
Imballaggi anno zero, o quasi. Da oggi si applica in tutti i Paesi dell’Unione Europea il nuovo regolamento sugli imballaggi, uno dei provvedimenti simbolo del “Green Deal” e della strategia per un’economia circolare (i relativi rifiuti ammontano a 190 chili all’anno per ogni cittadino, secondo Bruxelles), poi ammorbidito su pressione dell’industria.
Le prime disposizioni da subito in vigore riguardano i limiti alla presenza, nei contenitori che entrano a contatto con il cibo, di Pfas, i cosiddetti “inquinanti eterni”, un gruppo di oltre 10 mila sostanze sintetiche che non si degradano nell’ambiente. Al di sopra delle soglie previste dal regolamento, gli imballaggi alimentari non potranno più essere commercializzati nell’Ue. Ricordano dalla Commissione che i Pfas sono stati comunemente utilizzati nei contenitori per il cibo da asporto, tra cui i cartoni per la pizza, gli incarti dei fast food, la carta da forno o i sacchetti dei popcorn da microonde, nell’intento di respingere acqua e grasso. «Le nuove norme contribuiranno a tutelare la salute umana, riducendo al contempo il rilascio di queste sostanze nocive nell’ambiente», spiegano dall’esecutivo Ue. Da adesso, poi, saranno uniformate in tutta l’Ue le informazioni e i contrassegni riportati sulle confezioni, per risalire con più facilità a fabbricatori e importatori (ma chi non si adeguerà sarà risparmiato, per ora, dalle sanzioni e riceverà solo un richiamo), mentre le capsule per caffè usate potranno cominciare ad essere conferite (senza bisogno di svuotarle) nella raccolta di alluminio e plastica e non più nell’indifferenziata.
Per il momento, le novità si fermano qui. La stretta, infatti, è progettata su più fasi. La prossima tappa è il 2028, quando si applicherà un sistema comune di etichettatura per la raccolta differenziata. Prima che scatti il grosso dei divieti veri e propri ci vorrà ancora qualche anno. Nel 2030 sarà in vigore (pur se con esenzioni per micro-imprese, ospedali e case di cura) la messa al bando degli involucri monouso in plastica, ad esempio le bustine di ketchup e maionese mono-porzione al tavolo del ristorante o quelle di zucchero presenti sul bancone del bar. Il giro di vite riguarderà anche i flaconcini di shampoo e creme che si trovano nei bagni degli hotel, i film con cui si avvolgono le valigie all’aeroporto e piatti e bicchieri in plastica usati per il consumo sul posto (ma una tolleranza è prevista se manca l’allaccio all’acqua corrente, come per i chioschi). Il principio vale pure per frutta e verdura sotto il chilo e mezzo, ma l’insalata in busta è già “salva” per via di una deroga a favore degli imballaggi necessari a preservare il turgore delle foglie ed evitare rischi microbiologici. Sempre nel 2030, scatterà l’obbligo di inserire una quota minima di plastica riciclata del 30% nel “packaging” di nuova produzione, mentre lo spazio vuoto nei pacchi dell’e-commerce dovrà ridursi a massimo il 50%. Tra quattro anni, inoltre, tutti gli involucri dovranno essere riciclabili, si applicheranno obiettivi di riduzione dei rifiuti da imballaggio rispetto al 2018 (-5% entro il 2030, 10% al 2035 e 15% al 2040) e un target di riuso del 10% varrà per le bottiglie (esclusi vino e latte). Per la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall, la rotta è tracciata. «Questo regolamento rappresenta un investimento nel futuro dell’Europa».
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