Non distogliamo lo sguardo da Pozzuoli, la fornace ardente
Cattiva non è, nessuno può accusarla di aver ingannato i cittadini, semplicemente rispetta le leggi eterne della propria natura. È fatta così, punto. Siamo noi, esseri umani, a dover capire come poterci convivere

Pozzuoli è una città antica e bella. Baciata dal mare e dal sole farebbe invidia anche a chi da questa brutta bestia non è mai stato morso. “Farebbe” ho detto, perché, purtroppo, Pozzuoli affonda le radici su una fornace ardente, che, a dire il vero, non ha mai ingannato nessuno. Fin dall’antichità, infatti, ha mostrato il suo vero volto a chi, attratto dalla bellezza del suo panorama e dalla limpidezza delle sue acque, si spingeva da quelle parti. Resta serena per anni, portando anche benessere, e dando agli abitanti la sensazione di esserle amica, poi, all’improvviso, si sveglia nel cuore della notte e sparge paura e morte. Cattiva non è, nessuno può accusarla di aver tradito i cittadini, va semplicemente rispettando le leggi eterne della propria natura. È fatta così, punto. Siamo noi, esseri umani, a dover capire come poterci convivere. Lei è solo una fornace ardente. In questi ultimi giorni, ancora una volta, ha ripreso a incutere terrore. Basta, che so, un colpo di tosse, uno starnuto, una stiracchiata e la vita di migliaia di persone rischia di finire sotto un cumulo di macerie. I Campi Flegrei fanno paura. Chi vi abita vive in uno stato di perenne tensione. I bambini, i vecchi, i malati sono tra le persone più a rischio da tanti punti di vista. Se non sempre, infatti, ci scappa il morto è pur vero che la preoccupazione che la casa ti cada in testa accompagna lo scorrere dei giorni. I danni psicologici di chi in questi luoghi belli e tragici lavora o abita possiamo solo immaginarli. Siamo vicini ai puteolani e a quanti vivono e lavorano nelle zone interessate dal bradisismo.
Le immagini della Messe celebrate all’aperto, delle proteste tese a risvegliare le nostre coscienze, delle persone arrabbiate con le autorità dalle quali vorrebbero più vicinanza, la solidarietà dei napoletani, commuovono. Purtroppo, come sempre, gli sciacalli non mancano mai. Sicché c’è gente che ha avuto il coraggio di raddoppiare o triplicare il costo delle case sfitte di cui vanno alla ricerca chi non può fare ritorno nella propria. Sempre così questa nostra povera umanità. Da un lato trovi persone disposte a dare la vita pur di mettere in salvo quella di un fratello o una sorella sconosciuti, dall’altra chi approfittando di uno stato di emergenza tenta di ingrossare il suo portafogli.
Lo vediamo con queste guerre disumane che continuano a essere combattute sotto gli occhi di un mondo che sembra ormai assuefatto; lo vedemmo, in modo vergognoso, ai tempi della pandemia; lo vedremo ancora. È confortante e commovente vedere il caro don Carlo Villano, vescovo di Pozzuoli, celebrare la santa Messa nei cortili, nelle piazze, in mezzo al popolo che il Signore ha affidato alle sue cure pastorali. Anche il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, non fa mancare la propria vicinanza istituzionale e umana. Anche noi ci siamo. Non solo con la preghiera, ci siamo per qualsiasi cosa in cui possiamo renderci utili. Non nascondo, però, che avvertiamo la nostra piccolezza davanti a un dramma che solo in minima parte può essere monitorato. Ammettiamolo: ci sentiamo tutti impreparati. Quando la terra trema, i muri crollano, i costoni si staccano, le case diventano prigioni, siamo davvero piccoli davanti alla brutale maestà della natura.
Qualche anno fa destarono scalpore le parole del capo della protezione civile, Fabio Ciciliano, che rispondendo a un giornalista che gli chiedeva che cosa sarebbe accaduto se una scossa fosse stata più pesante, rispose con crudezza: «Conteremmo i morti…». Se, però, dal punto di vista della comunicazione, le sue parole potevano lasciare a desiderare, ricordo di aver pensato che in fondo stava dicendo il vero. Ammetteva, cioè, l’incapacità sua e delle autorità preposte, a far fronte a qualcosa più grande di loro. Le immagini degli ultimi terremoti in Venezuela e in Colombia ci terrorizzano. Noi vogliamo che non solo Pozzuoli viva ma che vivano e siano felici i puteolani. Nessuno distolga lo sguardo da questa tragedia. Non lasciamoci ingannare dalla momentanea tregua. Ognuno faccia il proprio dovere fino in fondo. Ricordando, però, che le prossime mosse della fornace ardente, non le può prevedere nessuno.
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