Il parlamentare filocurdo Öztürk: «la legge sul negoziato di pace con il Pkk momento storico per la Turchia, ma è solo l'inizio»
di Luca Foschi
«Non siamo contenti di alcuni articoli, adesso da affrontare la questione della lingua, dell'autonomia e dell'amministrazione locale»

«È stato un momento storico per la Turchia. La maggior parte dei partiti politici ha approvato una legge che dà avvio al superamento di problemi che sembravano irrisolvibili. Non siamo contenti di alcuni articoli, ma è solo l’inizio, in futuro affronteremo la questione della lingua, dell’autonomia, delle amministrazioni locali». Prudenza ed entusiasmo confliggono nella voce di Berdan Öztürk, deputato del partito filocurdo Dem. Avvenire lo ha intervistato pochi minuti dopo il suo arrivo nella “capitale” dei curdi turchi Diyarbakir, di ritorno da Ankara, dove lunedì notte ha partecipato in parlamento alla votazione che porta avanti il delicato processo di pace.
Da più parti la legge è stata accusata di incompletezza e ambiguità. Quali sono i principali punti critici?
Innanzitutto non sappiamo esattamente come sarà scandito il processo che dovrebbe portare all’implementazione dei punti contenuti nel testo. La legge si presenta inoltre come strumento di sicurezza, e non menziona esplicitamente la causa curda. Nessun riferimento viene fatto al processo di democratizzazione. E poi Abdullah Öcalan, il leader del Pkk e principale negoziatore curdo, è escluso dalla clemenza. Ma come lui stesso ha ripetuto più volte ogni viaggio comincia con un piccolo passo. La maggior parte del parlamento si è assunta la responsabilità del processo di pace. Questo è un traguardo molto importante, per tutti.
Si può parlare di una nuova stagione nelle relazioni parlamentari?
Direi che è troppo presto. A lungo i partiti turchi hanno ignorato le istanze curde. Ma tutti ormai hanno capito che non si può andare avanti con rapporti di dominazione ormai desueti, che dobbiamo voltare pagina e cercare insieme la giustizia e la democrazia.
Come è stata accolta l’approvazione della legge da parte della comunità curda?
I curdi sono un popolo molto politicizzato, molto attento, che sente una profonda fiducia nei confronti di Öcalan, e ha scelto di seguirlo nella decisione di abbandonare la lotta armata. Ora spetta a noi, ai cittadini, al partito Dem. Dobbiamo essere pazienti, seguire il processo di pace fino in fondo e contribuire alla costruzione di una Turchia forte, coesa, economicamente e socialmente. Siamo consapevoli che non sarà facile, sappiamo che le battaglie di domani saranno più difficili di quelle di ieri, ma siamo pronti. A sostenerci ci sarà anche la fratellanza di molte persone, in tutto il mondo.
Quali sono i motivi che hanno spinto Akp e Mhp, guidati dal presidente Erdogan e da Devlet Behceli, a promuovere la legge e con essa il processo di pace?
Negli ultimi dieci anni, dopo il fallimento dell’ultimo negoziato, lo Stato turco ha cercato in tutti i modi di piegarci, con strumenti militari, politici economici. Ogni mezzo è stato impiegato per convincerci ad abbandonare la nostra battaglia, la nostra ideologia, la nostra stessa identità. Ma noi abbiamo continuato a lottare, e la prova del nostro successo sono state le ultime elezioni. Il governo turco ha capito che solo con la democrazia il conflitto poteva essere superato. Poi, naturalmente, un altro fattore è legato al profondo cambiamento che tutta la regione sta attraversando. Il popolo curdo è diviso fra Turchia, Siria, Iraq e Iran, ma sa come dialogare, come collaborare. La Turchia è chiamata a essere protagonista in un momento difficilissimo per il Medio Oriente, che però contiene anche molte opportunità. Doveva cambiare, non era più possibile continuare con la mentalità imperialista di un secolo fa.
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