Perché in Inghilterra oggi Farage si gioca tutto (contro un comico sorprendente)

Mister Brexit a Clacton-on-Sea si ripresenta nello stesso feudo in cui si è dimesso: la popolarità dei tempi d'oro per il leader ultraconservatore è lontana, ma resta il favorito. A contrastarlo c'è Count Binface, un candidato provocatorio che si presenta in pubblico con un secchio della spazzatura in testa e che sta raccogliendo molti consensi
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August 13, 2026
Perché in Inghilterra oggi Farage si gioca tutto (contro un comico sorprendente)
Il leader di Reform Uk, Nigel Farage / Epa
A Clacton-on-Sea, località balneare sulla costa orientale dell’Inghilterra, oggi si vota di nuovo. Qui, alle politiche del 2024, il leader di Reform Uk, Nigel Farage, riuscì a raccogliere le preferenze (più di 21mila, il 46,2%) che, dopo sette tentativi falliti, gli aprirono finalmente le porte di Westminster. Ed è qui che il padrino della Brexit, controverso esponente dell’ultradestra britannica, cercherà di essere rieletto. È stato lui stesso, il mese scorso, a innescare la consultazione d’agosto: nel pieno dello scandalo su milionarie donazioni non dichiarate, Farage si è prima dimesso e poi ricandidato con l’intento dichiarato di farsi giudicare «non dall’establishment ma dalla gente di Clacton». I sondaggi lo danno già come vincitore con il 73% dei consensi. Ma per i risultati definitivi bisognerà aspettare venerdì. A sfidarlo non ci sono i grandi partiti: Labour, Tory, Liberal Democratici e Verdi si sono sfilati da quella che è stata definita una consultazione «farsa». Il campo, però, non è completamente sgombro.
Nella scheda elettorale, oltre a quello di Farage, compaiono i nomi di altre 33 persone: un record nella storia delle elezioni nel Regno Unito. Tra i candidati di questa tornata c’è il comico Jonathan David Harvey, in arte Count Binface (Conte Faccia-di-Bidone), che si presenta in pubblico con un secchio della spazzatura in testa. Questo personaggio, liberale, europeista e anti-Trump, già candidato in altre consultazioni, ha attirato un’attenzione mediatica senza precedenti con un programma elettorale che combina idee stravaganti e scherzose – come abbassare il prezzo del gelato, indire un referendum sul reintegro di Plutone come pianeta, nazionalizzare la cantante Adele – con proposte serie come, il riferimento è proprio a Farage, vietare ai parlamentari che si dimettono durante la legislatura di candidarsi alle suppletive provocate dalle loro dimissioni. Con il motto “Io non sono Nigel Farage” si è fatto largo presentandosi come il vero candidato anti-establishment. Il favore che secondo le rilevazioni ha intercettato in queste settimane di campagna elettorale è del 20%. Percentuale non da poco che, così hanno spiegato gli addetti ai lavori, interpreta per lo più la disaffezione nei confronti di Mr. Brexit: meglio un comico piuttosto che lui.
Per mesi, prima che il premier laburista Andy Burnham prendesse il posto di Keir Starmer, Reform Uk è stato il primo partito del Regno Unito. Farage si atteggiava già a potenziale primo ministro. Sollecitato a dare spiegazioni sui 5 milioni di sterline (5,85 milioni di euro) ricevuti dall’investitore britannico in criptovalute Christopher Harborne, si è sempre difeso dicendo che si tratta di una questione personale e che non aveva alcun obbligo di dichiarazione. Se dovesse vincere le suppletive è molto probabile che debba tornare nuovamente ad affrontare a Westminster la questione delle donazioni opache. E allora, ci si chiede, che succederà? Si dimetterà e tornerà a farsi giudicare dal “tribunale del popolo di Clacton”?
A livello nazionale, i sondaggi non sono più a suo favore ma essere secondi, questa è la percezione all’interno del suo partito, non è una catastrofe. L’ordine di scuderia, al momento, è resistere. Almeno fino a quando il premier Burnham, impegnato in un tour da nord a sud del Paese per «ascoltare» i cittadini e raccogliere le loro istanze, non comincerà a mettere mano, in concreto, ai nodi in cui la politica britannica si è aggrovigliata.

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