Nell'Odissea, l’ansia di scoprire, il Mediterraneo
e la responsabilità del comando

Il film di Nolan ripropone temi del mito che tornano a interrogare il nostro presente
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August 12, 2026
Nell'Odissea, l’ansia di scoprire, il Mediterraneo
e la responsabilità del comando
Una scena dell'"Odissea" di Nolan
C’è un nuovo supereroe nelle sale cinematografiche e non viene dalle fucine di Marvel o DC Comics. Ulisse, o Odisseo per usare l’appellativo ellenico, viene da quella culla del mito che è stata l’antica Grecia e in questi giorni fa recuperare il piacere del cinema a spettatori che disertavano il grande schermo da tempo. Grazie all’ Odissea di Christopher Nolan, le sale sono piene anche a fine luglio, con grande affluenza dove si proietta la versione originale. Il refrigerio dell’aria condizionata e l’invasione del centro di Roma da parte dei turisti hanno contribuito al risultato, ma il merito è soprattutto della coppia Omero–Nolan, che propone un eroe molto umano e un uomo eroicamente titanico.
Ne è venuto fuori un racconto fatto di immagini spettacolari e dialoghi densi, un film molto americano, ma non un’americanata. Non c’è tutta l’Odissea di Omero, ma c’è il dramma dell’uomo combattuto tra la nostalgia della casa e l’ansia di comprendere, il “multiforme ingegno” che porta alla vittoria ma anche al peccato contro gli dei, la responsabilità del capo di decidere sul destino dei suoi uomini.
Temi senza tempo, che non vengono scalfiti da polemiche su possibili omaggi al relativismo della correttezza politica. In realtà, nel film la contrapposizione tra buoni e cattivi è netta: lo spettatore non può non simpatizzare per Ulisse, che punisce con forza gli usurpatori che cercavano di sottrargli il regno.
Soprattutto, il film ha il merito di portarci a riscoprire le remote radici greco-romane della cultura occidentale. A distanza di un millennio dai poemi omerici scaturisce l’opera virgiliana, col mito fondante della grandezza romana, che si colloca nella discendenza degli sconfitti di Troia con Enea. Al di là dell’indubbio valore cinematografico, un merito del film potrà essere misurato dalla crescita di interesse per le basi della nostra cultura: da Omero a Virgilio, dalla tragedia greca – evocata nella rapida apparizione di Clitennestra – a Dante Alighieri.
C’è poi un aspetto meno evidente che offre l’occasione di riscoprire radici del nostro linguaggio: nell’Odissea incontriamo Mentore, figura discreta ma decisiva, capace di accompagnare e far crescere con autorevole saggezza la futura guida del suo popolo.
Ma soprattutto emerge con attualità la responsabilità di chi esercita il comando. Ciò che resta, dopo un incarico, è la misura più autentica dell’azione svolta. Ulisse si confronta con il peso delle proprie decisioni e, nelle riletture successive del mito, sceglie comunque di andare oltre: di ripartire, di rilanciare, di spingersi verso Occidente, lungo rotte che evocano connessioni tra mondi diversi. Qui si incontrano Omero e Dante. Dante riapre il viaggio di Ulisse là dove il racconto classico sembra chiudersi, trasformandolo in un inno – e insieme in un monito – all’inquietudine della scoperta: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza». Versi che condannano Ulisse all’Inferno, ma lo rendono profondamente umano. Versi che sento vicini.
E poi ci sono i luoghi, nei quali si intreccia la forza epica del mito con analisi più concrete. L’Odissea è un racconto sul Mediterraneo, sulla forza della natura e sul mistero della scoperta, ma può anche diventare un’occasione per valorizzare le coste italiane che fanno da sfondo ai viaggi di Ulisse. Il sito della Bbc propone un servizio che pubblicizza le coste laziali della “Riviera di Ulisse”.
Nel film affiora un passaggio dalla leggenda alla storia quando, alla corte di Menelao, il giovane Telemaco scopre la ragione della guerra: non l’amore e l’onore di Elena, ma il desiderio di sconfiggere la potenza di Troia, che dominava le rotte marittime e quindi il controllo dei traffici commerciali. Ed eccoci all’attualità: oggi Hormuz, ieri i Dardanelli. Si è a lungo dubitato dell’esistenza storica di Troia. Fu nel XIX secolo che l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, scavando a Hisarlık, nell’odierna Turchia, riportò alla luce le rovine di una città identificata con l’antica Ilio, Troia. Il sito non è casuale: si trova in prossimità dei Dardanelli, passaggio obbligato tra il Mar Egeo e il Mar Nero. Oggi diremmo un chokepoint, uno snodo strategico capace di influenzare rotte, scambi e conflitti.
In questi rimandi tra letteratura e attualità torniamo alla versione cinematografica, che propone una ripartenza di Ulisse da Itaca. È ormai preso dall’ansia del viaggio e il film sembra chiudersi là dove inizia il canto di Dante. All’epoca di Omero e Dante, l’unico modo per spingersi verso l’ignoto era navigare verso Occidente e varcare le Colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra. Oggi un nuovo Ulisse forse volgerebbe a Oriente, attraversando il Canale di Suez – l’opera dell’ingegno umano che collega il Mediterraneo all’Indo-Pacifico, motore dell’economia globale. Dopo il Mar Rosso, la sua sfida potrebbe essere con gli Houthi a Bab el-Mandeb, passaggio cruciale per la libertà di navigazione.
Così, tra mito, letteratura e analisi storica, emerge una costante: le guerre si raccontano attraverso simboli – ieri Elena, oggi valori o sicurezza – ma spesso si combattono per il controllo dei flussi commerciali che viaggiano soprattutto per vie marittime. Troia, come i passaggi strategici di oggi, ricorda che il potere non risiede solo nei territori, ma nella capacità di governare le connessioni che li attraversano.
Infine, un’idea per la Rai: perché non riproporre la serie televisiva dedicata all’Odissea con la voce cavernosa del grande Ungaretti che declamava i versi omerici?

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