Un fondo per far nascere genitori. L’idea finlandese che fa discutere

Un gruppo di ricercatori propone un investimento finanziario pubblico per ogni nuovo nato, il cui capitale potrà essere riscattato solo da adulti e se si avranno figli. Un meccanismo di solidarietà generazionale al contrario
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August 13, 2026
Un fondo per far nascere genitori. L’idea finlandese che fa discutere
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Nella lingua finlandese vauva significa neonato, il Sampo è invece un oggetto magico della mitologia finnica che assicura abbondanza e prosperità a chi lo possiede. Il fatto che un gruppo di ricercatori abbia deciso di avanzare l’idea di un fondo per i neonati di domani, o per i futuri genitori, chiamandolo Vauvasampo, dice molto dell’ambizione della proposta, ma anche della speranza che lo strumento finanziario riesca a risollevare il paese dalla crisi della natalità che sta attraversando. Riferimenti magici a parte, il fondo è qualcosa di veramente nuovo ed “estremo” nel panorama delle misure per aiutare le coppie ad avere i figli che desiderano. È come una pensione all'inverso, che accantona e investe risorse oggi per sostenere le nascite del futuro.
L’idea del Vauvasampo è stata avanzata da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di ricerca sulla popolazione della Federazione delle famiglie finlandesi, diretto da Anna Rotkirch, e funziona in modo semplice. Lo Stato accantona 5.000 euro per ogni bambino che nasce in Finlandia. Il capitale viene investito in titoli o indici azionari, come farebbe un fondo pensione con un orizzonte di lungo periodo. La somma accumulata potrà essere riscossa solamente se, una volta adulti, si diventerà genitori. Non tutta la cifra, però: il 70% alla nascita del primo figlio, il 60% del rimanente alla nascita di un eventuale secondo, il resto con il terzo. Tradotto in euro, e ipotizzando un rendimento nominale annuo del 6%, secondo una simulazione degli autori, ciascun genitore potrebbe ricevere, tenendo conto dell’inflazione, circa 13.200 euro per il primo figlio, 3.900 per il secondo, 2.800 per il terzo. E chi invece non diventa padre o madre? La sua quota, dopo 45 anni, tornerebbe al fondo per essere destinata alla generazione successiva, e nel giro di qualche decennio il capitale accumulato dovrebbe rendere il meccanismo autosufficiente, non più dipendente dai contributi statali.
Il fondo potrebbe dunque  effettuare i primi pagamenti circa vent’anni dopo la sua introduzione, quando i primi assegnatari comincerebbero a diventare genitori. Nel frattempo, per evitare torti generazionali, è previsto un regime transitorio di bonus: 5.000 euro alla nascita del primo figlio, 2.000 per il secondo, 500 euro per il terzo. Il costo medio annuo per lo Stato, tra fondo e regime transitorio, è stimato in 325 milioni, lo 0,12% del Pil finlandese o lo 0,81% della spesa previdenziale. I promotori calcolano che i soli bonus transitori possano risollevare il tasso di fecondità da 1,3 a 1,6 figli per donna, mentre il fondo pienamente operativo lo porterebbe vicino a 2. Questo vorrebbe dire, sempre in base alle simulazioni, avere 17.000 nascite in più rispetto ai livelli attuali, una caduta dal 45% al 25% delle persone senza figli dopo i 45 anni, un crollo delle disparità di reddito e un aumento della popolazione femminile adulta di 70-80mila unità entro il 2076 rispetto a uno scenario senza incentivi.
Stime di questo tipo incorporano un grado molto alto di incertezza, l’aspetto innovativo è piuttosto l’accostamento al concetto di previdenza, come fosse un sistema pensionistico inverso, perché sostiene la solidarietà intergenerazionale trasferendo risorse dalle generazioni adulte e anziane a quelle più giovani, soprattutto offrendo una prospettiva di lungo periodo, immaginando una società futura più favorevole alle famiglie. In uno scenario di invecchiamento demografico, l’intenzione è di contrastare quel circolo vizioso, comune a molti paesi occidentali, che a fronte del calo delle nascite vede la politica smettere di investire nei bambini e nelle nuove generazioni perché ormai non paga più elettoralmente.
I promotori del fondo (tra i quali c’è anche il demografo statunitense Lyman Stone, a capo della Pronatalism Initiative dell'Institute for Family Studies, riconoscono i limiti di una proposta fortemente orientata a indirizzare i comportamenti sociali, caratteristica in ogni caso tipica del welfare nordico, insieme all’inventiva e alla generosità delle prestazioni. Se l’intenzione della proposta è assottigliare il gap tra figli desiderati e figli avuti, ridurre l’incertezza finanziaria per chi diventa genitore, e incoraggiare ad avere figli prima che sia troppo tardi, ci sono alcuni aspetti critici da valutare. Si pone ad esempio un tema di equità (e di sensibilità) verso chi non vuole o non può avere figli. Inoltre, uno strumento finanziario così strutturato e robusto può apparire una forma di mercificazione della natalità, oltre che di invasione nella sfera privata, senza contare possibili abusi nell’ambito delle decisioni familiari. Non sono questioni da poco.
La Finlandia ha conosciuto un crollo della natalità più forte rispetto ad altri Paesi: nel 2010 aveva un tasso di fecondità di 1,87 figli per donna, nel 2024 è sceso a 1,25, tornando a 1,3 nel 2025. Oltre alle classiche cause che caratterizzano il declino demografico globale legate al cambiamento delle priorità delle persone e degli stili di vita, unite ai timori per l’insicurezza finanziaria e all’innalzamento dell’età media alla quale si ha ormai il primo figlio, in Finlandia a preoccupare è in particolare l’aumento delle crisi di coppia e dei divorzi già prima della nascita dei figli. Una condizione che ha reso la solitudine e la difficoltà nell’avere un partner stabile quasi un’emergenza sociale. La probabilità di diventare genitori è poi più bassa tra le persone con redditi inferiori e una posizione lavorativa più fragile, a conferma della necessità concreta di immaginare nuove forme di sostegno.
Un aiuto finanziario come quello immaginato con il fondo per i bebè non risolverà i problemi demografici, in assenza di riforme più solide. Ma in un contesto globale in cui di fronte alle nascite che calano si argomenta sempre più spesso che  “non c’è più nulla da fare”, perché “ovunque va così”, e comunque non avere figli “è una libera scelta”, suggerendo un disinvestimento economico e persino culturale rispetto al problema, ecco che la proposta di un fondo per i figli e i genitori di domani, capace di guardare non alle prossime elezioni, ma a un orizzonte superiore ai vent'anni, e proponendo una forma di solidarietà intergenerazionale capovolta, è già una notizia. Insomma, là fuori, su al Nord, c’è ancora qualcuno che ci crede. E ha idee.

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