sia solo quello che si vede e che domina nel visibile. In questa spiaggia teatro della vita dove va in scena il nostro simpatico orrore e il nostro tenerissimo fulgore, cosa si recita davvero? Un teatro di pupi, una giostra di fantasmi che spariranno? O cosa si intravvede se bene si osserva non solo la superficie, non solo l’apparenza dei corpi? Che scena davvero si mostra in tutta questa esilarante scena?
Una scena più commovente, una scena che fa tremare il cuore. Un teatro dove si allarga la mente. Che la inquieta se si lascia inquietare e non addormentare. In estate si possono avere visioni, e non per la calura. Siamo questi, ma solo questi? E il nostro destino riguarda dunque solo un morir di cellule, un cadere di tessuti, un cascare di ossa, uno slabbrare di muscoli? Il nostro destino non si mostra forse proprio in questa tensione a sembrar comunque belli, a resistere al tempo, a far parere sodo quel che non lo è più, tonico quel che non è? Non stiamo lottando per l’eterno? Non ci basta la longevità, potrebbe essere una tortura. Vogliamo la giovinezza e la bellezza, cioè l’eternità.
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